domenica 14 agosto 2022

Rosso Conero Doc e Conero Docg, degustazione guidata

Nell'ambito della terza edizione di Marche in Vino Veritas ad Offida 12 e 13 agosto 2022, abbiamo avuto modo di partecipare a quattro degustazioni guidate: Offida Pecorino Docg, Rosso Piceno Superiore Doc, Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc e Riserva Docg, Rosso Conero Doc e Conero Riserva Docg.
Le degustazioni guidate si sono tenute nel trecentesco ex Monastero di San Francesco sede della Vinea (società che sovrintende alle attività agricole locali e alle attività di promozione) e sede dell'Enoteca Regionale delle Marche.
Relatore Sommelier Prof. Francesco Felix.
A seguire, note di degustazione Rosso Conero Doc e Conero Docg.
Come premessa, direi che questi cinque vini hanno lasciato senz'altro buone impressioni; sottolineerei come frutto ricco e maturo, marasca sotto spirito o in confettura, possano essere il fil rouge che li accomuna, tuttavia individuabili sono anche altre sfaccettature, legate alla modulazione del rapporto tra estratto secco e parti cosiddette dure (carica acido/sapida, tannini), a favore dell'uno o a favore delle altre.
1) Rosso Conero Doc '20 Serrano, Umani Ronchi
Da uve 85% montepulciano, 15% sangiovese.
Criomacerazione prefermentativa dei grappoli, fermentato e maturato cinque mesi in acciaio, appare rosso rubino profondo; grande carica polifenolica e antocianica.
Frutto maturo, ciliegia, erbette aromatiche, rosmarino, cuoio, amarena.
I recettori sensoriali sono sottoposti a stimoli carezzevoli; percepibile è l'equilibrio tra carica acidica, tenore alcolico, corredo saccarotico.
Vino di media struttura, da abbinare su primi piatti al ragù di carne, agnolotti al sugo.
2) Rosso Conero Doc '20 Julius, Silvano Strologo
Da uve montepulciano in purezza, vinificato in acciaio, maturato 6/8 mesi in botte grande e barrique, più ulteriori 6 mesi in bottiglia, appare rosso rubino carico, con riflesso porpora.
Naso intenso e fruttato, di buona complessità; amarena, corteccia, frutti di bosco, sentori vanigliati, liquirizia.
In bocca la carica acidica tende a sovrastare e l'aspettativa maturata all'olfazione non trova piena conferma.
Parti dure in bella evidenza, ciononostante, a mio parere, quadro ricco e dinamico.
Preferibilmente su piatti a tendenza succulenta, cannoli ripieni con ragù di maiale e parmigiano, lasagne al forno con besciamella e mozzarella.
3) Rosso Conero Doc '19 Montepasso, Moncaro
Questo vino merita un discorso a sé stante; mi pare di poter dire che siamo di fronte ad una sorta di sperimentazione decisa dall'azienda, al fine di diversificare l'offerta e offrire soluzioni alternative.
Da uve 90% montepulciano e 10% sangiovese è infatti ottenuto con la tecnica del "ripasso"; tecnica adottata tradizionalmente in Valpolicella con le uve utilizzate per l'Amarone e consistente nella rifermentazione delle uve base, sulle vinacce appassite residue, utilizzate per la produzione del Conero Riserva Docg Nerone.
L'operazione di “ripasso” ha lo scopo di conferire al vino un incremento in termini di alcol, sostanze polifenoliche ed estratti, traducibile in ampio corpo e spiccata rotondità; questa operazione che in linea di principio dovrebbe avere solo lati positivi, viceversa può avere un rovescio della medaglia, cioè il rischio d'inoculare anche le parti ormai esauste delle vinacce, rischio neutralizzabile solo con l'esperienza e la pratica costante.
Matura dodici mesi,  60% in barrique e 40% in botte grande di rovere francese.
Appare rosso granato, è in prima battuta piuttosto scontroso al naso, su note terrose, tartufate; dopo breve ossigenazione, tende ad aggiustarsi ed emergono toni di china calissaia e rabarbaro che poi caratterizzeranno anche la successiva fase gustativa, corredati da frutto nero macerato e creme caramel.
Quadro certamente originale, proiettato sulle morbidezze, non eccede in allungo.
4) Conero Docg '19 Cimerio, Moncaro
Qui rientriamo nei canoni classici.
Ottenuto da uve montepulciano in purezza, vinificato in cemento, maturato 12 mesi in rovere, appare rosso granato.
Ritroviamo anche qui le note di rabarbaro e china calissaia del precedente vino; tratto comune, probabilmente dovuto al tipo di clone utilizzato o alle caratteristiche dei contenitori d'affinamento.
Il quadro tende al morbido su note d'amarena, cuoio, frutto rosso; burroso e vanigliato.
5) Conero Riserva Docg '19 Grosso Agontano, Garofoli
Direi un pezzo da novanta.
Da uve montepulciano in purezza, 12/18 mesi in barrique, 24 mesi in bottiglia, appare rosso granato cupo, impenetrabile.
Vino di notevole struttura, necessita di adeguata ossigenazione; complesso e intenso, con rapporto tra carica acidica, tannini ed estratto secco, parametrato verso l'alto.
Variamente articolato è il quadro, su descrittori che ricordano corteccia di china, liquirizia, amarena, tabacco, aspersioni ematiche e cioccolatose.
Vino da brasati e stracotti.
Info di base Denominazione d'Origine.
Doc e Docg differiscono sostanzialmente per misure più restrittive previste nel Disciplinare di Produzione della Docg in ordine ad esempio a rese per ettaro e uva/vino, titolo alcolometrico minimo, invecchiamento obbligatorio, base ampelografica.
Per la Doc non è previsto un periodo d'invecchiamento obbligatorio; la Docg non può essere immessa al consumo prima di 24 mesi a partire da 1 novembre dell'anno della vendemmia e una parte dell'invecchiamento deve essere fatto in legno.
Base ampelografica Rosso Conero Doc: almeno 85% uva montepulciano, possono concorrere alla produzione di detto vino, fino al 15%, tutti gli altri vitigni non aromatici, a bacca rossa, idonei alla coltivazione nella regione Marche.
Base ampelografica Conero Docg (è ammessa ma non obbligatoria la menzione Riserva): almeno 85% uva montepulciano, eventuale saldo massimo 15% uva sangiovese.
Viceversa identica è la zona di produzione di Rosso Conero Doc e Conero Docg, molto ristretta e corrispondente al territorio amministrativo di 7 comuni della provincia di Ancona: Ancona, Camerano, Offagna, Numana, Sirolo e parte del territorio dei comuni di Osimo e di Castelfidardo, tutt'intorno al promontorio del Monte Conero che dà il nome alle due Denominazioni d'Origine.

