venerdì 30 settembre 2022

Tre Bicchieri 2023 Gambero Rosso, regione Marche

I vini della regione Marche premiati con i Tre Bicchieri dalla Guida Vini d'Italia 2023 del Gambero Rosso.
  • Castelli di Jesi Verdicchio Cl. Ambrosia Ris. 2019 Vignamato
  • Castelli di Jesi Verdicchio Cl. Franz Ris. 2019 Tenuta di Frà
  • Castelli di Jesi Verdicchio Cl. Lauro Ris. 2019 Poderi Mattioli
  • Castelli di Jesi Verdicchio Cl. Misco Ris. 2019 Tenuta di Tavignano
  • Castelli di Jesi Verdicchio Cl. Plenio Ris. 2020 Umani Ronchi
  • Castelli di Jesi Verdicchio Cl. Rincrocca Ris. 2019 La Staffa
  • Castelli di Jesi Verdicchio Cl. San Paolo Ris. 2019 Pievalta
  • Castelli di Jesi Verdicchio Cl. San Sisto Ris. 2019 Tenute San Sisto
  • Castelli di Jesi Verdicchio Cl. Utopia Ris. 2019 Montecappone - Mirizzi
  • Castelli di Jesi Verdicchio Cl. V. Il Cantico della Figura Ris. 2019 Andrea Felici
  • Castelli di Jesi Verdicchio Cl. Villa Bucci Ris. 2019 Bucci
  • Falerio Pecorino Onirocep 2021 Pantaleone
  • Lacrima di Morro d'Alba Sup. Orgiolo 2020 Marotti Campi
  • Offida Pecorino 2021 Tenuta Santori
  • Offida Pecorino Artemisia 2021 Tenuta Spinelli
  • Offida Rosso Vignagiulia 2018 Emanuele Dianetti
  • Rosso Piceno Sup. Morellone 2018 Le Caniette
  • Rosso Piceno Sup. Roggio del Filare 2019 Velenosi
  • Verdicchio dei Castelli di Jesi Cl. Sup. Il Priore 2020 Sparapani - Frati Bianchi
  • Verdicchio di Matelica Cambrugiano Ris. 2019 Belisario
  • Verdicchio di Matelica Collestefano 2021 Collestefano
  • Verdicchio di Matelica Vertis 2020 Borgo Paglianetto
  • Verdicchio di Matelica Vign. Fogliano 2019 Bisci
Premio Speciale Bianco dell’Anno: Castelli di Jesi Verdicchio Classico San Paolo Riserva ’19, Pievalta.
Commento a cura di redazione Gambero Rosso
https://www.gamberorosso.it/notizie/notizie-vino/anteprima-tre-bicchieri-2023-i-migliori-vini-delle-marche-premio-speciale-bianco-dellanno/
Tre Bicchieri 2023: Marche in chiaroscuro
Come va il vino marchigiano? È tentazione sin troppo forte abbandonarsi a un laconico e consolatorio "mai andata così bene" ma è intellettualmente onesto individuare qualche spunto critico laddove sia necessario.
In Regione vi sono degli innegabili chiaroscuri.
Marche. Luci sulla regione
La luce più vivida riguarda il numero crescente di giovani che si mettono in gioco e affrontano il difficile mestiere di vignaiolo. Le dimensioni di questa pubblicazione non permettono una conta esaustiva delle tante novità ma tutti i migliori sono citati e molti, immaginiamo, lo saranno in futuro. Gli assaggi dell'estate 2022 hanno confermato la situazione in atto che vede la grande vitalità dei Castelli di Jesi, l'alto livello qualitativo medio dell'areale di Matelica, la crescente bontà dei Pecorino del Piceno e il buono stato di salute di Morro d'Alba. Registriamo anche una confortante crescita qualitativa dei Ribona, il "verdicchio marino" diffuso in provincia di Macerata. Qualcosa, ma su volumi lillipuziani, si muove anche a Serrapetrona.
Il chiaroscuro
La parte della Cenerentola se la cuce addosso il pesarese: agli sforzi comunicativi e organizzativi dei volenterosi interpreti del Sangiovese e del Bianchello non fa seguito un innalzamento dell'asticella che misura la bontà. Quello che preoccupa è l'imbattersi non di rado in vini impersonali, talora sgraziati o apertamente sbagliati, frutto di letture sin troppo originali o sfuocate sperimentazioni. Più a sud i vignaioli legati alle uve montepulciano stanno cercando di recuperare integrità di frutto e bevibilità dopo la ricetta del vino-frutto da masticare dei primi anni 2000. Conero e Piceno stanno invertendo la rotta. Attenzione! Nessuno chiede di trasformare il Montepulciano in Pinot Nero. Semplicemente abbiamo notato che interpretare la generosa uva con una sensibilità contemporanea, più in linea con i gusti attuali, è possibile.
Chiudiamo annotando tra gli elementi positivi anche il dilagante ricorso all'agricoltura biologica e a diversi progetti di sostenibilità e "residui zero" nei vini e nei terreni, con la speranza che tutto questo possa contribuire ad aumentarne il valore economico.
Dall'assaggio di 931 vini provenienti da 189 aziende, di cui 120 citate in guida, sono stati assegnati 23 Tre Bicchieri.

mercoledì 21 settembre 2022

Guida Essenziale ai Vini d'Italia 2023, regione Marche

Nona edizione della Guida Essenziale ai Vini d'Italia, Doctor Wine by Daniele Cernilli.
95, 96 e 97/100, sono questi i punti che un vino deve raggiungere per conquistare il Faccino DoctorWine.
Più oltre scattano i due faccini (98/100) e i 3 faccini (99 e 100/100).
Tre Faccini regione Marche
99 Bucci Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Villa Bucci 2019
Due Faccini regione Marche
98 Oasi degli Angeli Marche Rosso Kupra 2019
Un Faccino regione Marche
97 Oasi degli Angeli Marche Rosso Kurni 2020
97 Velenosi Rosso Piceno Superiore Roggio del Filare 2019
96 Andrea Felici Castelli di Jesi Verdicchio Class Ris Vigna Il Cantico della Figura 2019
96 Montecappone Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Utopia 2019
96 Tenuta di Tavignano Castelli di Jesi Verdicchio Classico Riserva Misco 2019
95 Il Pollenza Marche Rosso Il Pollenza 2019
95 La Staffa Castelli di Jesi Verdicchio Classico Riserva Rincrocca 2019
95 Cesare Mariotti Bianchello del Metauro Superiore Piandeifiori 2017
95 Marotti Campi Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Salmariano 2019
95 Valter Mattoni Marche Rosso Rossomató 2018
95 Tenute San Sisto Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Massaccio 2020
95 Terracruda Pergola Aleatico Superiore Lubaco 2018
95 Umani Ronchi Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Vecchie Vigne 2020
95 Velenosi Offida Ludi 2019

