sabato 30 maggio 2020

Falerio Doc, third time tastings

La Denominazione d'Origine Controllata marchigiana Falerio fa riferimento all'intero territorio amministrativo delle provincie di Ascoli Piceno e Fermo.
Si fa derivare il nome della Doc Falerio dall'antica città "Faleria Augusta", l'attuale Falerone in provincia di Fermo: situata tra le opulente città di Ausculum (Ascoli Piceno) e Firmum (Fermo), era nota già ai tempi della Roma Imperiale per le ottime uve e per le produzioni agrarie in genere.
Ancor oggi nella moderna Falerone possiamo ammirare i resti dell'anfiteatro e del tempio romano a testimonianza di quella fama e delle radici storiche.
A partire dagli anni '70 Falerio diventa sinonimo di vino quotidiano, territoriale, di larga diffusione.
Accompagna egregiamente i piatti della tradizione, sia di terra che di mare: molluschi, crostacei, frittura di paranza, spaghetti alle vongole, zuppe di pesce, passatelli, maccheroncini al ragù, ciauscolo, formaggi freschi o semistagionati, olive all'ascolana, pollo in potacchio, persino focaccia farcita e pizza napoletana.
Preferibilmente in abbinamento a piatti con tendenza dolce, di media grassezza o morbidezza, che ne esaltino per contrasto i caratteri organolettici.
Due sono quindi le ragioni del successo avuto in passato: favorevole rapporto qualità/prezzo, versatilità d'abbinamento.
Per quanto riguarda le caratteristiche organolettiche, possiamo addentrarci in qualche ulteriore analisi.
Il vino Falerio essendo ottenuto da un blend di uve, può presentare delle variabili, anche in considerazione del terroir di provenienza; tuttavia si può a grandi linee individuarne i marcatori principali.
Il vino Falerio si presenta generalmente di color giallo paglierino brillante, occasionalmente con sfumature verdi.
Al naso non è molto intenso e complesso; presenta fini note floreali, frutta bianca, raramente di tipo tropicale, sfumature vegetali.
Al gusto è secco e sapido, si avvertono sensazioni fresche di acidità, pomacea, una certa ruvidezza dettata dalla maggiore o minore incidenza delle varie componenti del blend, di solito con finale lievemente ammandorlato.
Proprio tali caratteristiche organolettiche che favoriscono la versatilità d'abbinamento, lo hanno potuto etichettare come vino quotidiano e della tradizione.
Purtroppo nonostante tali valori enologici e tale retroterra storico culturale, la Denominazione è andata nel corso degli anni progressivamente squalificandosi, per il disinteresse dei produttori, per la crescente tendenza verso produzioni da monovitigno, per gli espianti di Trebbiano.
Oggi sul mercato non è raro trovare Falerio Doc anonimi, tendenzialmente acerbi, connotati da eccessiva magrezza.
Stante questa situazione, mi pare di poter dire che sia oggi complicato realizzare un progetto valido di recupero della tipologia; tuttavia è anche vero che per fissare il tratto distintivo territoriale, fattore sempre più indispensabile per ritagliarsi spazi di mercato e dare prospettiva, sarebbe utile ripartire dalle fondamenta.