sabato 6 agosto 2022

aMare il Falerio 2022 a Porto Sant'Elpidio, risultati concorso

Venerdì 5 agosto 2022 si è svolta in centro città a Porto Sant'Elpidio, la 18^ edizione di aMare il Falerio.
La manifestazione celebra il vino Falerio, il vino della tradizione, della quotidianità, il vino che accompagna egregiamente la cucina di mare, la cucina di terra ed è da sempre presente sulle tavole locali.
Il nome Falerio si fa derivare dall'antica città "Faleria Augusta", l'attuale Falerone in provincia di Fermo, nota già ai tempi della Roma Imperiale per la qualità delle produzioni agricole in generale.
Falerio Doc è un blend di trebbiano, passerina, pecorino, con possibilità di percentuali minoritarie di altre uve a bacca bianca consentite in regione Marche.
La denominazione d'origine controllata fu istituita nel 1975, ma dal 2011 esiste anche la tipologia Falerio Pecorino Doc che prevede almeno 85% di uva pecorino.
Zona di produzione, province di Fermo e Ascoli Piceno.
Esiste un unico disciplinare di produzione per entrambe le tipologie.
"aMare il Falerio" è entrata in pianta stabile nel palinsesto turistico estivo di Porto Sant'Elpidio (Fm) e si compone di due momenti: degustazione itinerante in centro città e premiazione concorsi "Calice Doc" (miglior Falerio Doc e Falerio Pecorino Doc dell'ultima annata, quest'anno il concorso ha riguardato l'annata 2021), "un Piatto per il Falerio" (miglior abbinamento cibo/vino) riservato ai ristoranti di Porto Sant'Elpidio e Sant'Elpidio a Mare.
Una ventina le aziende vinicole partecipanti, una quindicina i ristoranti.
Valutazioni di merito a cura di commissione d'assaggio composta da sommeliers di Ais Marche.
Risultati concorso Calice Doc
Falerio Doc 2021
1) Falerio Doc bio Eva, Azienda Agricola Terra Fageto, Pedaso (Fm)
2) Falerio Doc Campofilonis, Cantina Di Ruscio, Campofilone (AP)
3) Falerio Doc bio, Vini Centanni, Montefiore dell'Aso (AP)
Falerio Pecorino Doc 2021
1) Falerio Pecorino Doc Aurato, Il Conte Villa Prandone, Monteprandone (AP)
2) Falerio Pecorino Doc Case Rosse, Cantine Il Crinale, Castorano (AP)
3) Falerio Pecorino Doc Maree, Azienda Agricola Madonnabruna, Fermo (Fm)
Risultati concorso Un Piatto per il Falerio
1) Festa Restaurant - alici croccanti e Falerio Pecorino Doc Aurato cantina Il Conte Villa Prandone
2) Trentasette - tortino di alici al profumo dell'orto e Falerio Pecorino Doc Colle Monteverde cantina Tenute Rio Maggio
3ex aequo) Sudomagodo - pepite di rana pescatrice al panko con gazpacho&speck croccante e Falerio Doc bio cantina Vini Centanni
3ex aequo) Il Veliero - raviolo primavera e Falerio Doc bio Eva cantina Terra Fageto
menzione speciale) Tropical - spaghetti alle alici e Falerio Doc bio cantina Vini Centanni.
Qualche considerazione in ordine all'annata e allo standard qualitativo dei vini degustati.
Mi pare di aver notato una certa accuratezza da parte dei produttori nel presentare vini che abbiano nella risposta varietale e nella pulizia del quadro organolettico, il tratto distintivo.
Su una scala fino a 5, oserei attribuire 4 stelle all'annata 2021 di entrambe le tipologie.
La linea di tendenza mi pare sia stata quella di premiare in primo luogo cifra stilistica, poi struttura: vini armonici, morbidi, immediatamente fruibili, arrotondati negli spigoli.
Provando però a capovolgere l'ordine delle priorità, ipotizzando cioè un criterio volto a premiare più struttura che cifra stilistica, veniamo a constatare che ben più folto sarebbe stato il gruppo delle etichette con aspirazioni da podio.
Per quando riguarda Falerio Doc mi riferirei a Falerio Doc Naumakos di Casa Vinicola Carminucci di Grottammare (AP) ricco di frutto fragrante, ampio e persistente con sfumatura amarotica finale, oppure a Falerio Doc di Saladini Pilastri fresco, sapido e agrumato, con doti di finezza.
Più ampia scelta sui Falerio Pecorino Doc, dove spesso e volentieri ho trovato compiutamente realizzato il connubio tra struttura e finezza, ad esempio in Falerio Pecorino Doc Colle Monteverde di Tenute Rio Maggio, in Falerio Pecorino Doc Ribelle di Cantina Bastianelli, in Falerio Pecorino Doc Armsante di Collevite Cantine della Marca, nonostante strutture massicce anche in Falerio Pecorino Doc Franco di Officina del Sole e in Falerio Pecorino Doc di Luci di Mezzo, connubio viceversa non al centro del progetto in Falerio Pecorino Doc di Villa Imperium cantina di Ripatransone (AP) un vino diverso dal solito, degno di nota, con un'anima arcaica.
Come regola generale possiamo dire che in ambito Falerio Doc troviamo caratteri più evidenti di frutto leggiadro e immediatezza, in Falerio Pecorino Doc la percentuale di pecorino imposta da disciplinare, non può che elevare la dotazione acido/sapida, conferendo complessità e solidità alla struttura.