lunedì 19 settembre 2022

Slow Wine 2023, Marche

Vini e cantine della regione Marche premiati dalla Guida Slow Wine 2023.
Legenda riconoscimenti
Chiocciola: valori organolettici, territoriali, ambientali, in sintonia con la filosofia di Slow Food.
Bottiglia: qualità media della produzione dell'anno.
Moneta: favorevole rapporto qualità/prezzo sulla produzione dell'anno.
Vino Slow: tipicità, riconducibilità a vitigno e territorio.
Vino Quotidiano: prezzo enoteca fino a 12 euro.
Top Wine: valore assoluto.
Riconoscimenti alle cantine
Lista Top Wines
INTRODUZIONE ALLA REGIONE
Novità e qualità sono le parole più ricorrenti in regione dopo le visite e le degustazioni per Slow Wine 2023.
La prima novità, su cui poniamo immediatamente l’attenzione, sono le due nuove chiocciole alle aziende Valter Mattoni e Poderi Mattioli: un percorso di crescita continua che in questi anni ha visto il buon Valter “la roccia” raggiungere un’ottima definizione varietale e un’intrigante complessità sull’intera produzione; i fratelli Giordano e Giacomo Mattioli invece hanno conseguito livelli di finezza e personalità stilistica elevati, nell’esprimere i caratteri del Verdicchio.
La seconda novità che vogliamo sottolineare è l’ingresso in guida, come già nell’edizione precedente, di un numero cospicuo di piccole aziende che si sono messe in luce, nei rispettivi territori, con vini di bella caratura: Edoardo Dottori, Francesco Campanelli, Filippo Russotto di Albamocco, Giordano Spallacci raggiungono anche il premio con dei Verdicchio intriganti e molto varietali, ma non sono da meno Gianmario Bongini di Terralibera, artefice di un progetto molto convincente, i fratelli Saputi e Agostino Romani.
L’altro valore che identifica Slow Wine 2023, dicevamo, è la qualità: l’asticella si è alzata in modo considerevole, impegnando il gruppo di degustatori in una selezione sempre più complessa, con molte etichette che sono arrivate a un soffio dai riconoscimenti.
Quasi il 30% dei vini premiati entra per la prima volta nei Top Wine: un ricambio importante che conferma la tendenza della scorsa edizione, con un livello eccellente e diffuso in modo particolare tra i piccoli produttori, artefici di percorsi sempre più attraenti, che incalzano le aziende che storicamente identificano questa regione.
Il Verdicchio troneggia per l’uniformità qualitativa, per la complessità e per i dettagli: merito certo di territori vocati, ma ovviamente anche di vinificazioni sempre più attente e rispettose delle migliori caratteristiche del vitigno.
Non è da meno il Pecorino, che raggiunge riconoscimenti con quattro diverse e intriganti espressioni stilistiche, a conferma, se ce ne fosse bisogno, della duttilità di quest’uva.
Per entrambi i vini comunque, dietro ai premiati, c’è una nutrita schiera di efficaci portabandiera delle rispettive varietà.
Il Piceno, in aggiunta, conferma il processo di ammodernamento dei rossi, avviato già da qualche anno, mettendo in evidenza la fragranza aromatica, l’equilibrio estrattivo e tannico.
Al di là dei Top Wine, gran parte delle etichette consolida la virata stilistica, interpretando sia il Montepulciano in purezza e sia il blend con il Sangiovese con modernità e rilassatezza, privilegiando il frutto, la beva e la fruibilità gastronomica, rispetto all’opulenza e alle sovraestrazioni del passato, per non parlare del livello sempre molto convincente delle Grenache proposte.
Sul resto della regione spendiamo parole incoraggianti nei confronti del Ribona, vino bianco del Maceratese del quale abbiamo riscontrato un crescente numero di etichette interessanti: manca però ancora un po’ di linearità e uniformità nelle sfaccettature.
Serrapetrona cresce con costanza, mettendo sempre più a fuoco il frutto e la pepatura propria del vitigno, che pensiamo debbano essere centrali indipendentemente dai contenitori di affinamento.
Il Bianchello sembra aver accusato l’annata calda segnando il passo: manca un po’ di verve e i risultati più soddisfacenti sono relegati a qualche interpretazione personale e non alla generalità.
A Morro d’Alba i vini mantengono fede ai canoni varietali anche se, qua e là, le ultime annate evidenziano una certa corposità aromatica.
Terminiamo con il Conero, un comparto che lentamente sta cercando di trovare la propria dimensione; pur con evidenti miglioramenti, ci sembra che il lavoro meriti ancora attenzione: la modernità stilistica, l’equilibrio al palato e l’estrazione aromatica meno densa, devono ancora diventare un comune denominatore.
( fonte Slow Wine:
https://www.slowfood.it/slowine/le-marche-per-slow-wine-2023/ )
Potrete incontrare le cantine premiate e assaggiare i Top Wines delle Marche durante la grande degustazione che si terrà a Milano sabato 8 ottobre 2022.
A partire dalle 14.00 – e fino alle 20.00 – negli ampi spazi di Superstudio Più, in Via Tortona 27, si apriranno i banchetti di assaggio con la presenza diretta dei produttori, a cui si aggiungerà una mega enoteca suddivisa per regioni gestita dai sommelier della Fisar: in definitiva ci saranno più di 1.500 vini da assaggiare, per la gioia di ogni palato.
Il costo del biglietto d’ingresso è di 49 euro (39 euro per i soci Slow Food) e comprende anche una copia della guida Slow Wine 2023.
Acquisto bigliettohttps://shop.slowfood.it/shop/home_stores/index.php?store=3&category=9e040cc5-2b1c-412b-ae55-af909037e0b9

