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giovedì 12 dicembre 2019

Veronafiere, nasce Società Shenzhen Baina International Exhibitions su mercato Cinese

Gruppo Veronafiere: nasce la Società Shenzhen Baina International Exhibitions per operare sul mercato Cinese e Asiatico.
Primo impegno: la nuova fiera Wine To Asia dal 9 all'11 Novembre 2020.
L’obiettivo è essere un riferimento permanente per il Far East, mercato che vale, solo per il comparto vino, 6,4 miliardi di euro di import.
Shenzhen, 11 dicembre 2019 – Veronafiere e Pacco Cultural Communication Group hanno firmato ieri la costituzione della società Shenzhen Baina International Exhibitions che ha come obiettivo realizzare fiere ed eventi in Cina e in Asia.
Primo impegno per la newco di diritto cinese, a maggioranza italiana, è l’organizzazione di Wine To Asia in programma dal 9 all’11 novembre 2020 nel nuovo quartiere fieristico Shenzhen World.
La manifestazione è b2b, prevede nella fase di start up la presenza di 400 espositori e si configura fin dall’inizio di respiro internazionale, con una presenza di aziende italiane, europee ma anche dalla Cina e dal Nord America.
«Il Far East è un’area da presidiare costantemente e per la quale abbiamo creato un’iniziativa permanente, come previsto dal nostro piano industriale, dopo oltre vent’anni di attività continuativa. Basti dire che la domanda globale di vino dell’Asia Orientale vale 6,45 miliardi di euro di import ed è prossima all’aggancio del Nord America che somma 6,95 miliardi di euro – sottolinea Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere, che ha firmato la costituzione della newco a maggioranza italiana –. Nella corsa al vino, l’Asia Orientale sta facendo gara a sé con un balzo a valore negli ultimi dieci anni del 227%: undici volte in più rispetto ai mercati Ue e quasi il quadruplo sull’area geoeconomica Nordamericana».
La città scelta per la nuova iniziativa è una delle aree più dinamiche della Cina, crocevia della Guangdong-Hong Kong-Macao Greater Bay Area che conta oltre 100 milioni di abitanti.
«Shenzhen ha il più alto tasso di crescita economica in Cina negli ultimi venti anni e sono presenti il 30% degli importatori totali di vino – prosegue Mantovani – Inoltre, è la terza città per importanza economica dopo Pechino e Shanghai ed è considerata la città dell’innovazione e della comunicazione digitale».
La Pacco Cultural Communication Group è stata fondata nel 2009 si occupa di strategie online e offline di promozione in Cina nei settori wine&food e lifestyle e collabora con Veronafiere-Vinitaly già da sei anni, col quale promuove il fuori salone di Chengdu e i road show promozionali e culturali nelle città di prima e seconda fascia della Cina.
«Stiamo lavorando con Veronafiere dal 2014. Siamo partiti da Chengdu con il fuori salone, la più antica manifestazione dedicata ai vini e ai distillati in Cina e luogo simbolo della distribuzione che punta ad esaltare il segmento dei fine wine. Poi abbiamo contribuito ad ampliare il presidio di Vinitaly attraverso l’attività di roadshow in città di prima e seconda fascia. Questa lunga collaborazione ha permesso di conoscerci bene e raggiungere oggi questo accordo con l’obiettivo di cogliere nuove opportunità per il settore vitivinicolo sia in Cina che in Asia, mercati con la maggiore crescita potenziale al mondo», evidenzia Alan Hung, CEO di Pacco Cultural Communication Co., Ltd.
La società è inoltre co-organizzatore di CFDF-China Food & Drink Fair e organizzatore del TAO Show, il fuori salone del vino di Chengdu, due tra le più importanti manifestazioni b2b su vino e distillati in Cina.
Nel comparto wine ha una rete di contatti di oltre 60mila produttori internazionali, importatori e distributori cinesi.

martedì 18 giugno 2019

Vinitaly China Roadshow B2B 2019.

