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venerdì 3 luglio 2026

Matelica Wine Festival 2026, programma

Dal 10 al 12 luglio torna il Matelica Wine Festival: tre giorni dedicati al Verdicchio di Matelica, alle cantine del territorio, al piacere di vivere la città con un calice in mano🥂
Convegni, banchi d'assaggio, masterclass, cena degustazione. 
Sono almeno tre le considerazioni che permettono di distinguere il Verdicchio di Matelica da quello dei Castelli di Jesi:
• La prima è di carattere quantitativo, la superficie vitata del primo è dieci volte inferiore;
• La seconda è data dalle condizioni pedoclimatiche, poiché il comprensorio di Matelica è l’unico in tutte le Marche che corre parallelo alla costa Adriatica, nel senso che non c’è comunicazione con il mare e di conseguenza il clima è di tipo continentale;
• La terza è che l’enclave di Matelica ha prodotto nel corso del tempo una particolare selezione del vitigno Verdicchio, frutto dell’adattamento a condizioni pedoclimatiche profondamente diverse da quelle del fratello di Jesi.
Due sono i disciplinari di produzione a tutela di altrettante Denominazioni: Verdicchio di Matelica Doc o Matelica Doc istituita nel 1967 e Verdicchio di Matelica Docg o Matelica Docg istituita nel 2010.
La zona di produzione è la stessa per entrambe e comprende in tutto o in parte il territorio amministrativo di 8 comuni, 6 in provincia di Macerata (Matelica, Esanatoglia, Gagliole, Castelraimondo, Camerino, Pioraco) e 2 in provincia di Ancona (Cerreto D'Esi e Fabriano).
Matelica Doc prevede 3 tipologie: Verdicchio di Matelica, Verdicchio di Matelica spumante, Verdicchio di Matelica passito.
Matelica Docg prevede la sola tipologia Riserva, con periodo d'invecchiamento obbligatorio di almeno 18 mesi a partire da 1 dicembre dell'anno della vendemmia.
Programma Matelica Wine Festival 2026
🍽️ Cena degustazione su prenotazione
📩 segreteria.matelicadoc@gmail.com
📞 366 975 0011 / 392 690 2304
21 cantine partecipanti
Sede:
via Umberto I, 22
62024 Matelica (Mc)
ℹ️ Info:
366 975 0011
348 886 8022
392 690 2304

martedì 2 giugno 2026

Birra bionda Monovasia, Agri Birrificio Jester

Birra bionda Monovasia, birrificio agricolo Jester.
Stile IGA (italian grape ale).
Prodotta da azienda agricola biologica Porziuncola di Morlacca Erri, Agri Birrificio Jester con sede in 63848 Petritoli (Fm), distribuita e cooprodotta da Vigneti Santa Liberata con sede e punto vendita in Via Nazionale 194 a Lido di Fermo, 63900 Fermo (Fm).
Info e tasting.
Birra bionda di alta fermentazione, brassata con malto aziendale, arricchita di luppolo, lieviti e mosto di uva Malvasia, secondo lo stile IGA che unisce due antiche tradizioni contadine, la vinicola e la brassicola.
Aspetto: colore giallo dorato con una delicata velatura.
Bouquet e sapori: sentori di malto e del mosto d’uva che la caratterizza, con profili di fiori bianchi, frutta a pasta gialla e tropicale, poco luppolata quindi con tratto amarotico basso, carbonazione medio alta per conferire leggera effervescenza e piacevole freschezza finale.
Abbinamenti: primi piatti, tagliere di formaggi, fritti, pesce, pizza.
Ingredienti: acqua, malto d’orzo, mosto d’uva vitigno malvasia, luppolo, lievito.
Temperatura: 5-7 °C.
IBU (acronimo di International Bitterness Unit, la scala internazionale impiegata per misurare l’amaro di una birra) 17 (media IGA tra 10 e 30).
Stile: Iga (italian grape ale), riconosciuto ufficialmente in Beer Judge Certification Program (BJCP) nel 2015. 
ABV: 5%
Bottiglia: 33 cl. e 75 cl.
La birra stile IGA (Italian Grape Ale) è uno stile birrario italiano unico, che fonde birra e vino grazie all'aggiunta di mosto d'uva, in questo caso mosto d'uva Malvasia di Vigneti Santa Liberata.
You Tube short:

martedì 5 maggio 2026

Tartrati, deposito, sedimenti nel vino

Trovate sul fondo o sul tappo di una bottiglia di vino bianco dei piccoli cristalli?
Sono innocue precipitazioni di tartrati e significano che il vino “ha sentito il freddo”.
Quei piccoli cristalli che occasionalmente possiamo trovare sul fondo della bottiglia o sul tappo quando questa è stata conservata in posizione orizzontale, sono i tartrati, prevalentemente sali di potassio dell'acido tartarico (bitartrato di potassio o cremor tartaro), presenti naturalmente nel vino.
In seguito a repentini sbalzi di temperatura, possono precipitare, depositarsi e raramente tornare a sciogliersi nella bevanda.
Gli elementi che sedimentano sul fondo della bottiglia (deposito) o sul tappo, sono generalmente tollerabili.
Anche i vini rossi possono lasciare deposito sul fondo o sulle pareti della bottiglia.
Un rosso importante con qualche anno di invecchiamento presenta un sedimento polveroso?
Sono le sostanze coloranti (tannini e antociani) che, per fenomeni chimico-fisici avvenuti durante l'invecchiamento, polimerizzano e diventano insolubili.
Non pregiudicano affatto la qualità, anzi significano che quel vino, prima di essere imbottigliato, è stato spogliato il meno possibile dei suoi costituenti instabili e ha subìto pochi trattamenti in fatto di chiarifica e filtrazione.
In certi casi il deposito, anziché raccogliersi sul fondo, aderisce alle pareti della bottiglia (“camicia”).
Si tratta di sostanze coloranti idrolizzate ed è in genere, indice di un vino molto vecchio, vinificato alla “vecchia maniera”.
Eventuale “camicia” nei vini giovani appena imbottigliati, è invece, assolutamente inaccettabile ed è sintomo di poca accuratezza nella modalità di vinificazione.
Oggi la tendenza di molti produttori è quella di mettere in commercio vini “finiti”, ovvero senza più sostanze che possano facilmente fermentare, quindi provocare deposito.
Una piccola aggiunta di anidride solforosa al momento dell’imbottigliamento neutralizza temporaneamente i fermenti sopravvissuti.
Se poi si ricorre alla filtrazione sterile o alla pastorizzazione, ogni residuo microbico è eliminato.
In quest'ultimo caso, avremo vini assolutamente limpidi e stabili nella limpidezza, a scapito però della vivezza del vino, che perde senz'altro in aromi e in bouquet.
Accettiamo dunque il deposito, segno di un vino ricco, vivo e attivo nel suo invecchiamento.
L’importante, ai fini della degustazione, è che i depositi rimangano fermi sul fondo della bottiglia.
fonte Slowine:
https://www.slowfood.it/slowine/quando-il-vino-e-torbido-o-lascia-depositi/

