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giovedì 20 giugno 2024

Uiv dice no a Ue su espianti vigneto

Consiglio Uiv (Unione Italiana Vini) riunito a Barolo: no a espianti "mascherati", a Bruxelles serve visione strategica.
Da settembre gruppo di alto livello in Commissione Ue per nuova Ocm Vino.
(Barolo CN, 19 giugno 2024). Sui tavoli di Bruxelles si chiama "ristrutturazione differita" ma si legge espianti. Secondo il consiglio nazionale di Unione Italiana Vini (Uiv), riunitosi a Barolo, finanziare l’abbandono alla vigna attraverso i fondi strategici del "programma nazionale di sostegno" (Pns) è sbagliato.
È vero – ha affermato il Consiglio – che c’è uno sbilanciamento tra domanda e offerta, ma sono altre le misure che si potrebbero adottare per riequilibrare il mercato senza intaccare un asset coltivato da decenni.
La Commissione Europea – ha annunciato il presidente di Uiv, Lamberto Frescobaldi – ha fissato per il prossimo settembre il primo incontro del gruppo di alto livello sul futuro dell’Ocm vino. Da Uiv sarà ferma opposizione alla distrazione dei fondi strategici, come quelli per la ristrutturazione e la promozione, ma ci sarà massima collaborazione nel considerare altre ipotesi per razionalizzare il potenziale produttivo del vigneto Italia”.
La "ristrutturazione differita", come proposto dalla Francia ma anche da alcune organizzazioni agricole italiane, rappresenta secondo Uiv più un invito all’abbandono (finanziato) che alla ristrutturazione: chi avrà accesso ai fondi Pns avrà tempo fino a 6 anni per reimpiantare, e qualora decidesse di non farlo incasserà in ogni caso il 50%.
In Italia si valuta addirittura di estendere l’arco temporale fino a 8 anni oppure di eliminare direttamente la durata del titolo.
Per il segretario generale di Unione italiana vini, Paolo Castelletti, sono altre le misure da adottare condivise oggi in Consiglio: “Il focus della nuova Ocm deve continuare ad avere un approccio imprenditoriale e non assistenzialista, come accaduto nell’ultima – inutile – tornata di espianti costata all’Ue oltre 3 miliardi di euro. Servono investimenti in vigneto, in tecnologia e in promozione ma soprattutto un piano strategico di sviluppo che in Italia ancora non c’è. Pensiamo a una maggiore spinta degli investimenti verdi, a nuove misure da attivare in favore – per esempio – di innovazione, analisi di mercato, promozione del turismo del vino. Quanto alla sovrapproduzione – conclude Castelletti – si deve pensare a una riduzione delle rese, alle riclassificazioni incontrollate e a una gestione intelligente delle nuove autorizzazioni che premi chi è realmente sul mercato, i giovani e l’agricoltura specializzata”.
fonte: 
https://news.unioneitalianavini.it/consiglio-uiv-no-a-espianti-mascherati-a-bruxelles-serve-visione-strategica/

lunedì 29 febbraio 2016

Liberalizzazione UE nomi di vitigno, convegno Tipicità 2016

Nell'ambito della 24^ edizione di Tipicità Made in Marche Festival, tavola rotonda sul tema:
"Liberalizzazione UE nomi dei vitigni: denominazione italiane a rischio. Il NO della filiera".
La proposta di modifica del Regolamento 607 del 2009 per rivedere le norme sull’etichettatura delle denominazioni di origine: primo piano sui rischi per la viticoltura nazionale con i principali consorzi italiani del vino e le organizzazioni di categoria.