Dal 17 al 22 giugno al via la seconda edizione del roadshow b2b.
Vinitaly e ICE allargano la mappa del vino italiano in Cina.
Quattro le città interessate:
Pechino (17 giugno), Zhengzhou (19 giugno), Xi’an (20 giugno) e Guangzhou (22 giugno).
Capillare lavoro per coinvolgere gli operatori professionali delle principali aree metropolitane a un’ora di treno veloce dalle sedi degli eventi.
Verona-Pechino, 17 giugno 2019 – Si allarga la mappa del vino italiano in Cina, grazie ad un lavoro di squadra tra Vinitaly e ICE che hanno dato vita alla seconda edizione del roadshow b2b in Cina, organizzato da Veronafiere, in collaborazione con il partner cinese Pacco Communication Group e con il supporto della rete ICE in Cina tramite l’iniziativa “I Love ITAlian Wines”.
L’edizione 2019, a cui prendono parte come espositori 55 aziende e importatori vinicoli di 12 province cinesi, coinvolge una città in più rispetto allo scorso anno e tocca nell’ordine Pechino (17 giugno), Zhengzhou (19 giugno), Xi’an (20 giugno) e Guangzhou (22 giugno).
Per ogni tappa è stata realizzata una capillare attività di promozione offline e online dalla sede di Veronafiere a Shanghai; lavoro rivolto agli operatori professionali del vino delle principali aree metropolitane a un’ora di treno veloce dalle sedi degli eventi: Tianjin, Dalian, Jinan, Shengyang per Pechino; Shijiazhuang, Jinan e Taiyuan per Zhengzhou; Lanzhou, Chengdu, Yichang e Wuhan per Xi’an; Changsha, Shenzhen, Guangxi, Foshan, Zhongshan e Dongguan per Guangzhou.
In ottica di marketing territoriale inoltre, nel corso degli appuntamenti del roadshow vengono proiettati dei video girati dalla Fondazione Arena di Verona e da Enit-Agenzia Nazionale del Turismo.
Il vino del Belpaese ha bisogno di incrementare la propria posizione in un mercato della domanda strategico per il futuro, cresciuto del 106% negli ultimi cinque anni e che ha raggiunto lo scorso anno il valore record di 2,4 miliardi di euro, posizionando la Cina al quarto posto tra i paesi top buyer mondiali, a ridosso dei mercati consolidati degli USA, Germania e Regno Unito. In questo contesto, Vinitaly è il brand forte del vino italiano in Cina, un marchio riconosciuto su cui stiamo costruendo Wine To Asia, nuovo salone internazionale del vino, la cui prima edizione è in programma nel 2020 a Shenzhen. L’obiettivo è quello di essere un riferimento permanente per il Far East, mercato che vale complessivamente 6,4 miliardi di euro, prossimo ad eguagliare quello del Nord America, e dove Vinitaly si candida a bandiera del made in Italy nell’Asia orientale, frutto di oltre vent’anni di lavoro e iniziative”, sottolinea Giovanni Mantovani, Direttore generale di Veronafiere.
Il vino è un settore trainante per il nostro agroalimentare in Cina in quanto rappresenta un terzo del totale delle esportazioni in questo settore – commenta l’Ambasciatore d’Italia a Pechino Ettore Sequi – Ci sono ovviamente ampi margini di crescita e per cogliere tali opportunità dobbiamo puntare su quelle che sono due parole chiave in questa fase in Cina: qualità e innovazione”. “Voglio inoltre ricordare quanto ha detto il Ministro delle Politiche Agricole Centinaio in occasione della sua recente missione in Cina e cioè che attraverso il vino promuoviamo non solo uno dei prodotti simbolo dell’Italia, ma anche i territori e le località dell’enogastronomia. Ciò ci consente di incrementare i flussi turistici verso il nostro Paese anche nella prospettiva dei prossimi importantissimi appuntamenti previsti nel 2020 e cioè il cinquantenario delle relazioni diplomatiche bilaterali e l’Anno della Cultura e del Turismo Italia-Cina”, aggiunge l’Ambasciatore Sequi.
Siamo sulla buona strada”, afferma Amedeo Scarpa, Direttore di ICE Pechino e coordinatore della rete ICE in Cina, "siamo saliti al quarto posto tra i fornitori e dopo l'ottima performance del 2017 con un più 22% in valore, anche il 2018 ha registrato una buona tenuta con l'Italia che ha fatto meglio dei concorrenti europei in un contesto di forte raffreddamento della domanda di vino importato, specialmente nell'ultima parte dell'anno, a causa degli stock che erano stati accumulati e delle incertezze derivanti dal conflitto commerciale con gli USA. A conferma della efficacia dell’azione promozionale multi-level che MISE e ICE hanno messo in campo intorno al claim “I Love ITAlian wines” e della sinergia sviluppata con partner di esperienza e qualificati come Vinitaly. Ad oggi abbiamo formato oltre 660 professionisti cinesi promotori del vino italiano in Cina, con 18 edizioni dei corsi in 12 città in 2 anni e raggiunto oltre 300 milioni di punti di contatto sul web cinese con il piano media “ITAlian wine: taste the passion.".
Vinitaly China Roadshow 2019:
Pechino – 17 giugno
Grand Ballroom, Conrad Hotels & Resorts® Beijing Tasting: 13:30-17:30.
Zhengzhou – 19 giugno
Zhongyuan Ballroom#3, Sheraton Grand Zhengzhou Hotel Tasting: 13:30-17:30.
Xi’an – 20 giugno
Grand Ballroom A, Renaissance Xi`an Hotel Tasting: 13:30-17:30.
Guangzhou – 22 giugno
Onyx Ballroom, Guangzhou Four Seasons Tasting: 13:30-17:30.