martedì 21 aprile 2026

Masterclass Rosso Piceno Superiore, Vinitaly 2026

Nel corso dell'edizione 58 di Vinitaly, degustazione guidata dai sommelier di Ais Marche, organizzata dal Consorzio Vini Piceni, dal titolo: "Rosso Piceno Superiore, eccellenza marchigiana, espressione di un territorio".
Il tema di fondo è stato il concetto del tutto vinicolo di "terroir", espressione francese che coniuga contesto pedoclimatico e fattore umano al fine di tradurre il tratto distintivo delle produzioni: da un lato quindi le caratteristiche chimico fisiche del terreno, l'esposizione, il microclima, dall'altro il background vitivinicolo maturato su storie di vita, di vigna, di cantina.
La degustazione ha inteso appunto rivendicare il ruolo della tipologia Superiore come driver dell'areale di riferimento.
Zona di produzione Doc: la Denominazione d'Origine Controllata Rosso Piceno o Piceno, istituita nel 1968, è la più vasta della regione Marche poichè comprende 4 delle 5 province marchigiane, con esclusione della provincia di Pesaro-Urbino, della zona del Rosso Conero in provincia di Ancona e di tutta la fascia collinare sub appenninica.
Solo nella parte meridionale di tale macro area, delimitata a sud dalla via Salaria e a nord dalla strada Ripatransone-Grottammare, può essere prodotta la tipologia Superiore.
In occasione dell'evento veronese i responsabili del Consorzio Vini Piceni hanno tuttavia fornito un'anticipazione su un possibile ampliamento futuro di tale zona produttiva, previa richiesta al Ministero di modifica del Disciplinare di Produzione.
La menzione Superiore in etichetta, forse una caso più unico che raro in Italia, ha una duplice valenza: geografica e produttiva.
- La prima valenza equivale alla menzione "Classico" utilizzata in altre Denominazioni e sta quindi a circoscrivere l'area storicamente vocata, a tale proposito è utile ricordare che riferimenti storico documentali comprovano tale vocazione territoriale, in particolar modo il trattato "De Naturalis Vinorum Historia" risalente al 1596 dell'archiatra pontificio Andrea Bacci originario di Sant'Elpidio a Mare (Fm), dove nel 5° dei 7 libri nei quali si occupa della storia, delle caratteristiche delle varietà, degli usi e delle virtù dei vini allora conosciuti, il Bacci introduce "In Picenis", un percorso enologico della zona, partendo da Ascoli Piceno e dalla valle del Tronto "dove si producono vini assai potenti, specialmente nelle zone dove giunge l’area del mare " (Cit. Autore).
- La seconda valenza, quella produttiva, fa invece riferimento a disposizioni del Disciplinare di Produzione più restrittive rispetto alla tipologia normale, per ciò che concerne ad esempio le rese, il titolo alcolometrico, la messa in commercio: solo per la tipologia Superiore è previsto un obbligo d'invecchiamento minimo, non può infatti essere immessa al consumo in data anteriore al 1° novembre dell'anno successivo alla vendemmia.