giovedì 15 settembre 2022

Carmignano Docg '18 Poggilarca, Tenuta di Artimino

Siamo all'interno di una piccola Denominazione della regione Toscana, la zona di produzione della Denominazione d'Origine Controllata e Garantita “Carmignano” è infatti circoscritta al territorio amministrativo di due soli comuni, Carmignano e Poggio a Caiano in provincia di Prato; potremmo affermare che i vini qui prodotti siano fra i rossi toscani meno conosciuti e che nel panorama delle Denominazioni toscane, Carmignano sia in parte ancora da scoprire.
La Denominazione fu istituita a Doc nel 1975, approvata come Docg nel 1990.
Il vino a Denominazione d'Origine Controllata e Garantita “Carmignano” non può essere immesso al consumo prima del l° giugno del secondo anno successivo a quello di produzione delle uve.
Questo vino possiamo collocarlo in fascia di prezzo 16-18 euro.
Carmignano Docg '18 Poggilarca
14% vol.
Ottenuto da uve Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Merlot, maturato per metà in rovere grande e per metà in barriques di secondo passaggio, affinato almeno 6 mesi in bottiglia, si presenta alla vista di color rosso rubino carico, impenetrabile, con riflesso granato.
Fine e complesso al naso, avviluppato attorno a un reticolo di marcatori, speziati, fruttati, boschivi, erbacei e quant'altro, in calibrato dosaggio: mirtilli in confettura, timo e liquirizia, cipria e vaniglia, speziatura leggera, noce moscata.
La cifra stilistica è la mission, difatti anche al palato ha grande souplesse, consistenza e persistenza; tannini nobili e sapidità corroborano la struttura, accenni fruttati, freschezza, mora e mirtillo accendono il gusto, le pirazine ovattano gli eccessi.
Quadro ricco e dinamico, oserei dire raffinato, pur essendo ancora nella fase ascendente dell'arco evolutivo.
Vino da brasati e lunghe cotture, stracotto toscano.
Valutazione @avvinatore: 92/100
Tenuta di Artimino, di proprietà della famiglia Olmo dagli anni '80, vede oggi la terza generazione al timone, dispone di circa 70 ettari di vigne tutte intorno a Villa Medicea La Ferdinanda (patrimonio Unesco), che è cuore pulsante dell'attività, sia in fatto di vino che in fatto di resort.
Villa Medicea La Ferdinanda, detta anche la Villa dei Cento Camini
Il 2022 resterà negli annali della Tenuta di Artimino come un anno di grandi cambiamenti.
Infatti, dopo aver riorganizzato tutta la parte accoglienza ed eventi con l’ingresso di Melià come partner (la Meliá Hotels International è una catena di alberghi spagnola fondata nel 1956 da Gabriel Escarrer Juliá; oggi la compagnia è il principale operatore mondiale di resort), dalla vendemmia di quest’anno la parte agronomica ed enologica dell’azienda sono condotte da Riccardo Cotarella che, assieme a Pier Paolo Chiasso, ha accettato con grande piacere la sfida di occuparsi per la prima volta di un’azienda nella zona del Carmignano.
Assieme a Cotarella, Annabella Pascale e la famiglia Olmo hanno voluto anche la consulenza speciale di un uomo di lunga esperienza quale è Vincenzo Ercolino.
Annabella Pascale, che ha dato il via ad un percorso di crescita dell’azienda sul piano viticolo ed enologico, con il suo ingresso come AD assieme al cugino Francesco Spotorno Olmo nel 2012, afferma oggi: “Il desiderio della famiglia Olmo, dal 1980 proprietari della tenuta, è quello di continuare a crescere in qualità e immagine” – poi prosegue: “In questi primi 10 anni del nuovo corso l’azienda è cresciuta tantissimo in primis nella conduzione dei vigneti più attenta e tesa alla qualità, e poi anche in cantina con la realizzazione di Carmignano molto rispondenti al territorio e di alto livello qualitativo. Adesso è il tempo di perseguire nuovi traguardi anche attraverso investimenti importanti sia sul piano enologico sia su quello viticolo perché la mia famiglia sente l’obbligo di crescere ancora e portare la Tenuta di Artimino al ruolo che merita in questa zona fin dal tempo di Ferdinando De’ Medici”.
Fu lui che vi fece costruire nel 1596 la Villa Medicea La Ferdinanda, che oggi è Patrimonio Unesco, dove non è difficile immaginare Cosimo III mentre scrive il “Bando sopra la dichiarazione dei confini delle quattro regioni: Chianti, Pomino, Carmignano e Val d’Arno di Sopra” del 1716.
Così come ci è facile pensare a Caterina De’ Medici che, divenuta regina di Francia, scopre il Cabernet e lo porta a Carmignano dove ancora oggi viene chiamato “uva francesca” e dove ne è d’obbligo da Disciplinare l’uso dal 10% al 20% nell’uvaggio.
Obiettivo è un ulteriore percorso di valorizzazione che, nell’idea di Annabella Pascale e della sua famiglia “vuol far crescere con Artimino anche tutta l’area del Carmignano, piccola ma di grande qualità” (la percentuale di premi e riconoscimenti per i produttori della zona è di sicuro tra le più alte d’Italia a dimostrazione del potenziale di questo terroir).
La nuova squadra della Tenuta di Artimino ha già predisposto un nuovo progetto strategico con nuovi protocolli di lavorazione delle uve e, forse, anche nuovi vini, nonché un importante lavoro di valorizzazione della grande superfice boschiva e di oliveti di cui l’azienda dispone.
Annabella, che crede molto nella forza del territorio ed è da molto tempo impegnata anche all’interno del Consorzio, si augura che sempre più i produttori della zona si uniscano nel lavoro di valorizzazione e promozione di questa piccola Docg che ha tanto da dire a tutto il mondo enologico.
Tenuta di Artimino a Carmignano
You Tube channel:
Via La Nave 11
59015 Carmignano (PO)
wine@artimino.com
+(39) 055 875141
(+39) 393 8588573
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sabato 10 settembre 2022

Barco Reale di Carmignano Doc '20 Ser Biagio, Tenuta di Artimino

Il vino Doc Barco Reale di Carmignano deve il suo nome alla riserva di caccia Medicea risalente al XVI secolo ("barco" significa "parco") e possiamo affermare che sia una sorta di fratello minore del Carmignano Docg.
La denominazione di origine controllata, istituita nel 1975, è una denominazione di ricaduta per la Carmignano Docg; prevede norme meno restrittive rispetto alla Docg per ciò che concerne ad esempio le rese per ettaro, inoltre, a differenza della Docg, non ha un periodo d'invecchiamento obbligatorio, tuttavia il vino a denominazione di origine controllata “Barco Reale di Carmignano” può essere ottenuto dalle uve del “Carmignano” a denominazione di origine controllata e garantita per scelta vendemmiale e per scelta successiva durante il periodo d'invecchiamento obbligatorio del vino a denominazione di origine controllata e garantita “Carmignano”.
Questo vino di seguito testato, è collocabile in fascia di prezzo 12-15 euro.
Ottenuto da uve Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Merlot, vinificato in acciaio, con elevàge sulle fecce fini successivo alla svinatura di circa 4 mesi e ulteriore affinamento in bottiglia di 3 mesi, si presenta di un bel rosso rubino carico.
Quadro olfattivo invaso da sentori mentolati e boschivi, muschio e corteccia, speziatura, pepe e chiodo di garofano, rosa e viola insinuate nel sottofondo con mora e mirtillo.
In bocca è avvolgente di calore alcolico e morbido, esprime compiutamente il tratto gentile del Sangiovese di questa porzione di territorio; troviamo finezza, tracce floreali e fruttate, lampone fresco e in confettura, tannini addomesticati, un finale con gittata a medio raggio e lievemente amarotico.
Vino da abbinare su pietanze saporite, non troppo elaborate, scaloppine ai funghi porcini o champignon, arista di maiale al forno.
Valutazione @avvinatore 90/100
Barco Reale di Carmignano Doc '20 Ser Biagio
13,5% vol.
Siamo in Toscana, all'interno di una piccola Denominazione la cui zona di produzione comprende il territorio collinare di due soli comuni, Carmignano e Poggio a Caiano in provincia di Prato; i vini sono fra i rossi toscani meno conosciuti, tant'è che potremmo affermare che nel panorama delle Denominazioni toscane il Carmignano sia un vino in parte ancora da scoprire.
Eppure questa Denominazione ha una storia antichissima, risalente agli Etruschi, che nel XVI secolo va persino ad intrecciarsi con le vicende della famiglia De' Medici.
Fu proprio ad Artimino, frazione del comune di Carmignano, che Ferdinando I De’ Medici nel 1596 decise di costruire la sua dimora di caccia, oggi Villa Medicea La Ferdinanda patrimonio Unesco, conosciuta anche come Villa dei Cento Camini; inoltre la storia del Cabernet di quest'area, previsto nel disciplinare di produzione della Denominazione, viene attribuita a Caterina De’ Medici, la quale in veste di regina di Francia, decise di portare questo vitigno da lei molto apprezzato, nella zona di Carmignano nel XVI secolo e ancora oggi il Cabernet viene in zona chiamato “uva francesca”.
La storia ebbe la svolta decisiva negli anni '80 del secolo scorso, allorquando Tenuta di Artimino fu acquistata da Giuseppe Olmo, campione di ciclismo, recordman dell'Ora nel 1935, fondatore nel dopoguerra di uno stabilimento per la produzione di biciclette, ben conosciute da tutti gli appassionati, e di altri per la produzione di pneumatici e tubolari.
Da qualche anno alla guida dell’azienda ci sono Annabella Pascale e Francesco Spotorno Olmo, terza generazione della famiglia.
Tenuta di Artimino a Carmignano
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59015 Carmignano (PO)
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lunedì 5 settembre 2022