sabato 13 aprile 2019

Veronafiere lancia la piattaforma Wine To Asia

Veronafiere lancia nel 2020 la piattaforma Wine To Asia.
L’obiettivo è quello di essere un riferimento permanente per il Far East, mercato che vale 6,4 miliardi di euro, prossimo ad eguagliare quello del Nord America (Stati Uniti e Canada).
Vinitaly bandiera del made in Italy nell’Asia Orientale, frutto di oltre vent’anni di lavoro e iniziative.
Da sinistra:
Maurizio Danese, Alan Hung,
Giovanni Mantovani, Michele Geraci,
Federico Sboarina
credit: Veronafiere_FotoEnnevi
Verona, 10 aprile 2019 – È Wine To Asia la nuova piattaforma multicanale di Veronafiere, creata attraverso una newco di cui la spa veronese detiene la quota di maggioranza.
Partner unico è la Shenzhen Taoshow Culture & Media, società che fa parte della Pacco Communication Group Ltd con sede a Shenzhen e attiva anche a Beijing, Chengdu, Xi’an e Shanghai.
L’iniziativa in programma nel 2020, è stata presentata oggi, nella giornata conclusiva del 53° Vinitaly.
«Il Far East è un’area da presidiare costantemente e per la quale abbiamo creato un’iniziativa permanente, come previsto dal nostro piano industriale, dopo oltre vent’anni di attività continuativa. Basti dire che la domanda globale di vino dell’Asia Orientale vale 6,45 miliardi di euro di import ed è prossima all’aggancio del Nord America che somma 6,95 miliardi di euro – spiega Maurizio Danese, presidente di Veronafiere –. Nella corsa al vino, l’Asia Orientale sta facendo gara a sé con un balzo a valore negli ultimi dieci anni del 227%: undici volte in più rispetto ai mercati Ue e quasi il quadruplo sull’area geoeconomica Nordamericana».
«Congratulazioni a Veronafiere e Pacco Communication Group per aver realizzato un nuovo brand di promozione del vino attraverso la piattaforma Wine To Asia – commenta Michele Geraci, sottosegretario del Ministero allo Sviluppo Economico –. Si tratta di una modalità di approccio innovativa al crescente mercato asiatico. Come Italia dobbiamo approfittare di questo momento di grande attenzione per il nostro Paese da parte dei media e dei consumatori cinesi. Il Governo, dopo la firma del memorandum sulla Via della Seta e la creazione della Task Force Cina, conferma una volta di più il suo sostegno alle PMI che necessitano di guida e assistenza».
La città scelta per la nuova iniziativa è una delle aree più dinamiche della Cina, crocevia della GuangdongHong Kong-Macao Greater Bay Area che conta oltre 100 milioni di abitanti.