CONDUCE
GIORGIO DELL’OREFICE – Giornalista Agrisole – Il Sole 24 Ore
INTERVENTI
PAOLO DE CASTRO – Coordinatore S&D Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento Europeo (in collegamento esterno)
ANNA CASINI – Vicepresidente e Assessore all’Agricoltura Regione Marche
RICCARDO RICCI CURBASTRO – Presidente Nazionale Federdoc
DORIANO MARCHETTI – Vicepresidente Istituto Marchigiano di Tutela Vini (IMT)
ALBERTO MAZZONI – Direttore Istituto Marchigiano di Tutela Vini (IMT)

05/03/2016 ore 11:00 Sala Convegni Raffaello

post correlato:
http://pressing-europeo-sui-vini-denominazione.html

TIPICITÀ: Made in Marche Festival-24a edizione.
Fermo Forum, Zona Industriale Girola, 63900 Fermo (Fm)
5-7 marzo 2016

Orario di apertura
- Sabato 5 e Domenica 6: ore 9:30-21:00
- Lunedì 7: ore 10:00-20:00
Info
Segreteria organizzativa, Piazza Dante, 21 - 63900 FERMO
tel. 0734/225237; e-mail: info@tipicita.it
Biglietto d’ingresso: € 8,00.
Tutte le notizie pratiche sono reperibili all’indirizzo web: www.tipicita.it

lunedì 7 dicembre 2015

Pressing europeo sui vini a denominazione d'origine.

E' di questi giorni la proposta della Commissione Europea sulla liberalizzazione dei vini con nome di vitigno.
Ciò ha provocato l'immediata reazione degli organismi italiani di tutela vitivinicola, che vedono messe a rischio storiche Denominazioni con nome di vitigno come ad esempio Lambrusco, Vermentino, Sangiovese, Verdicchio e altro.
L'iniziativa prende spunto dalla riforma OCM Vino, che contempla la protezione delle denominazioni di origine territoriali e non delle varietà vitivinicole.
A mio parere tale proposta, alla luce delle notizie finora diramate dagli organi d'informazione, appare poco chiara, tant'è che se ne potrebbe persino mettere in dubbio il fondamento.
Non si capisce cioè, se la proposta faccia riferimento alla liberalizzazione delle denominazioni territoriali o alla liberalizzazione dell'indicazione in etichetta del nome di vitigno.
Nel primo caso, dal mio punto di vista, la liberalizzazione non si tradurrebbe in un pericolo reale per le nostre Denominazioni, le quali affiancando al nome di vitigno quello di territorio, rientrerebbero a pieno titolo nel regime di tutela.
Inoltre le norme vigenti non consentono omonimie, a meno che queste non siano antecedenti alla riforma OCM Vino (caso di specie Tocai): ciò dovrebbe mettere le nostre Denominazioni al riparo da qualsiasi abuso.
Nel secondo caso invece, io ritengo auspicabile indicare in etichetta il nome del vitigno, non solo in ambito UE ma pure in Italia, seppure in retroetichetta e con caratteri grafici più piccoli rispetto a quelli della denominazione territoriale: ciò risponderebbe ad un'esigenza di trasparenza, oggi molto sentita specie dal consumo interno.
E' bene precisare che in Italia, subito dopo la legge sulle Denominazioni promulgata con DPR 930 del 1963 e successivamente aggiornata con legge 164 del 1992, abbiamo abbondato con le Denominazioni con nome di vitigno, perchè originariamente davano sufficienti garanzie nel mercato circoscritto prevalentemente locale.
Oggi la situazione è cambiata: il mercato globalizzato mette in risalto le falle del sistema e la sua capacità di tutela.
La proposta sulle liberalizzazioni della Commissione Europea, fondata o meno che sia, ha per lo meno avuto il merito d'individuare criticità, sollecitando attenzione sui temi relativi al sistema italiano delle Doc e sulla sua eventuale riforma.