Occorrerebbe cioè, secondo il mio punto di vista, avere il coraggio di ripercorrere sentieri dismessi o in stato di abbandono, per renderli di nuovo praticabili, provando a recuperare tipologie tradizionali in grado di veicolare storia.
Info di base Denominazione d'Origine Controllata.
La Doc Falerio fu istituita nel 1975, successivamente più volte modificata fino al 2014.
Base ampelografica, Trebbiano 20%-50%, Passerina 10%-30%, Pecorino 10%-30%; possono concorrere altre uve a bacca bianca autorizzate in regione Marche fino a un massimo del 20% (n.d.r.: Trebbiano funge da uva neutra, che non modifica il profilo fruttato di Passerina e quello acido/sapido di Pecorino).
Nel 2011 fu istituita la Doc Falerio Pecorino la cui base ampelografica è almeno 85% Pecorino.
Esiste un unico disciplinare per le due Doc, che norma le differenze tra le due tipologie per ciò che riguarda rese per ettaro, fittezza sesti d'impianto, composizione varietale, titolo alcolometrico.
Di seguito due Falerio Doc di tutto rispetto, prodotti da aziende vinicole del Piceno, paradigmatici degli attuali standard; d'impronta tradizionale il primo e ben al di sotto della doppia cifra sullo scaffale, improntato alla ricerca stilistica e appena sopra la doppia cifra il secondo.
Degustati a 18°C, quindi a temperatura superiore a quella standard per i vini bianchi (10°-12°C), allo scopo di dilatare i marcatori e favorirne la percezione.
Falerio Doc '18
13% vol.
Vini Cherri
https://www.vinicherri.it/index.php
Da uve Trebbiano 50%, Passerina 30%, Pecorino 20%, si presenta giallo paglierino con riflessi oro.
Il dato cromatico potrebbe lasciar pensare ad uno stato evolutivo maturo, viceversa già al naso è intenso di fragranze fruttate e d'agrume: pera, banana, mandarino, sfumature vegetali e floreali, mineralità.
Parimenti in bocca, netta è la nota citrina e accennata nel finale quella sapido/ammandorlata.
Quadro d'impronta tradizionale, tuttavia ricco di spunti rinfrescanti e nitido nei marcatori.
Versatile nell'abbinamento a tutto pasto su cucina di mare.
Valutazione @avvinatore 84/100.
Falerio Doc '17 Avora
13% vol.
Vigneti Vallorani
https://www.vignetivallorani.com/
Le uve del classico blend provengono da vigneti vecchi di 40 e 60 anni, vengono lasciate macerare per qualche ora con le bucce, pressate e fatte fermentare spontaneamente con la tecnica del "pied de cuve" che prevede inoculo di porzioni di mosto già in fermentazione; successivamente il vino sosta sur lies per almeno 10 mesi.
Si presenta giallo oro carico, quasi un orange wine.
Profilo maturo e complesso, proiettato su toni di frutto a polpa gialla e a guscio, albicocca, nocciola, frutta candita, datteri, resine vegetali.
In bocca la ricca materia è però contrappuntata dalla prepotente vena acido/sapida; persino accenni tannici in chiusura, contribuiscono ad un netto alleggerimento del quadro, lo mettono al riparo da stucchevolezze, ma ne limitano in parte la gittata.
In abbinamento per contrapposizione su piatti a tendenza grassa e succulenta, zuppe di pesce.
Valutazione @avvinatore 88/100.
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domenica 24 maggio 2020