mercoledì 3 agosto 2022

aMare il Falerio 2022, Porto Sant'Elpidio

Tutto pronto per la nuova edizione di aMare il Falerio 2022.
L’appuntamento estivo che ha come protagonista uno dei vini locali più amati del centro Italia, è organizzato da Confartigianato in collaborazione con AIS Marche e altri partner, con il patrocinio del Comune di Porto Sant’Elpidio.
Venerdì 5 agosto, nelle vie del centro storico di Porto Sant’Elpidio (Fm), si potranno degustare aperitivi, abbinati a Falerio Doc e Falerio Pecorino Doc in tutti i locali aderenti.
I vini partecipanti al concorso “Calice DOC” saranno proposti in abbinamento a gustose preparazioni.
Alle ore 19.30 in piazza Garibaldi si terrà la premiazione dei migliori vini Falerio Doc e Falerio Pecorino Doc annata 2021 e del miglior Piatto per il Falerio realizzato dai ristoranti dei Comuni di Porto Sant’Elpidio e Sant’Elpidio a Mare.
Falerio Doc
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lunedì 1 agosto 2022

Nero di Troia vitigno

Nero di Troia, iscritta al Registro Nazionale delle Varietà di Viti nel 1970 con il nome di Uva di Troia, è una varietà a bacca rossa diffusa soprattutto in regione Puglia, in misura minore in altre zone del meridione d'Italia.
Nero di Troia è quindi un sinonimo entrato nell'uso comune a causa di specifiche caratteristiche del vitigno, dotato di ricca carica antocianica, tale da conferire al vino un colore rosso rubino talmente intenso da sembrare nero.
Trova il territorio d’elezione nella parte centro/settentrionale della regione, compreso tra la provincia di Foggia e il nord della provincia di Bari, ma è coltivata in tutta la Puglia per una superficie vitata di circa 2500 ettari; è quindi il terzo vitigno pugliese in ordine di rilevanza dopo il Primitivo e il Negroamaro.
L'origine del nome si fa derivare dal comune di Troia in provincia di Foggia; secondo un'altra versione basata più su leggenda che su storia, deriverebbe invece dalle vicissitudini del mitico eroe greco della guerra di Troia, Diomede, il quale di ritorno dalla guerra e risalendo il corso del fiume Ofanto, piantò dei tralci di vite in un luogo ritenuto ideale.
L’Uva di Troia è un vitigno a maturazione tardiva, non facile da coltivare proprio perchè questa caratteristica lo può esporre a rischi climatici.
Sono iscritti al Registro Nazionale delle Varietà di Viti 5 o 6 cloni, però in termini generali si può affermare che caratteristiche comuni a tutti i vini ottenuti da Uva di Troia siano: elevata tannicità, grande colore e dotazione antocianica, carica polifenolica rilevante, quadro organolettico ricco di frutto e speziatura, prugna matura, chiodo di garofano, liquirizia, cacao, complessità.
Difficoltà di coltivazione e genetica aggressività, hanno nel recente passato indotto i viticoltori ad utilizzarla come uva da taglio per irrobustire vini deboli di colore e di sostanza.
E' solo dai primi anni 2000 che si è iniziato a vinificarla in purezza; soluzioni in vigna e cantina, mirate ad addomesticarla, ad armonizzare il quadro organolettico e ammorbidire i tannini, sono riuscite nell'intento di trasformare la genetica ruvidezza in raffinatezza, tanto da consentire in particolar modo alle Riserve, di poter competere per imponenza con i vini italiani più prestigiosi.
Nero di Troia vitigno
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venerdì 29 luglio 2022

Malvasia vitigno

Il nome Malvasia si fa derivare da Monemvasia un porto del Peloponneso conosciuto dai navigatori delle Repubbliche Marinare di Genova e di Venezia fin dal tredicesimo secolo, utilizzato dai mercanti della Serenissima come punto d'imbarco per trasferire in patria le barbatelle alla base dei vini dolci passiti di Creta (Candia) di cui erano grandi estimatori.
A seguito di tale massiccia importazione, tra il 1500 e il 1700 il vitigno Malvasia divenne il più diffuso in Europa, in tutta la Penisola Italica, in Francia, Spagna, Portogallo, Dalmazia, dando però vita a mutazioni, a cloni, a varietà che meglio si adattarono alle condizioni climatiche, ambientali e del suolo.
Oggi in Italia, che è primo produttore di Malvasia in Europa e nel mondo, le varietà iscritte al Registro Nazionale delle Varietà di Viti sono una ventina, tant'è che sarebbe più appropriato parlare di Malvasie; sono originate da biotipi differenti, ce ne sono a bacca bianca, a bacca nera, a bacca rosa, a sapore semplice, semiaromatico, aromatico a sapore di moscato, in relazione alla maggiore o minore intensità dei caratteri organolettici.
Le diverse varietà possiamo trovarle in ogni angolo d'Italia, dal sud al nord, con caratteristiche in comune oppure con caratteristiche contrapposte.
L'estrema diversificazione di varietà all'interno di un unico termine identificativo è dovuta quindi ad un doppio ordine di fattori, da un lato la mutazione genetica legata all'adattamento del vitigno ai vari contesti ambientali, dall'altro la ricerca di una semplificazione lessicale avvenuta in passato, volta ad includere uve differenti sotto lo stesso "ombrello" di successo per facilitarne il commercio.
cartina Malvasie d'Italia a cura di
Alcune varietà possono avere caratteristiche comuni, note di frutto fragrante, pesca e albicocca, connotazioni mielate, residuo zuccherino, ma con diverso grado d'intensità; ad esempio Malvasia di Candia diffusa in centro Italia è classificata "sapore semplice", viceversa Malvasia di Candia Aromatica diffusa nel Piacentino e Malvasia delle Lipari, sono classificate "sapore aromatico" e possono essere alla base di vini passiti di eccellente livello.
Connotazioni contrapposte possiamo invece averle confrontando Malvasie Bianche e Malvasie Nere, laddove in quest'ultime prevale un fruttato di ciliegia e fragola, con sentori vinosi e floreali di violetta.
In foto e video, un Marche Igt Malvasia di bella fattura, fresco e fruttato, ottenuto da uve Malvasia di Candia, una delle tre varietà consentite in regione Marche, caratterizzato da dotazione aromatica intermedia tra "sapore semplice" e "sapore semiaromatico", connotato di pesca nettarina e di albicocca, adatto come vino d'entrèe, su cucina di mare, antipasti, insalate di mare, frittura, vongole in guazzetto, adatto quindi al consumo estivo, previa ovviamente, adeguata refrigerazione.
Tasting Marche Igt Malvasia Dugnet, Vigneti Santa Liberata:
Malvasia vitigno
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martedì 26 luglio 2022