Info e reazioni alla proposta CE:
http://www.ansa.it/canale_terraegusto/notizie/vino/2015/11/18/de-castro-in-pericolo-lambrusco-vermentino-sangiovese-html 

mercoledì 17 dicembre 2014

Consultazione pubblica Mipaaf etichettatura prodotti agroalimentari

Il 13 dicembre 2014 è entrato in vigore il regolamento della Commissione Europea n.1169/2011 in tema di etichettatura.
Dal 7 novembre scorso il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali (Mipaaf) ha aperto sul sito del Ministero una consultazione pubblica per sapere cosa i cittadini vogliono leggere sull’etichetta.
Il sondaggio sarà aperto fino a fine gennaio.
foto Mipaaf
Con questa consultazione il Mipaaf intende valutare la percezione che i consumatori hanno dell'indicazione relativa al luogo d'origine o di provenienza dei prodotti alimentari, al fine di trarre utili indicazioni per eventuali proposte a Bruxelles di nostre norme nazionali che rafforzino la tutela del consumatore.
La consultazione ha come destinatari tutti coloro che sono direttamente o indirettamente interessati al tema e hanno voglia di esprimere la propria opinione, siano essi singoli cittadini-consumatori o operatori delle filiere agroalimentari.

Sondaggio
compilazione questionario
http://consultazione.aspx

domenica 24 agosto 2014

Zuccheraggio del vino

Il post è tratto dalla newsletter di AisMarche sito ufficiale dell'Associazione Italiana Sommelier della regione Marche.
SVOLTA PER LE CANTINE: AUTORIZZATO LO ZUCCHERAGGIO DEL VINO
È la più rilevante novità dell’ultima versione dell’OCM vino comunitaria (Organizzazione comune di mercato – Regolamento UE 1308/2013), che ha modificato la norma che impediva l’utilizzo dello zucchero d’uva (solido, ndr) nella produzione del vino.
La normativa chiarisce che si deve trattare di un prodotto ottenuto senza impiego di solvente e che deve possedere caratteristiche di purezza migliori rispetto al mosto concentrato liquido, in riferimento alla presenza di anidride solforosa.
Da quest’anno è infatti possibile utilizzare anche in cantina lo “zucchero” d’uva, in altre parole il mosto concentrato rettificato solido.
<è bene precisare che lo zuccheraggio è una tecnica usata non per rendere il vino più dolce, ma per aumentarne la gradazione alcolica>
È stata l’Azienda Naturalia Ingredients Srl che ha messo a punto la tecnologia adatta a “creare” la solidità dello zucchero dell’uva.
Fino al 2009 questo zucchero era disponibile solo in forma liquida (mosto concentrato e mosto concentrato rettificato).
Ora la nuova formula permette di avere un prodotto più sicuro, di maggiore conservabilità, più puro e “solido” grazie ad un processo innovativo brevettato.
La produzione industriale è iniziata nel 2012 con il completamento del nuovo impianto a Mazara del Vallo (Trapani).
È un prodotto naturale al 100%, di assoluta stabilità microbiologica, privo di allergeni, esalta la sapidità con un gusto fruttato ed è conforme a tutte le leggi specifiche della normativa alimentare.
La concentrazione del mosto d’uva è una pratica antica, messa a punto dai nostri antenati, per conservare il più a lungo possibile il succo di questa preziosa bacca.
Che si chiamasse mosto cotto o sapa, il succo d’uva concentrato è stato utilizzato per dolcificare tanti alimenti o dare forza ai vini deboli.
È una miscela di preziosi monosaccaridi, fruttosio e glucosio in pari percentuali e piccole tracce di altri, utilizzato nell’industria alimentare per via delle sue indiscusse qualità sia tecniche sia organolettiche.
A partire dalla vendemmia 2014 le aziende avranno la possibilità di utilizzare questo prodotto innovativo per spumantizzare, per arricchire, per dolcificare, grazie alle caratteristiche di maggiore flessibilità ed efficacia rispetto agli altri prodotti.
Fonte: Agronotizie
http://agronotizie.imagelinenetwork.com/agricoltura-economia-politica/2014/04/10/vino-novita-in-cantina-con-lo-zucchero-drsquouva-cristallizzato/37631
- n.d.r.
Per inquadrare meglio questa parziale novità introdotta dall'ultima versione dell'OCM unica, occorre risalire all'antefatto.
Vietare lo zuccheraggio dei vini attraverso la nuova Organizzazione Comune di Mercato del vino, avrebbe avuto il significato di scremare la quantità dei vini immessi sul mercato globale.
Ma il risultato a Bruxelles nel dicembre 2007, è stato schiacciante: 20 paesi su 27 si sono schierati pro zuccheraggio (pratica che è normale consuetudine nei paesi del nord Europa).
Nel momento in cui lo zuccheraggio è rimasto, per non creare discriminazioni, sono stati dati ai paesi del resto d'Europa dove lo zuccheraggio da saccarosio è vietato, aiuti per addizionare il vino con i mosti concentrati liquidi (mc e mcr): una sorta di tentativo di fissare una “par condicio”.