Piceno Doc Sangiovese '16 Testamozza, Castrum Morisci winery

Siamo a Moresco (Fm) nella regione Marche, nel primo entroterra collinare, a meno di 10 chilometri dalla costa Adriatica.
Qui ha sede Castrum Morisci, azienda vinicola di antica tradizione risalente agli anni '30, che in questi ultimi anni è passata dal semplice conferimento, all'imbottigliamento ed elaborazione di uve di proprietà.
L'azienda vinifica sia in modo tradizionale che in anfore di terracotta.
Questo vino fa parte della linea anfora, innovativa, impegnativa, caratterizzata da bassa resa uva/vino, altresì dotata di etichettatura futurista con QR Code e tappo a corona.
La gamma oggi comprende quattro vini, i cui nomi prendono spunto da altrettante contrade della città di Moresco (Fm).
In estrema sintesi potremmo etichettare questo vino come innovativo e conservativo; sposa da un lato la filosofia delle avanguardie vinicole del nord est italico ed europeo che da qualche anno a questa parte provano ad innovare strizzando l'occhio al passato, alle pratiche arcaiche, all'ecosostenibilità in viticoltura, dall'altro lato però conserva uno stile pacato, oserei dire genuino, non cedendo a forzature, ad appesantimenti, all'enfasi estrema.
Ottenuto da uve 100% sangiovese, vinificato in anfore di terracotta con lieviti indigeni e sosta sulle fecce fini per circa 6 mesi, non filtrato, rientra nella Denominazione d'Origine Controllata Rosso Piceno o Piceno, tipologia Sangiovese; tale tipologia, oggi per la verità abbastanza in disuso, prevede almeno 85% sangiovese.
La non filtratura, se da un lato preserva i caratteri primari, dall'altro può dar luogo a fenomeni più o meno lievi di rifermentazione.
Rosso rubino limpido.
Ventaglio aromatico che stenta ad aprirsi e beneficia di ossigenazione.
I marcatori principali s'indirizzano su fiore appassito, erbe officinali, terra smossa; il frutto di bosco rimane in sottofondo, così come i sentori vinosi d'origine.
Fase olfattiva caratterizzata quindi da una sorta d'impronta rurale, perlomeno di primo acchito.
In bocca il quadro non ha lunga gittata, tuttavia si riattivano dinamiche fruttate, il tannino non punge, l'alcol avvolge, tornano i lieviti, i lamponi e le more di rovo rinfrescanti.
In questo caso, a mio parere, le tecniche di vinificazione arcaiche non aggiungono nè tolgono, viceversa assecondano pregi e limiti dell'annata e del bagaglio genetico varietale.
Degustato a 20°C.
Valutazione @avvinatore 80/100.
In abbinamento su:
pappardelle al sugo di papera
Piceno Doc Sangiovese '16 Testamozza
13% vol.
Cantina Castrum Morisci
Contrada Molino, 18
63826 Moresco (Fm)
cantina@castrummorisci.it
David +39 3400820708
https://castrummorisci.it/
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martedì 19 maggio 2020

Vino Nobile di Montepulciano Docg '13 Pasiteo, Fassati winery

Ottenuto da uva Sangiovese con piccolo saldo Merlot, maturato in botte grande e in piccola parte in barrique, si presenta rosso mattonato, mediamente consistente.
Profilo severo, caratterizzato da rimandi di tipo selvatico, humus, macchia mediterranea, frutto di bosco e da una nota catramosa che evidenzia lo stato evolutivo avanzato.
L'ossigenazione implementa la complessità; vengono alla luce toni animali ed ematici, liquirizia.
In bocca la vena acido/sapida galoppa, il tannino scalpita, ritorna il frutto maturo e la vaniglia.
Quadro gustolfattivo di media persistenza, ben bilanciato, senza cedimenti o forzature, sintonizzato sulle prerogative varietali.
Degustato a 20°C.
Valutazione @avvinatore 86/100.
Abbinato su:
petto di faraona in purea d’ananas, glassata al vino rosso speziato
Vino Nobile di Montepulciano Docg '13 Pasiteo
13,5% vol.
Info Denominazione
- La Docg Vino Nobile di Montepulciano nasce nel 1980 e fa seguito alla Doc istituita nel 1966.
Fa riferimento ad un'area molto circoscritta della regione Toscana, corrispondente al territorio amministrativo del comune di Montepulciano in provincia di Siena.
La base ampelografica è costituita dall'uva Sangiovese (detta localmente Prugnolo Gentile), ma possono concorrere anche altre uve autorizzate nella zona, fino ad un massimo del 30%.
Il vino a denominazione di origine controllata e garantita “Vino Nobile di Montepulciano” deve essere sottoposto ad un periodo di maturazione di almeno due anni, a partire dal 1° gennaio successivo alla vendemmia; tre anni per la tipologia "riserva".
L'appellativo "Nobile" di questo vino di antiche origini risalenti al 1300, è probabilmente dovuto al fatto che le produzioni ab origine erano curate dalle nobili famiglie del luogo.
La modifica al disciplinare di produzione del febbraio 2020, dispone l'obbligo di riportare in etichetta il termine "Toscana", di seguito alla dicitura integrale "Vino Nobile di Montepulciano Docg".
- La Doc Rosso di Montepulciano istituita nel 1988, fa riferimento alla stessa zona della Docg, prevede la stessa base ampelografica, ma misure meno restrittive per ciò che concerne coltivazione e vinificazione.
Il vino a denominazione di origine controllata “Rosso di Montepulciano” non può essere immesso al consumo prima dell'1 marzo dell’annata successiva a quella di produzione delle uve.
Info winery
Danilo e Gianni Della Camera titolari di Fattoria Saltecchio S.s.a., acquistano nel 2015 la storica Cantina Fassati; aggiungono ai poco più di 40 ettari di proprietà circa altri 60 portando l'estensione vitata complessiva ad oltre 105 ettari, così diventando una delle prime cinque aziende vinicole di Montepulciano per superficie vitata e per produzione di Vino Nobile di Montepulciano.
Fattoria Saltecchio S.s.a.
Marchio Fassati
Via di Graccianiello 3/a, 53045 Montepulciano (Siena)
+39 0578 708708
info@cantinafassati.it
http://www.cantinafassati.it/