Bolgheri Doc, Bolgheri Sassicaia Doc

Il viaggio virtuale nei territori vinicoli italiani ci porta in Toscana, a Bolgheri, la frazione del comune di Castagneto Carducci in provincia di Livorno che dà il nome alla Denominazione d'Origine Controllata.
Il Disciplinare di Produzione delimita la zona di produzione al territorio amministrativo del comune di Castagneto Carducci, si tratta quindi di un'area a Doc piuttosto circoscritta, pari a circa 1.200 ettari, per un imbottigliato che al 2020 si è attestato intorno a 6.500.000 pezzi.
Sono previste 6 tipologie: Bolgheri Bianco, Bolgheri Vermentino, Bolgheri Sauvignon, Bolgheri Rosato, Bolgheri Rosso, Bolgheri Rosso Superiore.
Base ampelografica per i bianchi, Vermentino, Sauvignon, almeno 85% in entrambi i casi, con possibilità di percentuali minoritarie di altri vitigni a bacca bianca consentiti in regione, come ad esempio Trebbiano Toscano.
Ove le percentuali dei due vitigni principali si dimostrassero insufficienti, si può fare ricorso per la commercializzazione alla tipologia Bolgheri Bianco che richiede percentuali inferiori.
Per quanto riguarda i rossi e il rosato, base ampelografica Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, tutti e tre fino a un massimale del 100%, Syrah fino a un massimo del 50%, Sangiovese fino a un massimo del 50%, con possibilità di percentuali minoritarie di altre uve a bacca rossa consentite in regione.
E' proprio questo il tratto distintivo della Denominazione, che la contraddistingue dal resto della produzione rossista regionale e cioè la predilezione per le uve cosiddette internazionali, a discapito del Sangiovese che peraltro rimane il vitigno principe e più diffuso in Toscana per ciò che concerne le uve a bacca rossa.
Questa predilezione per il taglio bordolese in Bolgheri, non è però qualcosa di estemporaneo; ci sono delle ragioni storiche a sostegno di questo approccio produttivo, ragioni storiche che sono state poi fondamentali per l'istituzione della Doc nei primi anni '90.
Già nel periodo pre-fillossera, cioè fino alla prima metà dell'800, le scelte viticole in zona furono effettuate non solo in base al terroir, ma soprattutto in base alla cultura vinicola francese, con particolare attenzione ai metodi di vinificazione e ai vitigni usati in Francia.
Nel periodo post-fillossera, cioè nella seconda metà del secolo scorso, fu il Marchese Mario Incisa Della Rocchetta ad avere l'intuizione di confermare l'impostazione produttiva in stile bordolese, assecondando da un lato le sue preferenze per i vitigni francesi della zona di Bordeaux e dall'altro individuando nell'areale di Castagneto Carducci il contesto pedoclimatico ideale per la produzione di vini di qualità di stampo bordolese, superando quindi l'antico pregiudizio che gl'influssi marini del vicino Mare Tirreno potessero incidere negativamente sulla qualità dei vini di stampo bordolese.
La scommessa del Marchese Incisa Della Rocchetta risultò ampiamente vinta, in considerazione dei riconoscimenti conferiti ai vini di Bolgheri sia a livello nazionale che internazionale, in passato e a tutt'oggi.
All'interno della zona di produzione della Denominazione d'Origine Controllata Bolgheri, ne esiste un'altra più circoscritta che ha disciplinare apposito "Bolgheri Sassicaia Doc", estesa su circa 75 ettari destinati appunto alla produzione del celebre Supertuscan di taglio bordolese, a loro volta all'interno dei complessivi circa 90 ettari vitati di Tenuta San Guido di proprietà dei Marchesi Incisa Della Rocchetta: 75 ettari vitati, così vocati, da meritare una Doc propria (Doc Bolgheri Sassicaia è l’unica in Italia ad essere inclusa interamente in una proprietà).
Tasting Bolgheri Sassicaia Doc '04, info Tenuta San Guido:
Bolgheri Doc, Bolgheri Sassicaia Doc
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mercoledì 20 luglio 2022