«Shenzhen ha il più alto tasso di crescita economica in Cina negli ultimi venti anni e sono presenti il 30% degli importatori totali di vino - sottolinea Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere -Inoltre, è la terza città per importanza economica dopo Pechino e Shanghai ed è considerata la città dell’innovazione e della comunicazione digitale. Vinitaly è il brand forte del vino italiano in Cina, un marchio riconosciuto su cui stiamo costruendo un modello di stile tutto italiano di promozione in Asia. L’evento è b2b, prevede nella fase di start up la presenza di 400 espositori e si configura fin da subito con un respiro internazionale».
La società prescelta per l’accordo è stata fondata nel 2009 si occupa di strategie online e offline di promozione in Cina nei settori wine&food e lifestyle e collabora con Veronafiere-Vinitaly già da sei anni, col quale promuove il fuori salone di Chengdu e i road show promozionali e culturali nelle città di prima e seconda fascia della Cina.
«Stiamo lavorando con Veronafiere dal 2014. Siamo partiti da Chengdu con il fuori salone, la più antica manifestazione dedicata ai vini e ai distillati in Cina e luogo simbolo della distribuzione che punta ad esaltare il segmento dei fine wines. Poi abbiamo contribuito ad ampliare il presidio di Vinitaly attraverso l’attività di roadshow in città di prima e seconda fascia. Questa lunga collaborazione ci ha permesso di conoscerci bene e raggiungere oggi questo accordo con l’obiettivo di cogliere nuove opportunità per il settore vitivinicolo sia in Cina che in Asia, mercati con la maggiore crescita potenziale al mondo», evidenzia Alan Hung, CEO di Shenzhen Pacco Cultural Communication Co., Ltd. Pacco Group Ltd è co-organizzatore, inoltre, di CFDF-China Food & Drink Fair e organizzatore del TAO Show, il fuori salone del vino di Chengdu, due tra le più importanti manifestazioni b2b su vino e spiriti in Cina.
Nel comparto wine ha una rete di contatti di oltre 60mila produttori internazionali, importatori e distributori cinesi.
Tra i partner e i clienti, anche Agenzia ICE, Vinexpo, JamesSuckling.com, Rhône Valley, Bordeaux Wine School, French Dairy Inter Branch Organization.
Un’operazione a cui plaude anche il sindaco di Verona, Federico Sboarina: “Verona è stato il primo comune italiano a stipulare un gemellaggio con la città cinese di Hangzhou su un palcoscenico incredibile come quello della Via della Seta. Il rapporto con la Cina deve essere culturale, ma devono anche crescere gli scambi in ambito commerciale, soprattutto nel settore vitivinicolo dove possediamo ora un nuovo importante asset come Wine To Asia, primi in Italia. Insieme alla Fiera e alle categorie economiche del territorio dobbiamo lavorare per mettere in rete fin da subito tutte le eccellenze che possono interessare il mercato cinese, non soltanto quelle agroalimentari. Penso ad esempio all’offerta turistica o a quella della stagione lirica in Arena”.
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venerdì 29 marzo 2019