Enologica Montefalco Abbinamenti 2022, il vino e le sue connessioni

Il vino e le sue connessioni con arte, musica, cibo; dal 16 al 18 settembre a Montefalco (Pg).
"Enologica Montefalco-Abbinamenti": degustazioni, laboratori, iniziative in cantina ed esperienze al calar del sole.
MONTEFALCO (PERUGIA) – Degustazioni, laboratori, iniziative in cantina ed esperienze al calar del sole: dal 16 al 18 settembre “Enologica Montefalco – Abbinamenti” vedrà protagonista il vino in abbinamento al cibo, all’arte e alla musica.
Tre giorni da non perdere a Montefalco (Perugia) per l’evento organizzato da Consorzio Tutela Vini Montefalco e La Strada del Sagrantino, con il patrocinio del Comune di Montefalco.
Un programma come sempre ricchissimo, fatto di enogastronomia, cultura, iniziative speciali come la passeggiata in notturna, degustazioni come “Audio di Vino: verticale di suoni e di vini”, degustazione teatrale “con delitto”, Montefalco Terra per il Vino, vino e musica in terrazza e la degustazione eno-astronomica, iniziative per i più piccoli e le loro famiglie, esposizione e degustazione di prodotti locali, insieme ad artigiani e artisti che prendono ispirazione dal mondo del vino e tantissimo altro ancora.
Come da tradizione per l’occasione le cantine del territorio ospiteranno un calendario di iniziative e l’atteso Aperitivo in cantina al tramonto, mentre i ristoranti di Montefalco presenteranno menu speciali con piatti in abbinamento ai vini Doc e Docg.
Domenica 18 settembre torna la Festa di Fine Vendemmia, con la sfilata dei carri dell’uva.
Protagonista centrale di “Enologica Montefalco – Abbinamenti” sarà il banco d’assaggio dei produttori, con degustazione dei vini delle denominazioni Montefalco Doc, Spoleto Doc e Montefalco Sagrantino Docg e gli altri vini prodotti all’interno dei comuni delle DO tutelate dal Consorzio Tutela Vini Montefalco, che vedrà la presenza di ben 29 cantine: Adanti, Agricola Mevante, Antonelli San Marco, Arnaldo Caprai, Benedetti & Grigi, Briziarelli, Colle Ciocco, Colle del Saraceno, De Conti, Dionigi, Fattoria Colleallodole, La Veneranda, Le Cimate, Le Thadee, Napolini, Ninni, Perticaia, Scacciadiavoli, Tenuta Alzatura, Tenuta Bellafonte, Tenuta Colfalco, Tenuta Rocca di Fabbri, Tenute Baldo, Tenute Lunelli – Tenuta Castelbuono, Terre de la Custodia, Terre de’ Trinci, Terre dei Nappi, Terre di San Felice, Valdangius.
Le prenotazioni online sono aperte fino al 15 settembre e fino ad esaurimento posti.
Info su:
https://www.consorziomontefalco.it/enologicamontefalco/
Consorzio Montefalco
Piazza del Comune,16
06036 Montefalco (PG)
Contatti:
Telefono: +39 0742 379590
Email: info@consorziomontefalco.it

giovedì 1 settembre 2022

Vinibuoni d'Italia 2023, regione Marche

I vini della regione Marche che hanno raggiunto la Corona, massimo riconoscimento assegnato dalle commissioni dei coordinatori regionali della Guida del Touring Club Italiano nelle Finali Nazionali di Vinibuoni d'Italia 2023.
MARCHE
Bucci
Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Docg Classico 2019
Cantine Fontezoppa
Serrapetrona Doc Morò 2019
Casalfarneto
Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Docg Classico Crisio 2019
Emanuele Dianetti
Marche Igt Rosso Michelangelo 2017
Fattoria Coroncino
Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore Gaiospino 2020
Garofoli
Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore Podium 2020
La Calcinara
Cònero Docg Riserva Folle 2018
La Staffa
Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Docg Classico Rincrocca 2019
Le Caniette
Offida Docg Pecorino IosonoGaianonsonoLucrezia 2020
Mancinelli Stefano
Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Passito Stell 2019
Marcelli Clara
Marche Igt Rosso K'un 2019
Mirizzi Gianluca
Marche Igt Alicante Cogito R. 2021
Monacesca
Verdicchio di Matelica Riserva Docg Mirum 2020
Moncaro
Cònero Docg Riserva Nerone 2017
Montecappone
Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Docg Classico Utopia 2019
Morelli Claudio
Bianchello del Metauro Doc Superiore Borgo Torre 2021
Oasi degli Angeli
Marche Igt Rosso Kupra 2019
Oasi degli Angeli
Marche Igt Rosso Kurni 2020
Pantaleone
Falerio Doc Pecorino Onirocep 2021
Pievalta
Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Docg Classico San Paolo 2019
Podere Sabbioni
Colli Maceratesi Doc Ribona Ribona della Famiglia 2020
Santa Barbara
Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Arnaldo 2019
Sartarelli
Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Docg Classico Milletta 2020
Serenelli Alberto
Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore Sora Elvira 2021
Tenute San Sisto
Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Docg Classico San Sisto 2019
Tombolini
Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore Castelfiora 2020
Umani Ronchi
Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore Vecchie Vigne 2020
Valter Mattoni
Marche Igt Rosso Arshura 2019
Velenosi Vini
Rosso Piceno Doc Superiore Roggio del Filare 2019
VerSer | Cantina e Vigneti
Marche Igt Bianco Oh Pè 2021
Vicari
Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore L'insolito del Pozzo Buono 2020