giovedì 14 maggio 2020

Vinitaly Nomisma Wine Monitor, indagine di aprile

Vino, Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor: riapertura Horeca Italiana vale 6,5 mld di euro per consumi vino.
Indagine: solo 23% andrà meno al ristorante, revenge spending sì ma con giudizio, millenials in prima fila.
credit Veronafiere_FotoEnnevi
Verona, 14 maggio 2020 – Con la riapertura, da lunedì 18 maggio, della ristorazione e del ‘fuori casa’ si riattiva anche per il vino italiano un canale naturale che vale al consumo 6,5 miliardi di euro l’anno.
E secondo l’instant survey dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, realizzata ad aprile su un campione rappresentativo di 1.000 consumatori di vino, solo il 23% degli italiani (in particolare donne, del Sud, che hanno avuto problemi sul lavoro) dichiara che andrà meno al ristorante, a fronte di un 58% per cui non cambierà nulla, fatte salve le adeguate misure di sicurezza da prendere (45%).
Non manca, anche se molto misurato, il revenge spending, ovvero la ‘spesa della vendetta’ postlockdown per i beni voluttuari come il vino: il 10% prevede infatti di spenderne più di prima fuori casa, valore che sale al 15% per i millennials (25-40 anni) e per chi non ha avuto problemi sul lavoro (13%).
Per il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani: “La nostra speranza è che gli storici partner dell’horeca – tra i più penalizzati dall’emergenza - possano essere messi al più presto nelle condizioni di poter riprendere il proprio cammino. Vino, accoglienza e ristorazione rappresentano il primo fattore distintivo del nostro Paese nel mondo e trovano in Vinitaly il luogo di incontro per eccellenza, con una media di 18mila buyer italiani dell’horeca, dei quali 2/3 legati alla ristorazione. A ciò si aggiunge il tradizionale evento autunnale wine2wine business forum con l’innovativo wine2wine exhibition, primo vero appuntamento internazionale on e off line di quest’anno dedicato al vino”.
Per il responsabile dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini: “Il ruolo della ristorazione e gli effetti del lockdown sulle vendite di vino – sia in Italia che all’estero – sono anche desumibili dalle giacenze a fine aprile di quest’anno, che evidenziano le penalizzazioni subite da alcune blasonate denominazioni che trovano nell’horeca il principale canale di commercializzazione. Si pensi al +9% di volumi in giacenza del Montefalco Sagrantino e del Nobile di Montepulciano, dell’8% del Chianti Classico o alle maggiori eccedenze di bianchi importanti come Falanghina (+16%) e Soave (+24%). Ma il danno inferto dalla chiusura non è solo prerogativa dei vini di fascia premium: si pensi al +36% in giacenza di Castelli Romani o al +22% di Frascati, vini tipicamente somministrati dalle trattorie della Capitale, non solo rimaste chiuse ma purtroppo anche a corto di avventori stranieri”.
In Italia, rileva l’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor circa un terzo dei consumatori beve prevalentemente fuori casa (42% i millennials), con un valore che incide per il 45% sul totale delle vendite in Italia (14,3 miliardi di euro nel 2018).
Il prezzo medio alla bottiglia è di 15,4 euro, mentre al calice la spesa è di 5,7 euro, secondo l’indagine.