Focus mercato Asia, by Vinitaly Nomisma Wine Monitor

 “Asia: la lunga marcia del vino italiano” a cura dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, marzo 2019.
Far East (import a 6,45 mld di euro) decisivo per sorti del vino mondiale, Nord America a un passo.
Asia Orientale, area geopolitica cresciuta di più nel decennio: +227%, 11 volte l'UE.
A Vinitaly in media a ogni edizione oltre 5.500 operatori provenienti da Asia Orientale.
Si lavora per la creazione di una piattaforma fieristica di proprietà in Cina.
• Export complessivo mondo: l’Italia chiude in positivo il 2018 (+3,3%, 6,149 mld di euro), ma comanda la Francia (9,334 mld di euro).
• L’Asia Orientale è l’area geopolitica dove l’import di vino è cresciuto di più a valore nell’ultimo decennio: +227% (6,45 mld di euro nel 2018).
• L’UE rimane il mercato più importante (13,3 mld di euro) ma in 10 anni cresce solo del 20%. Poi l’area del Nord America, a +65% e 6,95 mld di euro, tallonata dall’Asia.
• Tra i 10 top buyer, Cina e Hong Kong hanno registrato la crescita in valore più accentuata (import da mondo) negli ultimi 5 anni, con un tasso annuo di crescita a +14,9% e +11%.
• La variazione più bassa del quinquennio è invece quella dei 2 top buyer europei, Uk e Germania, rispettivamente a -2,3% e +1,2%.
• Asia Orientale: Francia leader con quota di mercato al 50% e oltre 3,2 mld di euro. Poi Australia (15,9%), Cile (8,9%) e Italia (6,5%; 5,9% in Cina).
• Asia orientale: le esportazioni di Bordeaux e Borgogna valgono oltre 1 mld di euro, più del quadruplo rispetto a tutti i rossi italiani.
• Asia Orientale: Italia al rallenty, cresciuta meno del mercato in tutti i principali Paesi.
• Asia Orientale: stime a 5 anni premiano Belpaese, in primis in Cina e Corea del Sud.
Far East un amore da 6,45 miliardi di euro.
Roma, 28 marzo 2019 - La domanda globale di vino dell’Asia Orientale* vale 6,45 miliardi di euro di import ed è prossima all’aggancio del Nord America (Canada e Usa), a 6,95 miliardi di euro.
Nella corsa al vino, l’Asia Orientale sta facendo gara a sé con un balzo a valore negli ultimi dieci anni del 227% (12,6% il tasso annuo di crescita): 11 volte in più rispetto ai mercati UE e quasi il quadruplo sull’area geoeconomica Nordamericana.
È il quadro di sintesi fatto oggi a Roma nel corso della presentazione del 53° Vinitaly dallo studio “Asia: la lunga marcia del vino italiano”, a cura dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor.
Secondo lo studio, il vino parla sempre più asiatico, con cui dialogano in particolare i francesi e – oggi più che mai – il ‘nuovo’ mondo produttivo, Australia e Cile che in alcuni paesi beneficiano di una politica dei dazi favorevole.
E l’Italia? Dallo studio emerge come a fronte di una tenuta in terreno positivo del sistema vino made in Italy a livello mondiale (+3,3% nel 2018 sull’anno precedente), la presenza in Asia Orientale sia ancora marginale rispetto alle potenzialità italiane.
Dei 6,45 miliardi di euro di importazioni registrate lo scorso anno in Cina, Giappone, Hong Kong, Corea del Sud (ma anche Vietnam, Taiwan, Tailandia, Filippine, Singapore e altre), la Francia – pur in calo – incassa infatti a valore il 50,2% della torta asiatica, per un equivalente di 3,24 miliardi di euro.
La quota di mercato italiana si ferma invece al 6,5% (419 milioni di euro), meno anche di Australia (15,9%, a 1 miliardo di euro) e Cile (8,9%).
Veronafiere, al lavoro per una piattaforma di proprietà.
Per il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese: “La lunga marcia italiana verso l’Asia si è rivelata in questi anni ancora più faticosa per la mancanza di una vera regia di sistema Paese. Dal punto di vista commerciale, la Cina e tutto il Far East offrono grandi opportunità per il made in Italy anche per la complementarietà delle produzioni. Per quanto ci riguarda, stiamo ponendo le basi per una presenza costante in Cina di Vinitaly e degli altri nostri settori di punta, come l’agritech, il design, il marmo, attraverso una piattaforma fieristica proprietaria dedicata.