domenica 28 agosto 2022

Castelli di Jesi Verdicchio Doc e Riserva Docg, guided tasting

Nell'ambito della terza edizione di Marche in Vino Veritas ad Offida 12 e 13 agosto 2022, abbiamo avuto modo di partecipare a quattro degustazioni guidate: Offida Pecorino Docg, Rosso Piceno Superiore Doc, Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc e Riserva Docg, Rosso Conero Doc e Conero Riserva Docg.
Le degustazioni guidate si sono tenute nel trecentesco ex Monastero di San Francesco sede della Vinea (società che sovrintende alle attività agricole locali e alle attività di promozione) e sede dell'Enoteca Regionale delle Marche.
Relatore Sommelier Prof. Francesco Felix.
A seguire Verdicchio dei Castelli di Jesi Metodo Classico Doc, Classico Superiore Doc, Riserva Docg.
1) Castelli di Jesi Verdicchio Doc Spumante Metodo Classico Brut Riserva Millesimato 2019, Garofoli
12% vol.
Almeno 24 mesi sui lieviti.
Giallo paglierino verdolino, grana fine, mediamente persistente.
Impronta agrumata, buccia di limone, frutta bianca, accenni di lieviti e crosta di pane, erbette aromatiche.
In bocca è setoso, sapido, con finale lungo e citrino.
Voto @avvinatore: 8.
2) Castelli di Jesi Verdicchio Classico Superiore Doc '21 Vigna Vittoria, Lucchetti
13,5% vol.
Tappo a vite.
Ottenuto da vigneti di età media di 30 anni, vinificato con lieviti indigeni, 6 mesi in cemento vetrificato e 6 mesi in bottiglia.
Giallo paglia tenue, tendente al verde.
Dotazione minerale traducibile in pietra bagnata, fieno, connotazioni iodate, frutta bianca, pera.
Bocca proiettata sul salino intenso, polposo d'agrume e lungo.
Voto @avvinatore: 8.
3) Castelli di Jesi Verdicchio Classico Superiore Doc '19 Stefano Antonucci, Santa Barbara
13,5% vol.
Vinificato in acciaio, maturato in barrique.
Di colore verde luminoso.
In bella evidenza la dotazione minerale, ma anche frutto a polpa bianca, agrume, mandarino, fiore di ginestra; sfumature cremose cercano di controbattere l'impronta citrina, che torna decisa nel finale, accompagnata da connotazioni ammandorlate.
Voto @avvinatore: 8.
4) Castelli di Jesi Verdicchio Classico Riserva Docg '17 Misco, Tenuta di Tavignano
13,5% vol.
Da uve di secondo o terzo passaggio, vendemmiate cioè tardivamente al fine di concentrare gli zuccheri.
Vinificato in acciaio con 12 mesi di sosta sur lies e successivo lungo affinamento in bottiglia di circa 18 mesi.
Appare giallo luminoso, tendente al verde/oro.
Complesso e austero.
La dotazione minerale vira su erba tagliata, fieno e pietra focaia, appaiono sfumature fumèe, frutta secca e mandorla; la bocca è ricca di frutto giallo maturo e a guscio, ma anche di connotazioni citrine, in parte ridimensionate dalla sosta sur lies.
Voto @avvinatore: 8+.
5) Castelli di Jesi Verdicchio Classico Riserva Docg '16 Vigna Novali, Moncaro
14% vol.
Ottenuto da uve in parte surmature con sviluppo di muffa nobile, fermentato con lieviti indigeni, sosta 10 mesi sulle fecce fini in acciaio e in piccola parte in barrique, affina 18 mesi in bottiglia.
Appare giallo oro carico, solare.
Ricco e maturo al naso: pesca gialla, accenni tostati, burro fuso, biscotto e crema pasticcera.
In bocca il volume olfattivo trova parziale riscontro; in questa fase esprime appieno l'anima citrina, apparsa meno pronunciata al naso.
Voto @avvinatore: 8.
Castelli di Jesi Verdicchio Doc e Riserva Docg, basic info:
La zona di produzione di Castelli di Jesi Verdicchio Doc e Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Docg è individuata dal bacino del fiume Esino e comprende il territorio amministrativo di 23 comuni della provincia di Ancona e due della provincia di Macerata (Apiro, Cingoli), storicamente denominati Castelli perché gravitanti nella politica e nell'economia della città di Jesi che nel 1194 diede i natali a Federico II di Svevia.
Castelli di Jesi Verdicchio Doc istituita nel 1968, prevede 5 tipologie:
“Verdicchio dei Castelli di Jesi”
“Verdicchio dei Castelli di Jesi” Spumante
“Verdicchio dei Castelli di Jesi” Passito
“Verdicchio dei Castelli di Jesi” Classico
“Verdicchio dei Castelli di Jesi” Classico Superiore.
Castelli di Jesi Verdicchio Riserva approvata come tipologia della Doc nel 1995, diventa Docg nel marzo 2010; tale Denominazione d'Origine Controllata e Garantita è riservata ai vini «Castelli di Jesi Verdicchio Riserva» e «Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Classico», prima di essere immessi al consumo devono essere sottoposti ad un periodo d'invecchiamento minimo di 18 mesi, di cui almeno 6 in bottiglia, a decorrere dal 1° dicembre dell'anno della vendemmia.
La menzione "Classico" è consentita solo nell'area storicamente vocata, peraltro molto vasta poichè comprende 19 comuni, con esclusione dei territori posti alla sinistra del fiume Misa e dei territori appartenenti a 6 comuni del comprensorio Verdicchio posti in provincia di Ancona.
Per la tipologia "Classico Superiore" sono previste norme più restrittive per ciò che concerne ad esempio le rese o il titolo alcolometrico minimo; per questa tipologia è inoltre previsto il passaggio a Docg a partire dalla vendemmia 2023 e a questo scopo si stanno approntando i termini del nuovo disciplinare di produzione.
La tipologia “Spumante” può essere qualificata con la menzione “Riserva” a condizione che il vino sia stato sottoposto ad un periodo d'invecchiamento non inferiore ad un anno e ad un periodo di permanenza sulle fecce non inferiore a nove mesi.
Superficie coltivata a Verdicchio circa 2.100 ettari, produzione Doc anno 2021 oltre 134.000 ettolitri, imbottigliato da 75cl. nel 2021 oltre 18.700.000.

domenica 21 agosto 2022

Rosso Piceno Superiore Doc, degustazione guidata

Nell'ambito della terza edizione di Marche in Vino Veritas ad Offida 12 e 13 agosto 2022, abbiamo avuto modo di partecipare a quattro degustazioni guidate: Offida Pecorino Docg, Rosso Piceno Superiore Doc, Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc e Riserva Docg, Rosso Conero Doc e Conero Riserva Docg.
Le degustazioni guidate si sono tenute nel trecentesco ex Monastero di San Francesco sede della Vinea (società che sovrintende alle attività agricole locali e alle attività di promozione) e sede dell'Enoteca Regionale delle Marche.
Relatore Sommelier Prof. Francesco Felix.
A seguire Rosso Piceno Superiore Doc
1) Rosso Piceno Superiore Doc '20 Katharsis, San Filippo
14,5% vol.
Da uve 65% montepulciano e 35% sangiovese, maturato 12 mesi in botte grande, appare rosso rubino con riflesso granata.
Note smaltate e mentolate, proiettato su cioccolato e ciliegia sotto spirito, spezie e vaniglia, accenna a rabarbaro e corteccia.
Quadro dinamico, destinato ad evolvere positivamente con il riposo in bottiglia.
Valutazione @avvinatore: bilanciato tra il duro e il morbido, voto 8.
2) Rosso Piceno Superiore Doc '19 Castellano, Cantina dei Colli Ripani
13,5% vol.
Rosso rubino limpido, tendente al granato con lieve trasparenza sul bordo; la limitata dotazione antocianica lascerebbe presupporre una percentuale piuttosto elevata di uva sangiovese.
Anche qui troviamo note boisèe, smaltate e mentolate, frutto rosso, marasca sotto spirito, ma anche spezia dolce e cioccolato in funzione edulcorante, corroborata ulteriormente dalla vaniglia da maturazione in rovere.
In bocca è rotondo, su note di caramella mou e ciliegia.
Valutazione @avvinatore: avvolgente, tendente al morbido, voto 8.
3) Rosso Piceno Superiore Doc '19 Podere 72, Poderi San Lazzaro
14,5% vol.
Da uve 50% montepulciano e 50% sangiovese, maturato 16 mesi in barrique, appare rosso granato cupo, impenetrabile, nonostante la percentuale alta di sangiovese; ciò lascerebbe presupporre un clone di montepulciano particolarmente ricco di polifenoli e antociani.
Passiamo dalla ciliegia, che è marcatore principale dei precedenti vini, al frutto nero stramaturo, addirittura alla prugna ormai stramacerata.
Quadro complesso, severo, corredato da corteccia di china, speziatura di pepe, toni mentolati, appena ingentilito dalla vaniglia del legno piccolo.
In bocca è oltremodo deciso, ruvido di tannino, più speziato che fruttato, amarotico in chiusura su note di mandorla amara.
Mi pare di poter dire che questo vino ribadisca un preciso stile aziendale, una scelta di campo volta ad enfatizzare l'anima rusticana e territoriale attaverso la ricerca del limite.
Valutazione @avvinatore: più prorompenza che cifra stilistica, sbilanciato sulle parti dure, voto 8.
4) Rosso Piceno Superiore Doc '17 Leo Guelfus, San Giovanni
14,5% vol.
Da uve 65% montepulciano e 35% sangiovese, maturato 18 mesi in rovere grande e piccolo, appare rosso rubino limpido.
Qui abbiamo un'interpretazione opposta al precedente, per ciò che concerne la cifra stilistica.
Mediamente intenso al naso, imperniato su frutto rosso e nero, su ciliegia e liquirizia, accenna al rabarbaro, è ammorbidito dalla vaniglia.
In bocca il frutto è maturo, la marasca è sotto spirito, il tratto è avvolgente e setoso.
A cinque anni dalla vendemmia arriva a dare il meglio di sè.
Valutazione @avvinatore: armonico, tendente al morbido, voto 8+.
5) Rosso Piceno Superiore Doc '17 Gotico, Ciù Ciù
14,5% vol.
Ottenuto da uve 70% montepulciano e 30% sangiovese, maturato 12 mesi in rovere, appare rosso rubino cupo.
Connotazioni boisèe, note smaltate e mentolate, spezia dolce e cannella, assecondano da par loro il frutto rosso e nero, in particolar modo la marasca sotto spirito, ispiratrice del tratto identitario.
Quadro gustativo dinamico, ricco, pungolato dalla liquirizia, rinfrescato dalla vena acido/sapida, addolcito da vaniglia, ciliegia, caramella mou.
Filetto al pepe verde in abbinamento.
Valutazione @avvinatore: attacco morbido, finale fresco, voto 8.
Rosso Piceno Doc basic info
La Denominazione d'Origine Controllata Rosso Piceno o Piceno fu istituita nel 1968; per estensione è la più vasta della regione Marche, poichè comprende 4 delle 5 province marchigiane, con esclusione della provincia di Pesaro-Urbino, della zona del Rosso Conero in provincia di Ancona e di tutta la fascia collinare sub-appenninica.
Solo nella parte meridionale di tale estensione, in un'area circoscritta della provincia di Ascoli Piceno compresa tra il mare Adriatico e la città di Ascoli Piceno, delimitata a sud dalla via Salaria e a nord dalla strada Ripatransone-Grottammare, si può utilizzare la menzione Superiore che è quindi un riferimento territoriale o sottozona, volto a tutelare l'area storicamente vocata.
Per la tipologia Superiore sono altresì previste norme più restrittive rispetto alla tipologia normale, per ciò che concerne ad esempio rese per ettaro o titolo alcolometrico minimo, ma anche per ciò che concerne l'immissione al consumo, che non deve essere precedente al 1° novembre dell'anno successivo alla vendemmia.
Base ampelografica della Denominazione d'Origine Controllata: uva Montepulciano da 35% a 85% e uva Sangiovese da 15% a 50%, con possibilità di 15% di altre uve a bacca rossa non aromatiche idonee alla coltivazione in regione Marche.
E' prevista anche la tipologia Rosso Piceno o Piceno "Sangiovese", in questo caso la percentuale di uva Sangiovese non deve essere inferiore all'85%.