Base Ampelografica Doc: uve Montepulciano dal 35 al 85 %, uve Sangiovese dal 15 al 50%, possono inoltre concorrere da soli o congiuntamente, fino ad un massimo del 15% tutti gli altri vitigni non aromatici, a bacca rossa, idonei alla coltivazione nella Regione Marche.
Tasting notes
1) Rosso Piceno Superiore Doc 2023 Picus, Simone Capecci
13,5% vol.
Montepulciano 70% e Sangiovese 30%, macerazione 14 giorni in acciaio, maturazione 12-15 mesi in rovere.
Appare rosso rubino, profumi sottili, fiori e frutti rossi, medio corpo.
2) Rosso Piceno Superiore Doc 2022 Vigna Messieri, Cocci Grifoni
14% vol.
50% Montepulciano e 50% Sangiovese, macerazione in acciaio 10-12 giorni, maturazione in botti di rovere da 50 ettolitri per circa 18 mesi.
Siamo sulla falsariga del precedente, ma con maggiore incidenza della carica acidica e tannica.
3) Rosso Piceno Superiore Doc 2022 Podere72, Poderi San Lazzaro
14,5% vol.
50% Montepulciano e 50% Sangiovese, macerazione in acciaio 6-8 giorni, maturazione in barrique 16 mesi.
Si sale di struttura, frutto nero maturo, speziatura, cacao, dinamicità fino in chiusura.
4) Rosso Piceno Superiore Doc 2022 Oro, De Angelis
14% vol.
Montepulciano 70% e Sangiovese 30%, macerazione 10-15 giorni, maturazione 15 mesi in rovere grande stagionato e parte in barrique.
Rosso rubino con riflesso amaranto, diretto e verticale sia al naso che al palato, note di frutto nero maturo, ma anche sfumature abbastanza inaspettate, perlomeno per quanto mi riguarda, di tipo erbaceo e pirazinico che ricordano grafite e bosso.
5) Rosso Piceno Superiore Doc 2022 Il Caimano, Collevite
14,5% vol.
80% Montepulciano, 10% Sangiovese e altri, macerazione 10-15 giorni in acciaio, maturazione in rovere 12 mesi.
Rosso rubino carico, impronta matura, spessore materico, frutto nero, vaniglia e spezie dolci, tannini, spalla acidica marcata specie in chiusura.
6) Rosso Piceno Superiore Doc 2022 Castellano, Cantina dei Colli Ripani
14% vol.
70% Montepulciano e 30% Sangiovese, macerazione 28 giorni in acciaio, maturazione in rovere 18 mesi.
Rosso rubino, note di vaniglia e ciliegia, spezie dolci, cannella, equilibrato e scorrevole al palato.
7) Rosso Piceno Superiore Doc 2022 Roggio del Filare, Velenosi
14,5% vol.
70% Montepulciano e 30% Sangiovese, macerazione in acciaio 28 giorni, maturazione in barriques nuove 18 mesi.
Rosso rubino con riflesso amaranto, liquirizia, note boisèe, marasca sotto spirito, frutti maturi e fiori, viole e amarene, corpo e finezza, complessità.
Vino di pregio.
8) Rosso Piceno Superiore Doc 2020 Morellone, Le Caniette
14% vol.
70% Montepulciano e 30% Sangiovese, macerazione 28 giorni in acciaio, maturazione in barrique 24 mesi.
Rosso rubino carico, note balsamiche a mentolate, ritroviamo anche qui accenni floreali di viola, ma soprattutto amarene, ciliegia sotto spirito e in confettura, frutti neri a dare profondità e impronta matura.

