Si tratta in sostanza di Verdicchio in versione "orange", ovvero di vino macerato sulle bucce fino a fine fermentazione in acciaio, vinificato con lieviti indigeni e senza filtrazione, al fine di enfatizzare l'impronta autentica, in qualche modo ribelle.
Appare di colore ramato carico, non tanto a causa dello stato evolutivo, quanto per una scelta mirata proprio per questa etichetta, rara e sovversiva.
Fatica ad aprirsi in prima battuta, beneficia di prolungata ossigenazione.
Il primo impatto è di tipo affumicato, tostato, alcolico, in seconda battuta emergono erbe officinali e una piega fruttata di tipo surmaturo, mandorla amara, frutta secca e frutta gialla, albicocca matura, pesca percocca e lieviti.
La trama tannica è percepibile nel finale.
Vino certamente non facile, diverso dal solito, ripropone uno stile arcaico alla ricerca delle radici perdute.
In abbinamento su cucina di mare e di terra, carni bianche, trancio di pesce spada affumicato, spaghettoni ai frutti di mare.
Degustata la 329 delle 1667 prodotte nell'annata.
Valutazione @avvinatore 89/100.
spaghettoni pastificio Di Mauro ai frutti di mare, cozze e vongole
Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc 2020 Arnaldo
14% vol.
Cantina Santa Barbara di Stefano Antonucci
Borgo Mazzini, 35
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