Viognier vitigno

Viognier è considerato uno dei vitigni a bacca bianca più interessanti a livello globale.
Le sue origini si fanno risalire alla Roma Imperiale, pare infatti che l'individuazione in una zona corrispondente all'attuale Croazia risalga all'epoca dell'Imperatore Probo.
Successivamente il vitigno ha trovato il suo habitat in Languedoc Roussillon e nella Valle del Rodano in Francia, dove è alla base dell'Appellation d'Origine Controlèe (AOC) Condrieu e del famoso Chateau Grillet uno dei vini più esclusivi al mondo, ottenuto da appena 3,5 ettari di vigneto costituito da piante di età media di 50 anni, con bassissime rese imposte dall'Appellation, una produzione media di circa 12-13.000 bottiglie all'anno, per sole due o tre etichette, con prezzi che variano dai 60-70 euro per quelle meno prestigiose, fino ai 400-500 euro e oltre per l'etichetta più prestigiosa.
Oggi possiamo trovare il vitigno Viognier anche fuori dalla Francia, ad esempio in California e in diverse regioni vitivinicole australiane.
Anche in Italia da qualche anno si coltiva Viognier con risultati lusinghieri, in particolar modo in Toscana e Lazio.
Per quanto riguarda le caratteristiche dei vini, possiamo dire che Viognier si avvicina a Vermentino e Ansonica o Inzolia; quindi profumi e sapori di frutto cremoso, pesca e albicocca, sfumature tropicali e speziate, mango e cannella, fiori primaverili, mineralità che ricorda la pietra bagnata, una non eccessiva dotazione acidica.
Grande versatilità per quanto riguarda gli abbinamenti, ovviamente su cucina di mare, ad esempio su sogliola alla mugnaia, carpaccio di polpo con rucola e datterini, mazzancolle sgusciate al lardo d’Arnad con alloro peperoncino aglio rosmarino e sfumate al brandy, ma anche adattabile sulle preparazioni mediamente speziate della cucina orientale o con gusto di lemongrass; nella Valle del Rodano lo abbinano anche con carni bianche salsate e con formaggi caprini.
In foto e in video un Viognier di bella fattura, proveniente dalla Maremma Toscana e precisamente da Castiglione della Pescaia in provincia di Grosseto; questo vino è alla portata di tutti i palati e di tutte le tasche, mille miglia lontano dai prezzi di Chateau Grillet che rimane vino di nicchia o addirittura per collezionisti.
Viognier vitigno
You Tube channel:

mercoledì 13 luglio 2022

Primitivo vitigno

Proseguiamo il nostro viaggio virtuale nei territori vinicoli italiani.
Arriviamo in Puglia, per parlare di Primitivo.
Studi sul Dna hanno dimostrato affinità con lo Zinfadel californiano, Primitivo pare ne sia progenitore.
Il vitigno Primitivo è diffuso soprattutto nel meridione d'Italia, ha superficie vitata complessiva di circa 12-13.000 ettari, ha trovato in Puglia la zona d'elezione, il contesto pedoclimatico ideale, la tradizione consolidata di coltivazione e trasformazione.
Volendo utilizzare un'espressione metaforica, potremmo affermare che nei vini da uve Primitivo sia percepibile la solarità, la luminosità del paesaggio pugliese.
Primitivo ha un fruttato intenso, oserei dire esplosivo, amarene, mirtilli, sfumature floreali di viola, ma anche speziatura e tannino, il quale ha funzione di contrasto sulla ricchezza saccarotica peculiare del vitigno, la quale a sua volta è all'origine dell'elevato tenore alcolico; gli acini d'uva infatti, hanno notevole quantità di zuccheri, che si traduce in vini da 14 a 16 gradi alcolici e oltre.
Tuttavia è proprio la dotazione saccarotica a rendere meno avvertibile all'assaggio, il titolo alcolometrico elevato.
Vino Primitivo quindi da centellinare, da degustare, non da tracannare; ma questa è una regola di carattere generale, a mio parere valida sempre, per tutte le tipologie.
L'origine del nome Primitivo dipende dal fatto che è uva a maturazione precoce; già dalla seconda metà d'agosto infatti, può raggiungere maturità polifenolica ed essere pronta per la vendemmia.
In foto e video, una rappresentanza qualificata della tipologia: Salento Igt Primitivo, Schola Sarmenti, Nardò (Le).
You Tube channel: Vitigno Primitivo
Note di degustazione:

sabato 9 luglio 2022

Marche Rosso Igt '18 Dolce Vite, Cameli Irene winery

Vino a tiratura limitata, poco più di un migliaio di esemplari all'anno, buona struttura, favorevole rapporto qualità-prezzo, reperibile on line a circa € 16.
Ottenuto da uve sangiovese provenienti da vigneti posti in zona collinare tra i comuni di Castorano (AP) e Offida (AP), in regione Marche, maturato in tonneaux e botte grande, con riposo in bottiglia di almeno quattro mesi, appare alla vista di color rosso rubino carico, luminoso.
Quadro intrigante, complesso.
I descrittori insistono su tonalità animali e speziate, erbette aromatiche, radice di china, cuoio, liquirizia, con frutto nero succoso ad apparire in sottofondo con sembianze di visciola e prugna matura; note boisèe e mentolate avviluppano rinfrescanti sia il naso che il palato, laddove la dotazione acidica e i tannini nobili forniscono ulteriore contributo.
Veste leggera su fibre reattive, ricche d'energia, struttura solida e snella.
Ciliegia e lampone danno l'impronta, accenni selvatici animano il finale, fino in retrogusto.
In abbinamento su  piatti a tendenza grassa o untuosa e su piatti con componente aromatica spiccata, pollo in potacchio, coniglio in porchetta.
Valutazione @avvinatore 91/100
Marche Rosso Igt 2018 Dolce Vite
13,5% vol.
Contrada Gaico, 19
63081 Castorano (AP)
Tel: 073687435
Fax: 073687435
e-mail: info@vinorossomarche.it
web: https://www.vinorossomarche.it/
You Tube channel:
Sangiovese, uno dei vitigni più diffusi in Italia.
Non si può però, parlare di un solo sangiovese, poiché nel corso dei secoli si è differenziato in numerose varietà o cloni.
Vertici qualitativi ad esempio, li troviamo sulle colline ilcinesi per i Brunello di Montalcino, laddove cioè è avvenuta una selezione clonale.
In ogni modo, è possibile trovare buoni sangiovese anche in altri territori; questo qui ad esempio, proviene da vigneti posti in zona collinare tra Castorano e Offida in provincia di Ascoli Piceno e, fatte le debite proporzioni con i Brunello, è senz'altro un buon sangiovese.