mercoledì 11 marzo 2026

Castelli di Jesi la nuova Docg, Verdicchio Riserva tasting

Presentazione della nuova Docg che andrà a regime dalla vendemmia 2026 e degustazioni Verdicchio Riserva Docg nella veste ancor oggi in vigore.
L'evento a cura di Imt (Istituto Marchigiano Tutela Vini) e Ais Marche, si è tenuto il 6 marzo 2026 nell'ambito della 34^ edizione di Tipicità Festival svoltasi 6-7-8 marzo presso il quartiere fieristico Fermo Forum a Fermo in regione Marche.
L'istituzione della nuova Docg Castelli di Jesi (la menzione Verdicchio sarà facoltativa), si è resa necessaria per modulare la normativa alla zona di produzione a Denominazione: un palcoscenico produttivo complesso, con oltre 2.300 ettari vitati, circa 400 produttori, notevole fittezza d'impianto su superficie vitata relativamente limitata, comprendente in tutto o in parte il territorio amministrativo di una venticinquina di comuni marchigiani intorno al fiume Esino, quasi tutti in provincia di Ancona e un paio in provincia di Macerata.
La nuova Docg sarà parallela alla vecchia Doc che non verrà dismessa, ma modificata in alcuni paragrafi relativi ad esempio al confezionamento e per ciò che concerne la produzione della tipologia Superiore che sarà consentita anche fuori dall'area Classica.
In sostanza l'iniziativa di Imt ha inteso stralciare la nuova Docg dalla Doc istituita nel lontano 1968, per una serie di motivi:
1) recepire le disposizioni UE in materia di etichettatura, volte a tutelare la menzione di territorio e non la menzione di vitigno in caso di omonimie o similitudini
2) disporre di un disciplinare più restrittivo (ad esempio rese per ettaro inferiori a 100 q.) finalizzato ad implementare profilo identitario e qualità media
3) favorire politiche di prezzi non appiattite sul criterio del massimo ribasso.
Lo schema della nuova Docg Castelli di Jesi
Abbiamo degustato 6 Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Docg attualmente in commercio: 6 interpretazioni diverse, accomunate dall'intento di coniugare struttura, finezza, tratto varietale.
Il disciplinare della Docg Riserva entrato in vigore nel 2010, prevede un obbligo d'invecchiamento minimo di 18 mesi, di cui almeno 6 in bottiglia.
Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Docg Classico 2022 Milletta, Sartarelli
14% vol.
Giallo paglia luminoso, con riflesso verde/oro.
Acciaio e bottiglia.
Fiori gialli, aspersioni di tipo vegetale e minerale, foglia di pomodoro e pietra bagnata.
Sferzante al palato, limonato, succoso, sapido, non lunghissimo.
Bottiglie prodotte 7.000
Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Docg Classico 2022 San Paolo, Pievalta
13,5% vol.
Giallo paglierino scarico.
Acciaio, cemento, botte grande e bottiglia.
Finezza olfattiva e gustativa, in particolar modo al palato appare ben bilanciato, scorrevole, agrumato e floreale, sapido in chiusura.
Bottiglie prodotte 21.300
Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Docg Classico 2022 Gaiospino, Fattoria Coroncino
14,5% vol.
Giallo paglia, tendente al verde/oro.
Cemento, legno piccolo e bottiglia.
Profilo gustolfattivo ben marcato, polpa fruttata stramatura, nespole e agrumi, vira su frutto a guscio, nocciola.
Corposo, sapido, lungo.
Bottiglie prodotte 11.000
Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Docg Classico 2021 Oltretempo del Pozzo Buono, Vicari
14% vol.
Giallo paglia verdolino.
Acciaio e bottiglia.
Impronta vegetale e minerale, anice, foglia di pomodoro, pietra bagnata.
Ricco e succoso al palato, polpa agrumata, citrino e lungo.
Bottiglie prodotte 1.520
Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Docg Classico 2021 Crisio, Casalfarneto
13,5% vol.
Giallo paglierino con riflesso verde/oro.
Legno piccolo, acciaio, bottiglia: tre fasi di vendemmia, anticipata, normale e leggermente surmatura, ma solo la prima fa legno piccolo.
Tonalità di tipo vegetale, frutto ben maturo, cedro, uva passa, crema pasticcera.
Approccio complesso, suadente, passion fruit, recupera sprint e impronta citrina nel finale.
Bottiglie prodotte 10.000
Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Docg Classico 2020 Dino, Filodivino
14% vol.
Giallo paglia tendente al verde/oro.
Acciaio e bottiglia.
Impronta matura, frutta gialla, avvolgenza, buccia di limone.
Toni amarotici di mandorla nel finale asciugante.
Bottiglie prodotte 3.800

lunedì 2 marzo 2026

Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc 2020 Arnaldo, Santa Barbara winery