domenica 10 maggio 2020

Rosso Piceno Doc '13 Vigna Cacià, Vigneti Santa Liberata

Fondata intorno alla metà degli anni '30, Vigneti Santa Liberata della famiglia Savini è azienda storica dell'Agro Fermano, con possedimenti anche in provincia di Ascoli Piceno.
Estesa su circa 90 ettari di vigneti gestiti in biologico, suddivisi nelle 3 tenute di Petritoli (Fm), Sant'Elpidio a Mare (Fm) e Carassai (Ap), coltivati prevalentemente con uve locali (Passerina, Pecorino, Montepulciano, Sangiovese), ma anche alloctone, riserva all'imbottigliato circa 150.000 pezzi all'anno.
Gamma produttiva destinata al mercato vasto, con favorevole rapporto qualità/prezzo.
Questo Rosso Piceno Doc viene prodotto in poco più di 10.000 bottiglie.
Ottenuto da uve Sangiovese, Montepulciano, Cabernet Sauvignon, Canaiolo coltivate nella tenuta di Petritoli a circa 200 metri sul livello del mare, prende il nome dal primo appezzamento impiantato negli anni '30.
Matura 18 mesi in tonneaux, più ulteriori 24 mesi d'affinamento in bottiglia.
Si presenta alla vista di un bellissimo colore rosso rubino carico, tendente al porpora.
Bouquet di profumi intenso e abbastanza complesso: miscela toni severi e frutto.
Sentori vinosi e amarena appaiono di primo acchito, ma dopo breve ossigenazione lasciano il passo a cuoio, idrocarburo, liquirizia.
In bocca ritroviamo grosso modo le stesse sensazioni austere.
In questa fase il quadro tende all'amarotico e al tostato, con protagonista il tannino da un lato, torrefazione, noccioline americane, marmellata stracotta dall'altro, a conferma di uno stato evolutivo avanzato.
Buon corpo e media persistenza.
Degustato a 20°C.
Valutazione @avvinatore 80/100.
In abbinamento su:
petto d'anatra al Rosso Piceno con tortino di  verdure
Rosso Piceno Doc '13 Vigna Cacià
14% vol.
Punto vendita e Cantina
via Nazionale 194, 63900 Fermo (Fm)
Tel: +39 0734 640100
Fax: +39 0734 640100
Web: http://www.vinisantaliberata.it/
Email: info@vinisantaliberata.it
Degustazioni: martina@vinisantaliberata.it

martedì 5 maggio 2020

Chianti Classico Docg '13 Fonte alla Selva, Banfi winery

Ottenuto da uve 90% sangiovese con saldo canaiolo e cabernet sauvignon, fa breve passaggio in rovere e viene imbottigliato nel corso dell'estate successiva alla vendemmia.
Rosso granato limpido.
Profilo olfattivo ricco di spunti, nonostante la volatile che impatta di primo acchito.
L'ossigenazione attenua gli effetti indesiderati e riporta il quadro appetibile.
Toni austeri di vino invecchiato, sentori animali ed ematici, cuoio, humus, relegano sullo sfondo il ribes, il mirtillo e le sensazioni acerbe iniziali.
In bocca l'azione compensativa dell'ossigenazione produce meno effetti; la dotazione di polialcoli e polisaccaridi appare oggettivamente inferiore alla dotazione acidica.
Ne risulta un quadro gustativo certamente fresco, tuttavia alleggerito di speso specifico, oserei dire smagrito nei toni e con limitato allungo.
Vino disimpegnato, senza particolari ambizioni, adatto all'uso quotidiano, versatile nell'abbinamento a tutto pasto.
Abbinato su:
lasagne al forno con
funghi, salsiccia,
radicchio
Chianti Classico Docg '13 Fonte alla Selva
13,5% vol.
Web: https://www.banfiwines.com/