lunedì 4 luglio 2022

Rosso Piceno Doc '20 linea Cerì, Le Vigne di Clementina Fabi

Siamo nell'ambito dei vini destinati al consumo di massa, fascia di prezzo € 10-13.
Questo vino fa parte della linea horeca aziendale, denominata Cerì.
Ottenuto da uve prevalentemente montepulciano con uve sangiovese a saldo, maturato 12 mesi in rovere grande da 36 ettolitri, si presenta alla vista di color rosso rubino scuro, impenetrabile.
Suadente, profumato, saporito, in particolare al naso sollecita percezioni complesse, frutto nero maturo, idrocarburo, amarena, speziatura di chiodo di garofano; la dotazione minerale ne ingloba altre, riconducibili a terra umida e smossa, humus.
In bocca ha corpo snello; acidico e tannico, solletica i recettori papillari quanto basta per controbattere l'avvolgenza e la vaniglia conferite dal passaggio in rovere.
Vino della buona tavola e della convivialità, cesellato nei toni.
In abbinamento su pappardelle al sugo di papera, arrosto di maiale alle castagne.
Valutazione @avvinatore 89/100
Rosso Piceno Doc 2020 linea Cerì
13,5% vol.
Le Vigne di Clementina Fabi Soc.Agr.
Contrada Franile, 3, 63069 Montedinove (AP)
info@levignediclementinafabi.it
0736 828217
http://www.levignediclementinafabi.it/

martedì 28 giugno 2022

Offida Pecorino Docg '20 Tornavento, Le Canà winery

Siamo a Carassai (AP), nel primo entroterra collinare marchigiano, a circa 15 chilometri dalla costa Adriatica e circa 30 dalla catena dei Monti Sibillini.
Le Canà vanta tradizione familiare centenaria, intorno al 1970 iniziò a rimodulare l'attività d'impresa adottando criteri nuovi, oggi coinvolge la quarta generazione, impegnata a coniugare innovazione e tradizione, creatività e sostenibilità.
Dal 2006 opera in regime di agricoltura biologica.
Abbiamo estratto questo vino, di bella fattura, paradigmatico dello standard qualitativo complessivo.
Ottenuto da uve pecorino sottoposte a criomacerazione prefermentativa al fine di stemperare le pungenze varietali, vinificato in riduzione, con fermentazione in acciaio e successiva sosta sur lies al fine di arricchire di profumi e sapori, appare alla vista giallo paglierino lucente.
Profumi a sapori di frutta fresca e floreali.
Biancospino, susina, mineralità, un tocco esotico, corrispondono nelle varie fasi.
La vena acido/sapida che è parte integrante del patrimonio genetico, assume al palato una piega amarotica, virando su buccia di limone, carciofo e pietra focaia.
Quadro non particolarmente complesso, che brilla tuttavia di luce vivida, solare, pur calibrato nei toni, così come la brezza estiva che sfiora la collina, pulisce l'orizzonte, illumina il paesaggio.
In abbinamento su cucina di mare, cozze in guazzetto, spaghetti alle vongole, frittura di paranza.
Valutazione @avvinatore 89/100
Offida Pecorino Docg 2020 Tornavento
13% vol.
Le Canà
Via Molino Vecchio,4
63063 Carassai (AP)
tel: 333 21 27 474
email: info@lecana.it
web: https://www.lecana.it/

sabato 25 giugno 2022

Marche Rosso Igt '17 Portese, Madonnabruna winery

Siamo nell'ambito dei vini di buona struttura, fascia di prezzo intorno a euro 15.
Il nome Portese, sta per "originario del Porto", cioè di Porto San Giorgio, la città che ha dato i natali ai proprietari dell'azienda.
Ottenuto da selezione di uve 50% montepulciano, 25% merlot, 25% cabernet sauvignon (le percentuali però possono variare in base all'andamento vendemmiale), maturato 2 anni in rovere piccolo e grande, affinato 6 mesi in bottiglia, si presenta alla vista rosso rubino profondo, con tendenza al porpora.
Una breve ossigenazione porta beneficio; svaniscono rapidamente le pungenze alcoliche e appare definita la fisionomia.
La veste è elegante, contornata di frutto nero maturo, pirazine, marasca sotto spirito, sfumature muschiate e speziate, tabacco, noce moscata.
Quadro complesso, ben calibrato, mai sopra le righe.
L'equilibrio è stabile anche al palato; il tratto materico, surmaturo, appena vanigliato, bilancia i tannini gallici e l'acidità rinfrescante.
Finale con tendenza amarotica, vegetale e fruttata, peperone, prugna macerata, cacao.
Fine e corposo, di eccellente struttura, mirato prevalentemente sul primo di questi aspetti.
Adatto su arrosti, cacciagione, cinghiale in salmì, risotto ai quattro formaggi.
Valutazione @avvinatore 91/100
Marche Rosso Igt 2017 Portese
14% vol.
L'Azienda Agricola Madonnabruna è una delle cantine più rappresentative della provincia di Fermo, nella regione Marche.
Per raggiungerla si può uscire dal casello autostradale di Porto San Giorgio dell'A14, prendere direzione sud, imboccare la prima strada a destra (via San Pietro Vecchio) e percorrerla per circa km. 5,6.
Fondata sul finire degli anni '60, si estende su poco più di 50 ettari, una parte dei quali destinati ad ospitalità agrituristica, seminativo, bosco, frutteto ed un'altra parte di circa 14 ettari destinata a vigneto.
Da quest'ultimi coltivati prevalentemente con vitigni locali come Montepulciano, Sangiovese, Passerina, Pecorino, ma anche internazionali come Cabernet Sauvignon e Merlot, ricava una produzione di circa 50-70 mila bottiglie all'anno.
L'etichetta in esame, si conferma puntualmente in tutte le annate al top di gamma.
Azienda Agricola Madonnabruna
Contrada Camera, 100 - 63900 Fermo (Fm)
mob: 327 361 7577
email: azienda@madonnabruna.it
web: https://www.madonnabruna.it/index.php/it/