Vino fuori dagli schemi, dedicato dal produttore Stefano Antonucci, al padre Nicola detto Arnaldo: un vino fatto a modo suo.
Si tratta in sostanza di Verdicchio in versione "orange", ovvero di vino macerato sulle bucce fino a fine fermentazione in acciaio, vinificato con lieviti indigeni e senza filtrazione, al fine di enfatizzare l'impronta autentica, in qualche modo ribelle.
Appare di colore ramato carico, non tanto a causa dello stato evolutivo, quanto per una scelta mirata proprio per questa etichetta, rara e sovversiva.
Fatica ad aprirsi in prima battuta, beneficia di prolungata ossigenazione.
Il primo impatto è di tipo affumicato, tostato, alcolico, in seconda battuta emergono erbe officinali e una piega fruttata di tipo surmaturo, mandorla amara, frutta secca e frutta gialla, albicocca matura, pesca percocca e lieviti.
La trama tannica è percepibile nel finale.
Vino certamente non facile, diverso dal solito, ripropone uno stile arcaico alla ricerca delle radici perdute.
In abbinamento su cucina di mare e di terra, carni bianche, trancio di pesce spada affumicato, spaghettoni ai frutti di mare.
Degustata la 329 delle 1667 prodotte nell'annata.
Valutazione @avvinatore 89/100.
spaghettoni pastificio Di Mauro ai frutti di mare, cozze e vongole
Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc 2020 Arnaldo
14% vol.
Cantina Santa Barbara di Stefano Antonucci
Borgo Mazzini, 35
60010 Barbara (An) ITALY
Tel. (0039) 071.9674249
Fax: (0039) 071.9674263
E-mail : info@vinisantabarbara.it
https://www.santabarbara.it/

martedì 27 gennaio 2026

Vitigno Famoso, Marche Bianco Igt 2021 il Grottino, Bruscia winery

Vitigno Famoso, di nome ma non di fatto, poichè, mi pare di poter dire, poco conosciuto da parte del mercato vasto.
E' diffuso prevalentemente in Romagna e nelle Alte Marche in provincia di Pesaro/Urbino, ma anche all'estero cioè a San Marino la cosiddetta "terra di mezzo del Famoso": https://vinidiconfine.blogspot.com/2017/04/san-marino-terra-di-mezzo-del-famoso.html
Il vitigno è presente nell'elenco dei vitigni idonei alla coltivazione in Emilia Romagna ed è stato in osservazione a partire dal 2021 in quello della regione Marche; poichè tale periodo d'osservazione ha scadenza triennale, nel 2024 è stato inserito anche nell'elenco dei vitigni idonei alla coltivazione in regione Marche.
Da qui in avanti può quindi essere citato in etichetta nei vini a Indicazione Geografica marchigiani o anche entrare nella composizione varietale dei vini a Denominazione d'Origine.
Famoso è uno degli oltre 600 vitigni autoctoni che pongono l'Italia sul gradino più alto del podio in fatto di biodiversità viticola per ciò che concerne le uve da vino, perlomeno in base alle statistiche redatte dall'Oiv (Organismo Internazionale della Vigna e del Vino).
Il vitigno ha caratteristiche semiaromatiche, affini a Riesling Renano (semiaromatico poichè esprime i propri caratteri peculiari con la trasformazione delle uve, a differenza dei vitigni aromatici che li esprimono già dall'acino d'uva maturo).
Tali caratteri vertono, in estrema sintesi, su note fruttate e floreali, leggiadre ma anche di bell'ampiezza e intense, come ad esempio frutta gialla e tropicale, pesca nettarina, fiore di tiglio, a cui si aggiunge una dotazione minerale che tende a virare sull'idrocarburico; l'insieme di queste caratteristiche può farmelo individuare in posizione intermedia tra Malvasia di Candia e Riesling Renano.
Marche Bianco Igt 2021 il Grottino
13,5% vol.
La scelta aziendale si è indirizzata su una vendemmia né anticipata né ritardata in modo tale da preservare l’impronta aromatica, senza esasperarla: una soluzione intermedia che ha evitato il rischio di vino poco espressivo oppure stucchevole, a seconda dei casi. 
Vinificato in acciaio, si presenta giallo paglia luminoso.
Sia al naso che al palato il quadro appare fresco di frutto e floreale, oserei dire leggiadro, caratterizzato da note di frutto tropicale, pesca nettarina, rose e fiori di tiglio.
Quadro ricco e dinamico, corroborato da sottile mineralità che vira sull'idrocarburico e amplifica sensazioni, profumi, sapori, persistenza.
Versatile nell'abbinamento, ad esempio su frittata con asparagi o a tutto pasto su cucina di mare, canocchie bollite, spaghetti alle vongole, pesce al forno.
Valutazione @avvinatore 91/100
Abbinato su
tagliatelle verdi all'uovo, con gamberi e pomodori
Azienda Agricola Bruscia
Indirizzo: Strada Cerasa 11/a
61039 San Costanzo (Pu) – Marche – Italy
Coordinate GPS:Lat: 43.75543067573515 – Long:13.04867714217528
Tel: 0721 954801 | 0721 1626822 | Cell. 336331664
Email: info@brusciavini.it
Web: https://www.brusciavini.it/
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Vitigno Famoso nelle Marche, basic info