sabato 17 maggio 2014

Wine news da Bruxelles, commercio vendita diretta.

La vendita diretta ai privati dentro i confini europei non è una prospettiva sfumata.
I vignaioli e i piccoli produttori possono tirare un sospiro di sollievo e ricominciare a sperare.
Per l’istanza che chiede lo snellimento della compravendita e il superamento delle accise, si apre uno spiraglio.
E' stato fatto un passo in avanti.
La Commissione Europea ha deciso di avviare uno studio su questa forma di vendita, di cui si è fatta promotrice a Bruxelles la Confédération Européenne des Vignerons Indépendants, l’organizzazione internazionale che riunisce i vignaioli indipendenti europei, presentando un documento sulla semplificazione della materia, che poi ha portato a due interrogazioni parlamentari.
Adesso è pronto il questionario che servirà all’indagine.
Verrà presto inviato ad un panel di produttori selezionati in tutta Europa.
Il questionario è stato stilato per sondare e comprendere i vantaggi, le difficoltà e l’impatto della vendita diretta per chi la pratica.
Ad averlo visto stampato, è stata proprio la presidente della Fivi Matilde Poggi, a Palazzo Justus Lipsius sede del Consiglio, dove si è recata qualche settimana fa.
Seguiranno lo studio: la Direzione generale dell’Agricoltura e dello sviluppo rurale della Commissione Europea e la Direzione Generale Fiscalità e unione doganale.
by: www.ilgiramondo.net
“L’Unione Europea è stata fondata per la libera circolazione delle merci e delle persone  
- dice la Poggi - invece s'impedisce di vendere direttamente al privato di un altro stato comunitario.
Siamo tutti obbligati a nominare il rappresentante fiscale che si occupa della transazione e del trasporto, a sottoporci a trafile burocratiche onerosissime.
Praticamente siamo costretti ogni volta a pagare una gabella che fa lievitare il prezzo del vino.
Paghiamo la spedizione e paghiamo la gestione della pratica accise anche quando queste, sia nel Paese di partenza che di destinazione, sono a zero.
In questo modo si penalizzano i piccoli produttori che non hanno una distribuzione globale, si congela il commercio.
Si fa tanto per fidelizzare il cliente che viene a trovarci o che acquista da noi il nostro vino, ma poi si finisce col perderlo una volta rientrato a casa, nel proprio Paese, non potendo più vendere alle stesse condizioni che avevamo applicato in cantina o nel nostro punto vendita.
La Fivi da tempo si batte in prima linea per cambiare le cose insieme alla Cevi, di cui fa parte”.

Per la presidente, la decisione presa dalla Commissione è un traguardo; un segnale positivo che mostra, oltre l’interessamento, la volontà da parte delle istituzioni di approfondire la questione e probabilmente di valutare nuovi orizzonti di mercato.