La fatica nei bilanci dei nostri vini fermi deriva in buona parte dal mancato salto di qualità laddove la domanda è cresciuta di più – ha aggiunto il Ceo di Veronafiere, Giovanni Mantovani –, ma in questa analisi noi guardiamo al bicchiere mezzo pieno. Abbiamo i numeri, la qualità e il fascino per penetrare un mercato gigantesco, ma non servono proclami e solitarie fughe in avanti. Bisogna capire - prosegue Mantovani - che oggi per contrastare vecchi e nuovi competitor non serve più marciare in ordine sparso, bisogna correre in un’unica direzione e con un brand in grado di aprire la strada. Al prossimo Vinitaly,in termini di presenze espositive e metri quadrati netti il più grande di sempre, sono in media ad ogni edizione più di 5.500 gli operatori provenienti dal Far East. E nel corso dell’anno in Cina, tra i road show in calendario, l’Academy di Vinitaly International e le partnership fieristiche in corso e quello di nuovo ed importante stiamo realizzando saremo in grado di dare alle aziende e alle istituzioni un ulteriore supporto promozionale su quest’area strategica per il futuro dei nostri prodotti, non solo del vino”.
In Italia a passo di marcia, competitor di corsa.
Ma il futuro è tricolore l’Italia, secondo l’analisi condotta dal responsabile di Nomisma-Wine Monitor, Denis Pantini, è certamente cresciuta nelle vendite, ma meno dei suoi concorrenti: in Cina in 5 anni l’incremento italiano ha sfiorato l’80% mentre le importazioni da mondo hanno segnato un +106%.
Così a Hong Kong (+28% vs +67%) e in Corea del Sud (+36% vs +60%) e soprattutto in Giappone – il mercato più tricolore in Asia – dove il Belpaese non ha fatto meglio di un +3,4%, contro una domanda del Sol Levante cresciuta di quasi il 30%.
Per dirla in bottiglie, nel 2018 l’Asia Orientale ha importato quasi 93 milioni di bottiglie di Bordeaux (e 6 milioni di Borgogna), mentre il complessivo dei rossi Dop provenienti da Toscana, Piemonte e Veneto supera di poco i 13 milioni di bottiglie. Tradotto in valore, il rapporto è 11 a 1: 864 milioni di euro del solo Bordeaux contro 77 milioni dei rossi Dop delle 3 regioni italiane.
Il futuro si annuncia comunque interessante per il Belpaese, con un tasso annuo di crescita stimato dal nostro Osservatorio nei prossimi 5 anni che si prevede essere superiore ai consumi dell’area: fino all’8% in Cina, dall’1% al 2,5% in Giappone, complice l’accordo di partenariato economico, dal 5,5% al 7,5% in Corea del Sud e dal 3% al 4,5% a Hong Kong.
Vinitaly no limits.
La 53ª edizione del Salone Internazionale dei Vini e dei Distillati (7-10 aprile, Veronafiere) è sold out dallo scorso novembre nonostante l’aumento della superficie netta disponibile.
Tra le novità, il nuovo salone Vinitaly Design e l’Organic Hall.
Un’altra edizione in crescita per Vinitaly www.vinitaly.com che dopo un anno e 40 eventi promozionali e di formazione in Italia e all’estero, si prepara ad aprire con numeri in aumento.
L’area netta disponibile raggiunge i 100mila metri quadrati netti, mentre sono oltre 130 i nuovi espositori diretti, a cui si aggiungono gli indiretti e i rappresentati, che portano il numero totale di aziende a quota 4.600 da 35 nazioni e ad oltre 17mila le etichette a catalogo (dati in aggiornamento).
Confermata la formula di Vinitaly – business in fiera, wine lover in città – con Vinitaly and the City ( 5-8 aprile – www.vinitalyandthecity.com ), che sta garantendo da un lato un maggiore flusso di operatori professionali in fiera e una diminuzione voluta e controllata del visitatore appassionato a cui sono dedicate le iniziative in città.