giovedì 18 agosto 2022

Offida Pecorino Docg 2021, guided tasting

Nell'ambito della terza edizione di Marche in Vino Veritas ad Offida 12 e 13 agosto 2022, abbiamo avuto modo di partecipare a quattro degustazioni guidate: Offida Pecorino Docg, Rosso Piceno Superiore Doc, Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc e Riserva Docg, Rosso Conero Doc e Conero Riserva Docg.
Le degustazioni guidate si sono tenute nel trecentesco ex Monastero di San Francesco sede della Vinea (società che sovrintende alle attività agricole locali e alle attività di promozione) e sede dell'Enoteca Regionale delle Marche.
Relatore Sommelier Prof. Francesco Felix.
A seguire cinque Offida Pecorino Docg annata 2021
1) Offida Pecorino Docg Principe del Fosso, San Filippo
14% vol.
Grappoli sottoposti a criomacerazione prefermentativa, vinificato in acciaio, con breve sosta sulle fecce fini, appare giallo oro luminoso, consistente alla vista e all'assaggio.
Di primo acchito l'impronta minerale appare spiccata, terra bagnata ed erba sfalciata, ma una breve ossigenazione porta in superficie il resto e dà compiutezza ad un quadro variamente articolato.
Appaiono in successione frutti e fiori, bianchi e gialli, melone e pompelmo, lime ed erbette aromatiche, salvia.
Vino corposo, supportato da vena acido/sapida in ideale connubio con il tenore alcolico e con le parti più morbide, calde e con il frutto maturo a polpa gialla.
Valutazione @avvinatore: più struttura che cifra stilistica, voto 8.
2) Offida Pecorino Docg Mercantino, Cantina dei Colli Ripani
14% vol.
Vinificato in acciaio, appare giallo paglierino tenue, con riflesso verdolino.
Mediamente intenso al naso, su note di frutta bianca, mineralità sfumata, buccia di mandarino, salvia.
Vino sottile alla vista e all'olfatto, ma di bella consistenza al palato, laddove i marcatori olfattivi paiono elevarsi al quadrato.
Vino corposo, acidico, con doti di finezza.
Valutazione @avvinatore: fine e corposo, con prevalenza del primo fattore, voto 8.
3) Offida Pecorino Docg Kiara, San Giovanni
14% vol.
Vinificato in acciaio, appare giallo paglia con riflesso verdolino.
Quadro variamente articolato su note di resine vegetali, pomacea, erbe aromatiche, salvia e fieno, essenze floreali e biancospino.
In bocca il frutto è maturo e ricco, l'equilibrio è raggiunto, freschezze e morbidezze procedono di pari passo, il finale è gradevolmente amaricante.
Valutazione @avvinatore: fine e corposo, voto 8+.
4) Offida Pecorino Docg Le Merlettaie, Ciù Ciù
14% vol.
Vinificato in botti di rovere di medie dimensioni, con sosta di 6 mesi sur lies, appare giallo paglia luminoso.
Fragranze fruttate, pesca gialla, agrume, buccia d'arancia, mineralità che vira su terra bagnata, confezionano un quadro ricco di sfaccettature.
In bocca ha calore e corpo solido, l'impalcatura è agrumata, il tratto è sapido, oserei dire salato, a conferma della dotazione minerale dell'uva.
Valutazione @avvinatore: fine e corposo, voto 8.
5) Offida Pecorino Docg Pistillo, Poderi San Lazzaro
14% vol.
Basse rese per ettaro.
Maturato 4 mesi in barrique, appare giallo paglia dorato.
Quadro complesso, severo, impatta deciso sui recettori sensoriali, con connotazioni non consuete, bergamotto e salvia, sottile vaniglia, burro d'arachidi, le quali con l'aggiunta di un leggero stato ossidativo, fanno maturare l'impressione di un processo evolutivo in atto.
Viceversa mi pare di poter dire che questo vino sia espressione di un preciso stile aziendale, di una scelta di campo volta ad enfatizzare l'anima rusticana e territoriale attaverso la ricerca del limite.
Freschezza in bocca, agrume, frutto stramaturo, finale amarotico.
Osabile su raviolo al ragù bianco d'agnello.
Valutazione @avvinatore: più struttura che finezza, voto 8.
Offida Docg basic info
La Denominazione d'Origine Controllata e Garantita "Offida", istituita a Doc nel 2001, viene modificata a Docg nel 2011.
Comprende tre tipologie: Offida Rosso, Offida Pecorino, Offida Passerina.
Rispetto alla precedente Doc, sono state escluse dalla disciplina le tipologie Passerina Passito, Passerina Vino Santo, Passerina Spumante, per le quali sono rimaste in vigore le norme previste in Offida Doc il cui nome è stato variato in "Terre di Offida Doc" nel novembre 2011.
La zona di produzione di Offida Docg, varia in relazione alla tipologia.
La zona di produzione di Offida Rosso corrisponde al territorio amministrativo totale o parziale di 19 comuni della provincia di Ascoli Piceno.
La zona di produzione di Offida Pecorino e Offida Passerina è più estesa, poichè corrisponde al territorio amministrativo totale o parziale di 25 comuni, sia in provincia di Ascoli Piceno che in provincia di Fermo (Pedaso, Petritoli).
Base ampelografica Offida Docg Pecorino: minimo 85% uva pecorino, possono concorrere da soli o congiuntamente, fino ad un massimo del 15% tutti gli altri vitigni non aromatici, a bacca bianca, idonei alla coltivazione nella Regione Marche.