Una buona notizia che rincuorerà sicuramente anche il sistema dell’e-commerce.
Proprio uno dei rappresentanti di questo canale, Filippo Ronco di Vinix, che ha creato Grassroots Market, qualche mese fa lanciava attraverso la rete un appello ai colleghi e ai produttori https://www.vinix.com/myDocDetail.php?ID=7213&lang=ita
invitandoli ad unirsi contro questi paletti che stanno penalizzando una parte importante del mondo produttivo, fatto da realtà ridimensionate, per lo più familiari, ma dal peso specifico importante.
(fonte: cronachedigusto.it)

l'intero post di Manuela Laiacona:
http://www.cronachedigusto.it/archiviodal-05042011/325-scenari/13205-uesi-apre-uno-spiraglio-per-la-vendita-diretta-ai-privati-la-commissione-avvia-uno-studio.html

martedì 18 giugno 2013

Export vino ed energie rinnovabili.

Proprio in queste ultime settimane, è andato accentuandosi l'attrito tra Cina e Comunità Europea a proposito dei dazi doganali sulle importazioni; adottati reciprocamente come misure "anti-dumping", sia sull’importazione in Europa di pannelli solari fotovoltaici cinesi, sia sull’importazione in Cina di vini Comunitari.
La vicenda scaturisce dal fatto che Pechino, una volta percepito il forte interesse Comunitario verso le energie rinnovabili, prende la decisione di diventare monopolista nella produzione di pannelli solari, a questo scopo immettendo sul mercato europeo manufatti sotto costo.
In concreto Pechino allestisce una vera e propria operazione di “dumping”, finalizzata a stroncare qualsiasi velleità di concorrenza.
A seguito di questa situazione oggettiva venutasi a creare in Europa in ordine alla fornitura dei manufatti cinesi e per porvi in qualche modo rimedio cercando di ripristinare le corrette regole del mercato, si è arrivati a proporre a livello di Commissione Europea, l’adozione di misure “anti-dumping” (come appunto i dazi doganali sull'importazione di pannelli solari made in China).
Tale proposta a dire la verità, non ha trovato l’unanimità in sede Comunitaria ed anzi ha finito per ottenere un effetto opposto a quello voluto:
- da un lato aumentando le divisioni tra gli Stati, divaricando ancor più la distanza tra i paesi favorevoli come Italia, Francia, Spagna e quelli contrari (la Germania)
- dall’altro lato, rinsaldando l’asse privilegiato Berlino-Pechino.

(n.d.r.: apro e chiudo rapidamente una parentesi strettamente politica, per dire che anche un fatto relativamente circoscritto come questo, può essere considerato come il sintomo di un interesse diffuso ad ostacolare l’integrazione politica europea, allo scopo di relegare il Vecchio Mondo in posizione subordinata nel sistema globalizzato e mantenerlo soggetto debole nei rapporti di mercato).

Ma qual'è il ruolo del vino all’interno di questa vicenda?
Si dà il caso che a Pechino abbiano individuato nel settore agroalimentare, il possibile volano di sviluppo e di ripresa economica soprattutto per alcune aree geografiche della Comunità Europea: un settore strategico, in grado di dare prospettive e di riattivare le dinamiche di mercato in tempo di crisi.
Ebbene, la ritorsione cinese sui dazi europei andrebbe non a caso a colpire proprio il comparto vinicolo, che è uno dei driver di crescita dell'intero settore agroalimentare.
Minacciare di rialzare i dazi sull'import di vini europei (scesi dall'entrata della Cina in WTO nel 2002, dal 65% al 14%), significherebbe toccare un nervo scoperto, di fronte al quale la Comunità Europea non avrebbe la possibilità di rimanere indifferente.
La Cina realizzerebbe così l'obiettivo di costringere l'UE a rivedere la decisione di adottare misure “anti-dumping” nei confronti dei pannelli solari cinesi.
In sostanza si può affermare che Pechino abbia, in modo certamente strumentale e a tutela esclusiva dei suoi interessi, scatenato una vera e propria “guerra del vino” con l'Europa, nella piena consapevolezza che i paesi europei di tradizione vinicola consolidata, come ad esempio gli Stati mediterranei, non sarebbero mai in grado di rinunciare alle opportunità che un mercato in forte crescita come quello cinese, può offrire sia attualmente che in prospettiva.