Fonti: elaborazioni dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor su base doganale.
* Asia Orientale (anche Far East): Cina, Giappone, Hong Kong, Corea del Sud, Vietnam, Singapore, Tailandia, Taiwan, Malesia, Indonesia, Filippine, Maldive, Cambogia, Mongolia, Laos, Macao, Timor Est, Corea del Nord, Brunei, Birmania.

martedì 18 giugno 2013

Export vino ed energie rinnovabili.

Proprio in queste ultime settimane, è andato accentuandosi l'attrito tra Cina e Comunità Europea a proposito dei dazi doganali sulle importazioni; adottati reciprocamente come misure "anti-dumping", sia sull’importazione in Europa di pannelli solari fotovoltaici cinesi, sia sull’importazione in Cina di vini Comunitari.
La vicenda scaturisce dal fatto che Pechino, una volta percepito il forte interesse Comunitario verso le energie rinnovabili, prende la decisione di diventare monopolista nella produzione di pannelli solari, a questo scopo immettendo sul mercato europeo manufatti sotto costo.
In concreto Pechino allestisce una vera e propria operazione di “dumping”, finalizzata a stroncare qualsiasi velleità di concorrenza.
A seguito di questa situazione oggettiva venutasi a creare in Europa in ordine alla fornitura dei manufatti cinesi e per porvi in qualche modo rimedio cercando di ripristinare le corrette regole del mercato, si è arrivati a proporre a livello di Commissione Europea, l’adozione di misure “anti-dumping” (come appunto i dazi doganali sull'importazione di pannelli solari made in China).
Tale proposta a dire la verità, non ha trovato l’unanimità in sede Comunitaria ed anzi ha finito per ottenere un effetto opposto a quello voluto:
- da un lato aumentando le divisioni tra gli Stati, divaricando ancor più la distanza tra i paesi favorevoli come Italia, Francia, Spagna e quelli contrari (la Germania)
- dall’altro lato, rinsaldando l’asse privilegiato Berlino-Pechino.

(n.d.r.: apro e chiudo rapidamente una parentesi strettamente politica, per dire che anche un fatto relativamente circoscritto come questo, può essere considerato come il sintomo di un interesse diffuso ad ostacolare l’integrazione politica europea, allo scopo di relegare il Vecchio Mondo in posizione subordinata nel sistema globalizzato e mantenerlo soggetto debole nei rapporti di mercato).

Ma qual'è il ruolo del vino all’interno di questa vicenda?
Si dà il caso che a Pechino abbiano individuato nel settore agroalimentare, il possibile volano di sviluppo e di ripresa economica soprattutto per alcune aree geografiche della Comunità Europea: un settore strategico, in grado di dare prospettive e di riattivare le dinamiche di mercato in tempo di crisi.
Ebbene, la ritorsione cinese sui dazi europei andrebbe non a caso a colpire proprio il comparto vinicolo, che è uno dei driver di crescita dell'intero settore agroalimentare.
Minacciare di rialzare i dazi sull'import di vini europei (scesi dall'entrata della Cina in WTO nel 2002, dal 65% al 14%), significherebbe toccare un nervo scoperto, di fronte al quale la Comunità Europea non avrebbe la possibilità di rimanere indifferente.
La Cina realizzerebbe così l'obiettivo di costringere l'UE a rivedere la decisione di adottare misure “anti-dumping” nei confronti dei pannelli solari cinesi.
In sostanza si può affermare che Pechino abbia, in modo certamente strumentale e a tutela esclusiva dei suoi interessi, scatenato una vera e propria “guerra del vino” con l'Europa, nella piena consapevolezza che i paesi europei di tradizione vinicola consolidata, come ad esempio gli Stati mediterranei, non sarebbero mai in grado di rinunciare alle opportunità che un mercato in forte crescita come quello cinese, può offrire sia attualmente che in prospettiva.