domenica 14 agosto 2022

Rosso Conero Doc e Conero Docg, degustazione guidata

Nell'ambito della terza edizione di Marche in Vino Veritas ad Offida 12 e 13 agosto 2022, abbiamo avuto modo di partecipare a quattro degustazioni guidate: Offida Pecorino Docg, Rosso Piceno Superiore Doc, Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc e Riserva Docg, Rosso Conero Doc e Conero Riserva Docg.
Le degustazioni guidate si sono tenute nel trecentesco ex Monastero di San Francesco sede della Vinea (società che sovrintende alle attività agricole locali e alle attività di promozione) e sede dell'Enoteca Regionale delle Marche.
Relatore Sommelier Prof. Francesco Felix.
A seguire, note di degustazione Rosso Conero Doc e Conero Docg.
Come premessa, direi che questi cinque vini hanno lasciato senz'altro buone impressioni; sottolineerei come frutto ricco e maturo, marasca sotto spirito o in confettura, possano essere il fil rouge che li accomuna, tuttavia individuabili sono anche altre sfaccettature, legate alla modulazione del rapporto tra estratto secco e parti cosiddette dure (carica acido/sapida, tannini), a favore dell'uno o a favore delle altre.
1) Rosso Conero Doc '20 Serrano, Umani Ronchi
Da uve 85% montepulciano, 15% sangiovese.
Criomacerazione prefermentativa dei grappoli, fermentato e maturato cinque mesi in acciaio, appare rosso rubino profondo; grande carica polifenolica e antocianica.
Frutto maturo, ciliegia, erbette aromatiche, rosmarino, cuoio, amarena.
I recettori sensoriali sono sottoposti a stimoli carezzevoli; percepibile è l'equilibrio tra carica acidica, tenore alcolico, corredo saccarotico.
Vino di media struttura, da abbinare su primi piatti al ragù di carne, agnolotti al sugo.
2) Rosso Conero Doc '20 Julius, Silvano Strologo
Da uve montepulciano in purezza, vinificato in acciaio, maturato 6/8 mesi in botte grande e barrique, più ulteriori 6 mesi in bottiglia, appare rosso rubino carico, con riflesso porpora.
Naso intenso e fruttato, di buona complessità; amarena, corteccia, frutti di bosco, sentori vanigliati, liquirizia.
In bocca la carica acidica tende a sovrastare e l'aspettativa maturata all'olfazione non trova piena conferma.
Parti dure in bella evidenza, ciononostante, a mio parere, quadro ricco e dinamico.
Preferibilmente su piatti a tendenza succulenta, cannoli ripieni con ragù di maiale e parmigiano, lasagne al forno con besciamella e mozzarella.
3) Rosso Conero Doc '19 Montepasso, Moncaro
Questo vino merita un discorso a sé stante; mi pare di poter dire che siamo di fronte ad una sorta di sperimentazione decisa dall'azienda, al fine di diversificare l'offerta e offrire soluzioni alternative.
Da uve 90% montepulciano e 10% sangiovese è infatti ottenuto con la tecnica del "ripasso"; tecnica adottata tradizionalmente in Valpolicella con le uve utilizzate per l'Amarone e consistente nella rifermentazione delle uve base, sulle vinacce appassite residue, utilizzate per la produzione del Conero Riserva Docg Nerone.
L'operazione di “ripasso” ha lo scopo di conferire al vino un incremento in termini di alcol, sostanze polifenoliche ed estratti, traducibile in ampio corpo e spiccata rotondità; questa operazione che in linea di principio dovrebbe avere solo lati positivi, viceversa può avere un rovescio della medaglia, cioè il rischio d'inoculare anche le parti ormai esauste delle vinacce, rischio neutralizzabile solo con l'esperienza e la pratica costante.
Matura dodici mesi,  60% in barrique e 40% in botte grande di rovere francese.
Appare rosso granato, è in prima battuta piuttosto scontroso al naso, su note terrose, tartufate; dopo breve ossigenazione, tende ad aggiustarsi ed emergono toni di china calissaia e rabarbaro che poi caratterizzeranno anche la successiva fase gustativa, corredati da frutto nero macerato e creme caramel.
Quadro certamente originale, proiettato sulle morbidezze, non eccede in allungo.
4) Conero Docg '19 Cimerio, Moncaro
Qui rientriamo nei canoni classici.
Ottenuto da uve montepulciano in purezza, vinificato in cemento, maturato 12 mesi in rovere, appare rosso granato.
Ritroviamo anche qui le note di rabarbaro e china calissaia del precedente vino; tratto comune, probabilmente dovuto al tipo di clone utilizzato o alle caratteristiche dei contenitori d'affinamento.
Il quadro tende al morbido su note d'amarena, cuoio, frutto rosso; burroso e vanigliato.
5) Conero Riserva Docg '19 Grosso Agontano, Garofoli
Direi un pezzo da novanta.
Da uve montepulciano in purezza, 12/18 mesi in barrique, 24 mesi in bottiglia, appare rosso granato cupo, impenetrabile.
Vino di notevole struttura, necessita di adeguata ossigenazione; complesso e intenso, con rapporto tra carica acidica, tannini ed estratto secco, parametrato verso l'alto.
Variamente articolato è il quadro, su descrittori che ricordano corteccia di china, liquirizia, amarena, tabacco, aspersioni ematiche e cioccolatose.
Vino da brasati e stracotti.
Info di base Denominazione d'Origine.
Doc e Docg differiscono sostanzialmente per misure più restrittive previste nel Disciplinare di Produzione della Docg in ordine ad esempio a rese per ettaro e uva/vino, titolo alcolometrico minimo, invecchiamento obbligatorio, base ampelografica.
Per la Doc non è previsto un periodo d'invecchiamento obbligatorio; la Docg non può essere immessa al consumo prima di 24 mesi a partire da 1 novembre dell'anno della vendemmia e una parte dell'invecchiamento deve essere fatto in legno.
Base ampelografica Rosso Conero Doc: almeno 85% uva montepulciano, possono concorrere alla produzione di detto vino, fino al 15%, tutti gli altri vitigni non aromatici, a bacca rossa, idonei alla coltivazione nella regione Marche.
Base ampelografica Conero Docg (è ammessa ma non obbligatoria la menzione Riserva): almeno 85% uva montepulciano, eventuale saldo massimo 15% uva sangiovese.
Viceversa identica è la zona di produzione di Rosso Conero Doc e Conero Docg, molto ristretta e corrispondente al territorio amministrativo di 7 comuni della provincia di Ancona: Ancona, Camerano, Offagna, Numana, Sirolo e parte del territorio dei comuni di Osimo e di Castelfidardo, tutt'intorno al promontorio del Monte Conero che dà il nome alle due Denominazioni d'Origine.