mercoledì 22 giugno 2022

Marche Syrah Igt '18, Le Vigne di Clementina Fabi

Siamo nell'ambito dei vini di largo consumo reperibili in Gdo fascia di prezzo intorno a € 10, ma anche nell'ambito dei rossi adatti al consumo estivo, cosiddetti "rossi d'estate", in grado cioè di parare i colpi inferti ai vini rossi dall'abbassamento della temperatura di servizio, spesso e volentieri necessario nei periodi più caldi dell'anno, in contesti non climatizzati.
Ottenuto da vitigno alloctono Syrah, ampiamente diffuso ovunque, le cui origini sono però controverse; parrebbero farsi risalire alla valle del fiume Rodano in Francia, insediamento in loco derivante a sua volta da un antenato persiano importato in Europa dai Crociati.
Marche Igt Syrah 2018
13,5% vol.
Maturato 12 mesi in tini di legno da 36 ettolitri, rivela alla vista la dotazione antocianica, rosso rubino carico, tendente al porpora.
Vino di medio corpo e complessità, fa del colore e della dotazione fruttata, visciola, frutto di bosco, amarena, i suoi punti di forza.
Sentori balsamici, vaniglia, accentuano il tono aggraziato, altri di tipo vegetale e speziato, finocchietto, pepe bianco, recuperano il tratto selvatico che è parte integrante del corredo varietale.
In bocca, carica acidica e tannino levigato stimolano le papille gustative e la salivazione, freschezza e frutto trovano un partner ideale nell'abbassamento della temperatura di servizio.
In abbinamento su primi piatti al ragù di carne, cannelloni, risotti, gallina lessa con verdure.
Valutazione @avvinatore 89/100
Le Vigne di Clementina Fabi Soc.Agr.
Contrada Franile, 3, 63069 Montedinove (AP)
info@levignediclementinafabi.it
0736 828217
https://www.levignediclementinafabi.it/

domenica 19 giugno 2022

Marche Bianco Igt '20 Telusiano, Rio Maggio winery

Siamo in regione Marche, a Montegranaro in provincia di Fermo, dove ha sede Tenute Rio Maggio, azienda fondata intorno alla metà degli anni '70, oggi in pianta stabile tra i riferimenti di vertice della viticoltura marchigiana.
Abbiamo estratto quest'etichetta dall'articolata gamma produttiva, quantificabile in circa 100.000 bottiglie all'anno.
Telusiano è toponimo risalente al 1200 della zona circostante Tenute Rio Maggio, corrispondente all'attuale città di Monte San Giusto; la chiesa del paese porta ancora il nome Santa Maria della Pietà in Telusiano.
Sullo scaffale a 11-13 euro.
Telusiano fino a qualche anno fa era classificato Falerio Doc, le scelte aziendali hanno però trasferito quest'etichetta fuori dalla Denominazione, al fine di bypassare il Disciplinare di Produzione e le valutazioni delle commissioni d'assaggio parametrate sulla conformità organolettica di base.
Oggi Telusiano è un esercizio enologico, con taglio più internazionale che territoriale, è un equilibrismo tra viti vecchie di verdicchio e impianti nuovi di pecorino, con trebbiano a fare da legante.
Ottenuto da uve trebbiano, pecorino, verdicchio, vinificato in acciaio e bottiglia, macerato sulle bucce per circa 48 ore, maturato 6-7 mesi sur lies, affinato 2-3 mesi in bottiglia, si presenta giallo paglia luminoso, dorato.
Quadro ricco d'essenze floreali e fruttate, albicocca e anice, tensione surmatura, mineralità sassosa, lieviti.
In bocca torna prepotente la vena citrina; l'agrume s'allunga rinfrescante fino in retrogusto, senza tuttavia demolire il tratto surmaturo e avvolgente, il melone e l'albicocca.
Fine e corposo, esprime valori organolettici ed enologici, non può che esaltare i piatti in abbinamento, preferibilmente quelli della cucina marinara come ad esempio branzino al forno o brodetto di pesce, ma anche quelli della cucina di terra come ad esempio salumi, carni bianche, tartare di scottona con cipolle caramellate.
Degustato a 15°C, a temperatura superiore a quella standard per i vini bianchi, allo scopo di dilatare i marcatori e favorirne la percezione.
Valutazione @avvinatore 91/100
Via Vallone, 41, 63812 Montegranaro (Fm)
+39 0734 889587
info@riomaggio.it
info@riomaggiovini.it
export@riomaggiovini.it
https://riomaggiovini.it/
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domenica 12 giugno 2022

Marche Bianco Igt '20 Isidoro, Cantina Sant'Isidoro

Siamo in regione Marche, in zona leggermente defilata rispetto a quella storicamente vocata per il Pecorino corrispondente alle province di Fermo e Ascoli Piceno; siamo infatti in provincia di Macerata, a Colbuccaro di Corridonia dove ha sede Cantina Sant'Isidoro, fondata intorno alla metà degli anni '90, estesa su circa 14 ettari di vigneto coltivato ad autoctono ma arricchito da cultivar internazionali, per una produzione media annua di 30-40 mila bottiglie.
Abbiamo estratto quest'etichetta dalla gamma produttiva.
Fascia di prezzo 11-13 euro.
Ottenuto da uve pecorino, vinificato in acciaio, appare giallo paglia con riflesso verde oro.
Tessitura flessuosa, intermedia tra corpo agile e muscolo scolpito.
Quadro abbastanza complesso già all'olfazione, articolato su sentori floreali, vegetali, fruttati.
Fiore di tiglio, anice, accenni di frutta esotica, tendono a svolgere funzione avvolgente e rinfrescante rispetto all'asse portante di tipo sassoso rivelatore della solida dotazione minerale.
Preponderanza fruttata al palato, egregiamente bilanciato da contaminazioni citrine e amarotiche allungate fino in retrogusto e da altre più calde di frutto surmaturo giallo e tropicale.
Vino che a mio parere riesce a contemperare finezza, struttura, risposta varietale.
Versatile su cucina di mare, cozze in guazzetto, pagello alla piastra, brodetto di pesce, ma osabile anche su cucina di terra, lasagne vegetariane, pollo alle mandorle.
Valutazione @avvinatore 90/100.
Degustato a 15°C, a temperatura superiore a quella standard per i vini bianchi, allo scopo di dilatare i marcatori e favorirne la percezione.
Marche Bianco Igt 2020 Isidoro
13,5% vol.
Cantina Sant'Isidoro
Contrada Colle Sant'Isidoro, 5
62014 Colbuccaro di Corridonia (Mc)
info@cantinasantisidoro.it
tel: +39 0733 201283 +39 0733 770765
https://www.cantinasantisidoro.it/it/
Marche Bianco Igt Isidoro, Cantina Sant'Isidoro
You Tube short:

mercoledì 1 giugno 2022

Conclusa Anteprima Sagrantino 2018, annata a Quattro Stelle

MONTEFALCO (PERUGIA) – Quattro stelle (annata pregevole) e un punteggio di 92/100 per l’annata 2018 del Montefalco Sagrantino Docg.
Questa la valutazione assegnata dalla Commissione Interna composta dagli enologi del territorio e dalla Commissione Esterna composta ogni anno da giornalisti e operatori di rilievo internazionale (quest’anno a valutare la nuova annata del Montefalco Sagrantino Docg sono stati il giornalista Giancarlo Gariglio e Giampiero Cordero, sommelier del ristorante stella Michelin “Il Centro” di Priocca), presentata in occasione di “Anteprima Sagrantino 2018”, evento organizzato dal Consorzio Tutela Vini Montefalco, in data 24-25-26 maggio 2022.
L’annata 2018 è stata molto più fresca e senza i picchi calorici della precedente, anche se iniziata con un mese di gennaio mite e poco piovoso.
Successivamente c’è stato un leggero ritorno di freddo, durato fino alla metà di marzo, quindi le temperature si sono alzate repentinamente favorendo un germogliamento leggermente anticipato del Sagrantino.
Aprile e maggio sono stati mesi piuttosto piovosi che hanno garantito una riserva idrica importante, con temperature leggermente inferiori alla media del periodo.
Da giugno a metà agosto le precipitazioni sono state occasionali, senza tuttavia manifestare mai condizioni di calore estreme.
A fine estate le temperature si sono abbassate, favorendo una regolare maturazione delle uve, anche grazie a un periodo asciutto e ventilato che si è protratto fino a metà ottobre.
In cantina l’annata è stata sostanzialmente regolare e piuttosto classica, almeno considerando la curva climatica che stiamo vivendo, ha garantito uno sviluppo vegetativo equilibrato che ha portato a una vendemmia graduale, pienamente soddisfacente e di ottimo livello.
Le temperature fresche di fine estate, condite da piogge sporadiche e buona ventilazione, hanno permesso di portare in cantina uve mature e con buoni livelli di acidità.
Tutto questo si è tradotto in vini molto equilibrati, senza eccessi aromatici, alcolici, fenolici.
I Sagrantino sono a loro modo “classici”: nel solco caratteriale della varietà, mostrano intensità e dinamismo, profondità, ottima finezza tannica e propensione all’invecchiamento.
La presentazione dell’annata si è svolta al Complesso Museale San Francesco, insieme alla presentazione dei produttori aderenti ad Anteprima Sagrantino 2018.
Dopo i saluti del sindaco di Montefalco, Luigi Titta, sono intervenuti il giornalista Giancarlo Gariglio, il presidente del Consorzio Tutela Vini Montefalco, Giampaolo Tabarrini, l'assessore all'agricoltura della Regione Umbria, Roberto Morroni e la presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei.
Presente anche Stevie Kim, managing director di Vinitaly International, che ha annunciato la presenza nel mese di novembre a Montefalco degli Ambassador di Vinitaly International Academy, che saranno sul territorio per la “gita scolastica”, incoming altamente specializzato di professionisti internazionali.
Presentata anche l'etichetta celebrativa dell’annata, realizzata da Alessandra Piccini, vincitrice del concorso “Etichetta d'Autore”.
Restauratrice ed illustratrice, Piccini ha lavorato nel mondo della moda per poi sperimentare la sua passione per il disegno anche in altri settori come la ceramica, le decorazioni su pareti e legno e il restauro.
Proclamato anche il vincitore del Gran Premio del Sagrantino: si tratta di Isacco Giuliani, sommelier della delegazione di Ferrara che si è aggiudicato l’ambito concorso organizzato dall’AIS in collaborazione con il Consorzio Tutela Vini Montefalco, che ha visto a Montefalco professionisti da tutta Italia.
Secondo posto per Luisa Dicuonzo della delegazione Bat Svevia, terzo e quarto posto parimerito per Salvatore Poddesu della delegazione Cilento e Benedetta Costanzo della delegazione Arezzo.
Un'occasione unica per ammirare sommelier professionisti all'opera con degustazioni, abbinamenti, carte dei vini e tutto quanto riguarda la corretta comunicazione del Sagrantino all'interno di un ristorante.
Un’edizione che si è caratterizzata per molti momenti importanti in programma, tra cui anche la presentazione del libro di Robert Camuto, scrittore e giornalista americano, “Altrove a Sud” (Ampelos Edizioni), e per numerose novità, tra cui la nuova APP “Anteprima Sagrantino”, la realizzazione della Vinopolitana, collegamento tra tutte le cantine del territorio e i punti strategici di Anteprima Sagrantino, e la nuova “Sala Ri-Creazione - press room, work, relax&train”, spazio dedicato alla stampa e agli operatori, che hanno partecipato in tantissimi da numerose regioni d’Italia.
La Sala Ri-Creazione ha ospitato anche il party di chiusura di Anteprima Sagrantino, trasformandosi per l’occasione in un “mercato” con i prodotti e i piatti tradizionali del territorio, per celebrare l’italian lifestyle famoso in tutto il mondo.
Abbiamo registrato un clima di grande entusiasmo intorno a questa edizione di Anteprima Sagrantino – è il commento del presidente del Consorzio Tutela Vini Montefalco, Giampaolo Tabarrini -. Tante e autorevoli presenze, tanti cambiamenti ma una sostanza che non è certo cambiata: ovvero Montefalco che è sempre la stessa, così come gli attori che sono parte integrante dell’Anteprima. L’Anteprima di quest'anno ci ha regalato un sole meraviglioso che è stato come una luce accesa su questi giorni, per finire con le novità presentate in questa edizione. I feedback finora sono tutti entusiastici e non possiamo che esserne felici”.