sabato 20 ottobre 2012

Barrique and chips

Potrei sottotitolare:  La legalizzazione dell’etichetta ingannevole”.
Perché di questo si tratta: una beffa per il consumatore enoico, che in etichetta trova l’indicazione relativa all’affinamento in legno, ma non quella dell’infusione di chips.
Il regolamento UE 1507/2006 disciplina l’utilizzo dei chips (trucioli enologici) nei vini, nel senso che li consente ad eccezione che nei vini di qualità (in Italia: Docg e Doc).
Però l’azienda vinicola che ne faccia uso, non è obbligata ad indicarlo in etichetta, nonostante a suo tempo numerose furono le opposizioni a tale disposizione (in pratica esse vertevano sull’obbligo di specificare in etichetta la dicitura: “vino aromatizzato con trucioli enologici).
Il rigetto di tali istanze fu giustificato dal fatto che i chips non potevano essere considerati come ingredienti aromatici.
Decisione perlomeno discutibile, poiché i trucioli in realtà cedono aromi, come ad esempio acido vanilico e acido siringico, trasmettendo costituenti del legno di quercia.
Non solo, attualmente sono disponibili sul mercato, kit di diverse specie botaniche in grado di conferire svariate aromatizzazioni, non solo di quercia.
Conseguenza diretta di questa voluta opacità delle modalità di commercializzazione: la drastica diminuzione d’importazioni di barrique in Italia, nonostante i chips siano consentiti solo ai vini di fascia bassa o medio bassa, che di solito non sono rifiniti in barrique.
Tutt’altra cosa è il tradizionale affinamento in legno, che non è aggiunta di aromi, ma è scambio complesso di reazioni ossidative dovute alla microssigenazione.

Al fine di superare gli ostacoli interpretativi e recuperare trasparenza, da più parti si avanzano proposte per inserire tali vini o pseudovini truciolizzati, nell’ambito dei “vini aromatizzati” o “bevande aromatizzate a base di vino”.
Ipotesi questa sostenuta in particolare dal dott. Claudio Modesti, sommelier Ais, che la argomenta nel n° 27 della rivista quadrimestrale “Sommeliers Marche Magazine” edita da Ais Marche.
In sostanza si può oggi affermare che sono in circolazione vini o pseudovini truciolizzati, all’insaputa del fruitore finale, che non è messo nelle condizioni di scegliere.
Qual è la ratio di tutto ciò?
Alla luce di altri indizi significativi (ad esempio la nuova disciplina UE in materia di vino biologico che tra l’altro non consente l’indicazione in etichetta delle percentuali di solfiti:
http://vinidiconfine.blogspot.it/2012/02/nuova-disciplina-ue-in-materia-di-vino.html ),
credo si possa concludere che sia in atto oggi a livello comunitario, un tentativo di omologazione delle produzioni verso il basso, invece di perseguire l’obiettivo di un riallineamento con quelle più avanzate e di tradizione consolidata.
L’esistenza stessa di siffatte norme può dar luogo a pericolosi contraccolpi per l’intero settore, poiché esse legittimano nel viticoltore l’idea dell’opportunità e convenienza di tali scorciatoie.
L’impressione cioè, è che finora in Europa si stia procedendo al contrario, abbassando il livello di qualità di tutto il comparto agroalimentare, non per sostenere il mercato ma per deprimerlo.
Ciò a mio parere finirebbe per penalizzare le distintività, salvaguardando invece gl'interessi particolari di chi propina spazzatura alimentare ed enoica.

approfondimento:
http://ilfattaccio.org/2012/09/15/addio-sovraita-alimentare-monti-dichiara-illegale-lagricoltura-a-kilometro-zero/

lunedì 13 febbraio 2012

Nuova disciplina UE sul vino biologico.