sabato 6 agosto 2022

aMare il Falerio 2022 a Porto Sant'Elpidio, risultati concorso

Venerdì 5 agosto 2022 si è svolta in centro città a Porto Sant'Elpidio, la 18^ edizione di aMare il Falerio.
La manifestazione celebra il vino Falerio, il vino della tradizione, della quotidianità, il vino che accompagna egregiamente la cucina di mare, la cucina di terra ed è da sempre presente sulle tavole locali.
Il nome Falerio si fa derivare dall'antica città "Faleria Augusta", l'attuale Falerone in provincia di Fermo, nota già ai tempi della Roma Imperiale per la qualità delle produzioni agricole in generale.
Falerio Doc è un blend di trebbiano, passerina, pecorino, con possibilità di percentuali minoritarie di altre uve a bacca bianca consentite in regione Marche.
La denominazione d'origine controllata fu istituita nel 1975, ma dal 2011 esiste anche la tipologia Falerio Pecorino Doc che prevede almeno 85% di uva pecorino.
Zona di produzione, province di Fermo e Ascoli Piceno.
Esiste un unico disciplinare di produzione per entrambe le tipologie.
"aMare il Falerio" è entrata in pianta stabile nel palinsesto turistico estivo di Porto Sant'Elpidio (Fm) e si compone di due momenti: degustazione itinerante in centro città e premiazione concorsi "Calice Doc" (miglior Falerio Doc e Falerio Pecorino Doc dell'ultima annata, quest'anno il concorso ha riguardato l'annata 2021), "un Piatto per il Falerio" (miglior abbinamento cibo/vino) riservato ai ristoranti di Porto Sant'Elpidio e Sant'Elpidio a Mare.
Una ventina le aziende vinicole partecipanti, una quindicina i ristoranti.
Valutazioni di merito a cura di commissione d'assaggio composta da sommeliers di Ais Marche.
Risultati concorso Calice Doc
Falerio Doc 2021
1) Falerio Doc bio Eva, Azienda Agricola Terra Fageto, Pedaso (Fm)
2) Falerio Doc Campofilonis, Cantina Di Ruscio, Campofilone (AP)
3) Falerio Doc bio, Vini Centanni, Montefiore dell'Aso (AP)
Falerio Pecorino Doc 2021
1) Falerio Pecorino Doc Aurato, Il Conte Villa Prandone, Monteprandone (AP)
2) Falerio Pecorino Doc Case Rosse, Cantine Il Crinale, Castorano (AP)
3) Falerio Pecorino Doc Maree, Azienda Agricola Madonnabruna, Fermo (Fm)
Risultati concorso Un Piatto per il Falerio
1) Festa Restaurant - alici croccanti e Falerio Pecorino Doc Aurato cantina Il Conte Villa Prandone
2) Trentasette - tortino di alici al profumo dell'orto e Falerio Pecorino Doc Colle Monteverde cantina Tenute Rio Maggio
3ex aequo) Sudomagodo - pepite di rana pescatrice al panko con gazpacho&speck croccante e Falerio Doc bio cantina Vini Centanni
3ex aequo) Il Veliero - raviolo primavera e Falerio Doc bio Eva cantina Terra Fageto
menzione speciale) Tropical - spaghetti alle alici e Falerio Doc bio cantina Vini Centanni.
Qualche considerazione in ordine all'annata e allo standard qualitativo dei vini degustati.
Mi pare di aver notato una certa accuratezza da parte dei produttori nel presentare vini che abbiano nella risposta varietale e nella pulizia del quadro organolettico, il tratto distintivo.
Su una scala fino a 5, oserei attribuire 4 stelle all'annata 2021 di entrambe le tipologie.
La linea di tendenza mi pare sia stata quella di premiare in primo luogo cifra stilistica, poi struttura: vini armonici, morbidi, immediatamente fruibili, arrotondati negli spigoli.
Provando però a capovolgere l'ordine delle priorità, ipotizzando cioè un criterio volto a premiare più struttura che cifra stilistica, veniamo a constatare che ben più folto sarebbe stato il gruppo delle etichette con aspirazioni da podio.
Per quando riguarda Falerio Doc mi riferirei a Falerio Doc Naumakos di Casa Vinicola Carminucci di Grottammare (AP) ricco di frutto fragrante, ampio e persistente con sfumatura amarotica finale, oppure a Falerio Doc di Saladini Pilastri fresco, sapido e agrumato, con doti di finezza.
Più ampia scelta sui Falerio Pecorino Doc, dove spesso e volentieri ho trovato compiutamente realizzato il connubio tra struttura e finezza, ad esempio in Falerio Pecorino Doc Colle Monteverde di Tenute Rio Maggio, in Falerio Pecorino Doc Ribelle di Cantina Bastianelli, in Falerio Pecorino Doc Armsante di Collevite Cantine della Marca, nonostante strutture massicce anche in Falerio Pecorino Doc Franco di Officina del Sole e in Falerio Pecorino Doc di Luci di Mezzo, connubio viceversa non al centro del progetto in Falerio Pecorino Doc di Villa Imperium cantina di Ripatransone (AP) un vino diverso dal solito, degno di nota, con un'anima arcaica.
Come regola generale possiamo dire che in ambito Falerio Doc troviamo caratteri più evidenti di frutto leggiadro e immediatezza, in Falerio Pecorino Doc la percentuale di pecorino imposta da disciplinare, non può che elevare la dotazione acido/sapida, conferendo complessità e solidità alla struttura.

mercoledì 3 agosto 2022

aMare il Falerio 2022, Porto Sant'Elpidio

Tutto pronto per la nuova edizione di aMare il Falerio 2022.
L’appuntamento estivo che ha come protagonista uno dei vini locali più amati del centro Italia, è organizzato da Confartigianato in collaborazione con AIS Marche e altri partner, con il patrocinio del Comune di Porto Sant’Elpidio.
Venerdì 5 agosto, nelle vie del centro storico di Porto Sant’Elpidio (Fm), si potranno degustare aperitivi, abbinati a Falerio Doc e Falerio Pecorino Doc in tutti i locali aderenti.
I vini partecipanti al concorso “Calice DOC” saranno proposti in abbinamento a gustose preparazioni.
Alle ore 19.30 in piazza Garibaldi si terrà la premiazione dei migliori vini Falerio Doc e Falerio Pecorino Doc annata 2021 e del miglior Piatto per il Falerio realizzato dai ristoranti dei Comuni di Porto Sant’Elpidio e Sant’Elpidio a Mare.
Falerio Doc
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lunedì 1 agosto 2022

Nero di Troia vitigno

Nero di Troia, iscritta al Registro Nazionale delle Varietà di Viti nel 1970 con il nome di Uva di Troia, è una varietà a bacca rossa diffusa soprattutto in regione Puglia, in misura minore in altre zone del meridione d'Italia.
Nero di Troia è quindi un sinonimo entrato nell'uso comune a causa di specifiche caratteristiche del vitigno, dotato di ricca carica antocianica, tale da conferire al vino un colore rosso rubino talmente intenso da sembrare nero.
Trova il territorio d’elezione nella parte centro/settentrionale della regione, compreso tra la provincia di Foggia e il nord della provincia di Bari, ma è coltivata in tutta la Puglia per una superficie vitata di circa 2500 ettari; è quindi il terzo vitigno pugliese in ordine di rilevanza dopo il Primitivo e il Negroamaro.
L'origine del nome si fa derivare dal comune di Troia in provincia di Foggia; secondo un'altra versione basata più su leggenda che su storia, deriverebbe invece dalle vicissitudini del mitico eroe greco della guerra di Troia, Diomede, il quale di ritorno dalla guerra e risalendo il corso del fiume Ofanto, piantò dei tralci di vite in un luogo ritenuto ideale.
L’Uva di Troia è un vitigno a maturazione tardiva, non facile da coltivare proprio perchè questa caratteristica lo può esporre a rischi climatici.
Sono iscritti al Registro Nazionale delle Varietà di Viti 5 o 6 cloni, però in termini generali si può affermare che caratteristiche comuni a tutti i vini ottenuti da Uva di Troia siano: elevata tannicità, grande colore e dotazione antocianica, carica polifenolica rilevante, quadro organolettico ricco di frutto e speziatura, prugna matura, chiodo di garofano, liquirizia, cacao, complessità.
Difficoltà di coltivazione e genetica aggressività, hanno nel recente passato indotto i viticoltori ad utilizzarla come uva da taglio per irrobustire vini deboli di colore e di sostanza.
E' solo dai primi anni 2000 che si è iniziato a vinificarla in purezza; soluzioni in vigna e cantina, mirate ad addomesticarla, ad armonizzare il quadro organolettico e ammorbidire i tannini, sono riuscite nell'intento di trasformare la genetica ruvidezza in raffinatezza, tanto da consentire in particolar modo alle Riserve, di poter competere per imponenza con i vini italiani più prestigiosi.
Nero di Troia vitigno
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