mercoledì 13 febbraio 2013

Brodetto di Porto S. Giorgio in live video

Il "brodetto" è l’emblema della cucina di mare di Porto S. Giorgio.
In verità lo è, in versioni differenti l'una dall'altra, per quasi tutte le città affacciate sul mare Adriatico, che vantino una radicata tradizione peschereccia.
Questa zuppa di pesce infatti, nasce storicamente a bordo delle imbarcazioni; dove i pescatori se la cucinavano utilizzando le tipologie di pesce meno nobili, il cosiddetto "pesce povero", quello di più difficile commercializzazione.
La caratteristica principale del brodetto quindi, è il forte legame con la tradizione locale e col vissuto delle marinerie.
Proprio sulla base di questa valenza in qualche modo culturale e storica del brodetto sangiorgese, si sta ora intraprendendo un percorso di ricerca e documentazione, che dovrebbe portare entro l’anno, alla certificazione d’origine DE.CO (Denominazione Comunale).
A questa iniziativa certamente finalizzata alla promozione del territorio, stanno lavorando: Assessorato al Turismo della città di Porto S. GiorgioCamera di Commercio di FermoProvincia di Fermo,
Accademia Italiana della Cucina, Associazione culturale “Chi Mangia la Foglia”.

La preparazione del brodetto non presenta particolari difficoltà, nel momento in cui si abbia l’accortezza d’inserire in cottura, prima i pesci più tenaci e poi quelli più teneri.
La preparazione in video:
La ricetta.
Fare soffriggere cipolla e peperoncino.
Togliere la cipolla dalla padella quando è bene imbiondita e metterla da parte.
Inserire in padella la seppia e farla cuocere per circa 15 minuti con un bicchiere di vino bianco.
Togliere la seppia dalla padella e inserirci un bicchiere d’aceto, peperoni e pomodori semimaturi verderossi, tagliati a pezzettoni; cuocere per una decina di minuti, poi toglierli dalla padella e metterli insieme alla cipolla messa da parte precedentemente.
Mettere ora in padella il pesce in due strati, intervallati dal composto di cipolla, pomodoro e peperone in precedenza preparato. Salare e pepare ogni strato. Coprire con coperchio e lasciare cuocere, prima a fuoco forte e poi a fuoco moderato.

La tempistica complessiva di tutte le operazioni, si aggira intorno all’ora e un quarto.
In questo caso sono state utilizzate otto tipologie di pesce: seppia, tracina, pesce prete, gallinella, gattuccio, rana pescatrice, ali di razza, mazzancolle, per circa kg. 2 e ½ complessivi.
In accompagnamento va servito pane bruscato, come da tradizione.

6 commenti:

  1. Questo è un bel brodettone!!! ;-)
    Complimenti per l'iniziativa (ma non codificatela troppo visto la spontaneità del piatto).

    Az

    Ps. La voce dal video è la tua?

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    1. Io e l'amico Dante descriviamo il procedimento.
      L'iniziativa della certificazione è già partita.
      Ora sono in corso le ricerche per documentare storicamente il piatto.
      Non v'è dubbio che il settore enogastronomico può diventare trainante in funzione di promozione turistica e visibilità.
      Tutto ciò non potrà in nessun modo mettere a repentaglio la spontaneità, perchè è essa stessa parte costitutiva di questo piatto, così come di altri legati alle tradizioni nostre.

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  2. la seppia,lu ragnu pacà,la bocca in cao, lu scorfanu , lu stummu,la mazzulina,lu rospu,la baraccola,pomodoro verde e no peperone l'aceto e la cazzarola più grossa !!

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    1. ...c'hai ragiò, la cazzaròla duvìa esse più grossa!
      ...c'hai ragiò pure che ce mancava lu scorfanu e checcosatro!
      ...però a sèmo fatto 'stu brudittu co' quello che c'avièmo. ce devi pure capì!
      a nuiàtri a ce piace tutto quello che po' fa del bene alle tradizioni nostre e al territorio. po' se ogni tanto a piglièmo qualche cantonata (..chi non fa, non sbaglia mai!), a sò anche contentu che ci sta qualcuno che ce lo fa capì: se vede che 'stu qualcuno a ce tiene pure lui, comme a ce tenèmo noi!
      su lu fattu de lu peperone e dell'aceto, se tu me dici che su lu brudittu de lu Portu a non ce vòle, a te posso pure crede...però a glielo devi dì a Marcisina (la madre de Dante lu còcu) che a dè la moglie de un marinà de lungo corso; no che lo devi dì a me(...ambasciator non porta pena!), è essa che c'ha dato la ricetta!
      ciao
      a la prossima ricetta! :))

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  3. Io ero sangiorgese, figlia, nipote e pronipote di sangiorgesi e a casa mia nessuno s'è mai sognato di mettere i peperoni nel brodetto "come li cafò de sanbenedettesi" (cit. mia madre), mentre invece è molto più probabile che al posto del pane ci sia della polenta, proprio perché semo de lu portu ;)
    A casa mia non ci sono verità assolute, perché tra i miei avi non c'è un marinà manco a 'mmazzallu, però se volete fare 'sto de.co. consiglio una più approfondita ricerca sul territorio. Seguirò gli sviluppi. In bocca al lupo
    Anna
    PS chiedo scusa ai sanbenedettesi, è detto con il sorriso sulle labbra, classici sfottò tra paesi di provincia.

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    1. ...apriti cielo! guai a chi tocca lu Brudittu! :))
      Te dico la verità, le reazioni critiche non arrivano inaspettate.
      Anzi noi c'aspettavamo un appunto sul fatto del concentrato di pomodoro, più che su altro.
      In ogni modo e a scanso di equivoci, approfitto per un paio di precisazioni.
      1) Questa, come specifico nel post, è una delle versioni possibili, non la versione ufficiale, che non esiste ancora (la de.co. servirà anche a dirimere questo tipo di controversie). Inoltre aggiungerei che storicamente parlando, molteplici sono le versioni possibili di brodetto; non solo differenze di preparazione o d'ingredienti tra i paesi della costa, ma anche differenze tra il brodetto fatto a bordo dai pescatori e quello fatto sulla terra ferma dalle loro mogli.
      Per cui tutti c'ha ragiò o viceversa nessuno c'ha torto, sulle varie interpretazioni, in mancanza, per ora, di una certificazione ufficiale codificata.
      2) Questo blog è una testata on line di cui il sottoscritto è il solo ed unico autore, editore e responsabile: non ha alcun tipo di rapporto di collaborazione con chicchessia entri a far parte dei contenuti, che sono il frutto di scelte editoriali esclusivamente personali.
      E' vero che attualmente si sta svolgendo un'opera di ricerca e documentazione, che dovrebbe portare entro l’anno, alla certificazione d’origine de.co (Denominazione Comunale); ma questa è un'iniziativa intrapresa dai soggetti sopra indicati nel post; alla sua realizzazione, questa testata on line ed il sottoscritto non partecipano in alcun modo e non sono in alcun modo coinvolti.

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