I vini biologici riporteranno in etichetta la dicitura “vino biologico”, il logo biologico dell’UE e il numero di codice dell’organismo di certificazione.
Sono le novità in arrivo dall’Europa: il Comitato permanente per la produzione biologica (SCOF) ha approvato nuove norme che saranno pubblicate nelle prossime settimane sulla Gazzetta Ufficiale.

Il nuovo regolamento, applicabile a partire dalla vendemmia del 2012, prevede la possibilità per i viticoltori biologici di utilizzare il termine “vino biologico” sulle etichette, con il logo biologico dell’UE. Questo garantisce una maggiore trasparenza e permette ai consumatori di scegliere meglio il prodotto da comprare.

Attualmente non esistono norme europee o definizioni applicabili al “vino biologico”. La certificazione biologica è prevista soltanto per le uve e l’unica dicitura consentita è “vino ottenuto da uve biologiche”. Le nuove norme introducono, invece, una definizione tecnica di vino biologico che è coerente con gli obiettivi e i principi dell’agricoltura biologica enunciati nel regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio relativo alla produzione biologica.

Il regolamento stabilisce le tecniche enologiche e le sostanze autorizzate per il vino biologico. Una di queste norme fissa il tenore massimo di solfito per il vino rosso a 100 mg per litro (150 mg/l per il vino convenzionale) e per il vino bianco/rosé a 150mg/l (200 mg/l per il vino convenzionale), con un differenziale di 30mg/l quando il tenore di zucchero residuo è superiore a 2 g/l.
Vengono stabilite anche alcune pratiche enologiche e di sostanze, quali definite nel regolamento (CE) n. 606/2009 relativo all’organizzazione comune del mercato (OCM) vitivinicolo, da utilizzare per i vini biologici. Ad esempio non sono consentiti l’acido sorbico e la desolforazione e il tenore dei solfiti nel vino biologico deve essere di almeno 30-50 mg per litro inferiore al livello dell’equivalente vino convenzionale (a seconda del tenore di zucchero residuo).
Il “vino biologico” deve ovviamente essere prodotto utilizzando uve biologiche quali definite nel regolamento (CE) n. 834/2007.
Queste novità contribuiranno a facilitare il funzionamento del mercato interno e a rafforzare la posizione che i vini biologici dell’UE detengono a livello internazionale, dato che molti altri paesi produttori di vino (USA, Cile, Australia, Sudafrica) hanno già stabilito norme per i vini biologici.

Dopo il voto nel Comitato permanente, il commissario europeo per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, Dacian Cioloș, ha dichiarato: “Sono lieto che sia stato infine raggiunto un accordo su questo tema. Era infatti importante fissare norme armonizzate al fine di garantire un’offerta chiara ai consumatori, che sono sempre più interessati ai prodotti biologici. Constato con piacere che le norme adottate stabiliscono in modo trasparente la differenza tra vino convenzionale e vino biologico – come è il caso per altri prodotti biologici. In tal modo si dà ai consumatori la certezza che un “vino biologico” sia stato prodotto applicando norme di produzione più rigorose.”
                                                   fonte: HelpConsumatori
(Ad una prima e sommaria analisi, il provvedimento appare fin troppo lassista, essendo la soglia di solfiti ammessa piuttosto elevata; tenuto conto per giunta delle possibili deroghe a tale soglia massima, autorizzabili dalle singole autorità nazionali in presenza di andamento stagionale particolarmente critico per sviluppo eccezionale di batteri e spore fungine. Inoltre i livelli massimi di solfiti indicati nel regolamento, sono superiori a quelli utilizzati dalla gran parte dei produttori italiani di vino biologico; non appare equo perciò, che quest'ultimi non possano indicare in etichetta la quantità usata. 
Un primo passo o tentativo di disciplina della materia, che per il momento sembra non del tutto sufficiente.  n.d.r.)
La dicitura vino biologico e il logo europeo saranno utilizzabili retroattivamente anche per i prodotti ottenuti nelle vendemmie passate, purchè sia dimostrabile e certificabile il rispetto dei disciplinari attuali.