martedì 2 dicembre 2025

Degustazione Grenache il Bordò marchigiano, Rosso di Sera Winefestival

Nel corso della 3^ edizione di Rosso di Sera Winefestival, tenutasi presso Villa Bonaparte a Porto San Giorgio (Fm) 28-29-30 novembre 2025 a cura di"Luce e Sentieri" agenzia specializzata in organizzazione eventi, masterclass 𝐂𝐈𝐍𝐐𝐔𝐀𝐍𝐓𝐀 𝐒𝐅𝐔𝐌𝐀𝐓𝐔𝐑𝐄 𝐃𝐈 𝐑𝐎𝐒𝐒𝐎, degustazione guidata di 𝐆𝐫𝐞𝐧𝐚𝐜𝐡𝐞, il Bordò marchigiano, a cura di 𝐏𝐢𝐞𝐫𝐥𝐮𝐢𝐠𝐢 𝐆𝐨𝐫𝐠𝐨𝐧𝐢, sommelier, docente e scrittore.
La produzione del vitigno è circoscritta al sud delle Marche, in provincia di Ascoli Piceno, sono infatti appena una decina le aziende di tale areale che coltivano Grenache, noto in Italia anche con sinonimi come Cannonau, Alicante, Tai Rosso, Granaccia, Bove Nero.
La menzione "Bordò" non è più consentita in etichetta, poichè gli organismi preposti, a seguito di analisi sul Dna, hanno respinto in toto le richieste dei produttori marchigiani mirate ad ammettere il Bordò come varietà a sé stante o in subordine come sinonimo di Grenache.
Abbiamo degustato 9 etichette di altrettante cantine; vini di alta gamma per valori qualitativi, ma anche per valori di prezzo, si va infatti da un minimo di 50 euro a un massimo di 240 euro.
Si tratta in sostanza di vini di nicchia, prodotti in pochi esemplari, ben al di sotto della quarta cifra in produzione media annua per ciascuna cantina; vini certamente non immediati, anche impegnativi per i recettori sensoriali, mirati quindi ad un target interessato a decifrarli.
La degustazione ha messo in evidenza il comune denominatore varietale, costituito da connotazioni di tipo selvatico, speziato e d'erbe aromatiche, nonchè da tonalità balsamiche e mentolate, ma anche proposto declinazioni differenti del vitigno, interpretazioni differenti per ciò che concerne ad esempio cromatismi più o meno concentrati, succosità fruttata più o meno presente, sovraestrazione più o meno spinta.
Marche Rosso Igt 2020 La Ribalta, Pantaleone
14% vol.
Rosso granato con trasparenze sull'unghia.
Intenso e complesso, ricco d'estratti, frutto maturo, mora di rovo e mirtillo, tratto balsamico tostato, bacche di ginepro, tannino sottile, elegante al palato.
Marche Igt Alicante 2020 Ruggine, Clara Marcelli
13,5% vol.
Mediamente intenso al naso, appare roso granato scarico, con tendenza all'aranciato sull'unghia.
In fase olfattiva tende al terroso e al sottobosco, viceversa in bocca emerge il frutto, la mora e la ciliegia, veicolato da notevole carica acido-sapida.
Marche Rosso Igt 2020 Rossomatò, Valter Mattoni
14,5% vol.
Rosso granato con riflesso rubino, ricco di frutto e generoso sia al naso che al palato, porta in evidenza connotazioni floreali di rosa canina, ribes rosso e mirtilli.
Fresco al palato e succoso.
Frutto carnoso e persistenza.
Candidato ad uno dei posti sul podio.
Marche Rosso Igt 2020 Isra, Maria Letizia Allevi
14% vol.
Rosso granato con trasparenze.
Stato evolutivo avanzato, note affumicate e tostate, sentori terrosi, frutto sovrastato da note terziarie, balsamiche, mentolate e d'erbe aromatiche.
Tende all'ossidativo in chiusura.
Marche Rosso Igt 2020 Red, Cameli Irene
13,5% vol.
Rosso rubino concentrato, impenetrabile.
Frutto succoso e ben maturo, anche in confettura, ricco e fresco su note di mora di rovo, bacche di ginepro e accenni d'arancia sanguinella.
Lunga gittata in retrogusto e margini evolutivi.
Marche Rosso Igt 2020 Pistò, Poderi San Lazzaro
14,5% vol.
Rosso granato con riflesso rubino e trasparenze sull'unghia.
Frutto succoso, oserei dire carnoso.
Scattante di frutto nero polposo e ben maturo.
Coda sapida e iodata, incrementa la persistenza retronasale e gustativa.
Marche Rosso Igt 2020 Michelangelo, Dianetti
13,5% vol.
Rosso granato con trasparenza sull'unghia.
Quadro organolettico impegnato su due fronti: in prima istanza appare suadente, vanigliato, arrotondato nel tratto selvatico, poi sviluppa carica acidica impertinente fino in chiusura.
Due fasi che sembrano ancora non completamente integrate.
In ogni caso, tannino levigato e afflato internazionale, di ampio orizzonte.
Marche Igt Grenache 2020 Cinabro, Le Caniette
14% vol.
Rosso granato con trasparenze e riflesso rubino.
Note idrocarburiche, pepe verde, tonalità liquorose e ossidative.
Al palato sensazioni tostate profonde, frutta cotta e stramacerata.
Beneficia di prolungata ossigenazione.
Marche Rosso Igt 2022 Kupra, Oasi degli Angeli
14,5% vol.
Rosso granato con riflesso rubino.
Vino calibrato al millimetro, intensità e complessità procedono di pari passo, tutte le sensazioni appaiono centellinate, mai sopra le righe in tutte le fasi di degustazione.
Quadro di ampio respiro, sviluppa sensazioni di vario tipo, che vanno da cuoio e idrocarburo, a caffè espresso e pepe verde, da note floreali di rosa canina, a mora di rovo e frutto nero stramaturo.
Il legno d'affinamento è nuovo, ma totalmente integrato e mai sovrastante.
Sensazioni sottili e ben calibrate su tutto il fronte d'attacco.
Ciononostante in bocca è viscerale, complesso, capace di sommare sottigliezze, di gran corpo ed elegante.
Vino di pregio.
Candidato al gradino più alto del podio.
Rosso di Sera Wine Festival 2025, tasting Grenache
You Tube shorts:

martedì 11 novembre 2025

Rubicone Igt Rosato 2018 L'Animo Rosato, Tenuta Saiano

Può capitare di degustare un vino rosato a distanza di sette anni dalla vendemmia per due ordini di motivi, averselo dimenticato in cantina, provare a misurarne i limiti di tenuta.
Nel caso mio, il secondo motivo è effetto diretto del primo.
Stappo la bottiglia e trovo la sorpresa, il vino non ha nulla di roseo, si presenta infatti di colore ramato carico con riflesso dorato, rientrando quindi a pieno titolo nella categoria "ramato" della nuova tabella analitico descrittiva Ais, probabilmente elaborata proprio per comprenderci anche i vini del cosiddetto "quarto colore" o "orange wines", che nella tabella precedente, ormai obsoleta, non erano stati presi in considerazione.
Si tratta in sostanza di un "orange wine" o vino macerato, in ordine al quale posso però soltanto fare delle ipotesi per ciò che concerne varietà di uve utilizzate e modalità di vinificazione, non suffragate cioè da dati documentali in assenza di una scheda tecnica ufficiale.
Probabilmente questo vino è stato ottenuto da uve Grechetto Gentile, detto localmente Rebola, sinonimo di Pignoletto, oppure da uve Trebbiano Romagnolo, in ogni caso si è proceduto a una macerazione piuttosto lunga con le bucce, al fine di arricchire non solo di colore, ma anche di profumi, di sapori, di corpo; è possibile che tale fase sia avvenuta in acciaio o cemento oppure in quevri (anfore di terracotta) di origine Georgiana.
Rubicone Igt Rosato 2018 L'Animo Rosato
12,5% vol.
Vino complesso, corposo, proiettato su tonalità iodate e sassose, pietra focaia e idrocarburo, fiori essiccati e bosso, anice e albicocca, canditi e pasticceria.
In bocca è bene equilibrato, è fresco e sapido, esprime appieno la rilevante dotazione minerale, quella agrumata coadiuva, stimola la salivazione, rinfresca il palato; vira sull'ammandorlato in chiusura.
Vino di qualità e struttura, esce vincente dalla sfida contro il tempo, chiama piatti di pari spessore, zuppe di pesce, gamberi al forno.
Valutazione @avvinatore 91/100
Tenuta Saiano
Via Casone 35
47825 Montebello di Poggio Torriana (Rn)
+39 0541 675515
info@tenutasaiano.it
https://tenutasaiano.it/
La degustazione smentisce totalmente le aspettative pre-degustazione in video:
Rubicone Igt Rosato, Tenuta Saiano
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martedì 5 agosto 2025

Conero Docg istituita la tipologia Rosato, modifica al disciplinare di produzione

La Docg Conero istituita nel 2004 al fine di stralciare la tipologia Riserva dalla Doc Rosso Conero istituita nel 1967, si arricchisce di una seconda tipologia: Conero Docg Rosato o Rosa, in versione vino fermo.
Qui di seguito i dati salienti della modifica al disciplinare di produzione, entrata da poco in vigore in Italia a seguito della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.
La richiesta di modifica a suo tempo avanzata dall'organismo preposto (consorzio di tutela vini IMT), è stata approvata dal Ministero, dopo aver acquisito i pareri favorevoli di Regione Marche e del Comitato Nazionale vini Dop e Igp.
Gazzetta n. 156 del 8 luglio 2025
MINISTERO DELL'AGRICOLTURA, DELLA SOVRANITA' ALIMENTARE E DELLE FORESTE
DECRETO 24 giugno 2025
Approvazione di una modifica ordinaria al disciplinare di produzione della denominazione di origine controllata e garantita dei vini «Conero».
La proposta di modifica del disciplinare è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana - serie generale - n. 113 del 17 maggio 2025, a fini di opposizione a livello nazionale.
Entro il termine di trenta giorni dalla data di pubblicazione della suddetta proposta di modifica non sono pervenute opposizioni.
Ritenuto pertanto, di dover approvare la modifica ordinaria del disciplinare di produzione della denominazione di origine controllata e garantita dei vini «Conero», il Ministero ha proceduto alla pubblicazione del decreto di approvazione, contenente il disciplinare di produzione consolidato modificato, nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana e sul sito internet del Ministero dell'Agricoltura della Sovranita' Alimentare e delle Foreste (MASAF), nonchè ha proceduto, entro un mese dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, alla comunicazione dell'approvazione della modifica ordinaria in questione, alla Commissione Europea tramite apposito sistema digitale previsto dal regolamento Ue.
In Ue la modifica del disciplinare di produzione entra in vigore dal giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Europea.
Possiamo quindi affermare che l'iter burocratico sia ad oggi completato.
La zona di produzione di Conero Docg è molto ristretta e corrispondente al territorio amministrativo di 7 comuni della provincia di Ancona: Ancona, Camerano, Offagna, Numana, Sirolo e parte del territorio dei comuni di Osimo e di Castelfidardo, tutt'intorno al promontorio del Monte Conero che dà il nome alla Denominazione.
Base ampelografica per entrambe le tipologie oggi previste:
Montepulciano minimo 85%, eventuale saldo Sangiovese massimo 15%.
Immissione al consumo:
- la tipologia Riserva, prima di essere immessa al consumo, deve essere sottoposta ad un periodo d'invecchiamento di almeno due anni che decorre dal 1° novembre dell'anno di produzione delle uve
- la tipologia Rosa o Rosato, non può essere immessa al consumo prima del 1° gennaio dell'anno successivo a quello della raccolta delle uve.
Fonte:
http://www.gazzettaufficiale.biz/atti/2025/20250156/25A03711.htm