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martedì 14 aprile 2026

Masterclass vini delle Marche, Vinitaly 2026

Nel corso di Vinitaly 2026, degustazione guidata dal giornalista Alessio Turazza, a cura dei Consorzi di Tutela marchigiani Imt e Consorzio Vini Piceni, dal titolo: "da nord a sud delle Marche, la varietà del vigneto marchigiano".
La degustazione ha avuto lo scopo di dare visibilità alle zone di produzione meno conosciute rispetto a quella del Verdicchio che, nel ricoprire ruolo di driver della viticoltura regionale, può per paradosso rischiare di coprire la ricchezza di un comparto vivo, variamente articolato, in cerca di una dimensione propria per ciò che concerne valori qualitativi, ricerca e sperimentazione, comunicazione.
Abbiamo degustato 7 vini provenienti da 5 delle 20 Denominazione d'Origine marchigiane.
1) Bianchello del Metauro Doc Superiore 2025 Giglio, Cantina Di Sante
13% vol.
Giallo paglierino tenue, profumi sottili, note floreali e vegetali, fiori di campo.
In bocca è fruttato, agrumato, bene equilibrato nonostante la giovane età, sapido nel finale.
2) Colli Maceratesi Doc Ribona 2025 Baccius, Tenute Mùrola
12,14% vol.
Giallo paglierino tenue, note minerali intense, resine vegetali e idrocarburi, sorso delicato, acidità misurata, susine e passion fruit, ben bilanciato.
3) Colli Maceratesi Doc Ribona 2022 Monteferro, Villa Forano
13% vol.
Maturato in rovere grande da 20 ettolitri, appare giallo paglia tenue, lieve vanigliatura olfattiva, in bocca sprigiona freschezza, oserei dire inaspettata, e speziatura; finale citrino.
4) Falerio Doc Pecorino 2022 Spera di Luce, Madonnabruna
13,5% vol.
Giallo paglierino limpido, struttura, spalla acido-sapida, complessità, tonalità agrumate ma anche sfumature più mature di frutto a guscio; forza e freschezza procedono all'unisono.
5) Offida Docg Pecorino 2021 Romeo&Juliet, Vinicola Carassanese
15% vol.
Colore ramato carico, potente, impattante e acidico, impronta stramatura, frutta gialla, a guscio e tropicale; vino d'altri tempi.
6) Rosso Piceno Doc Superiore 2022 Primus, Tenute Polini
14,5% vol.
Montepulciano 60% e Sangiovese 40%, matura 24 mesi in barrique, più ulteriore affinamento in bottiglia.
Rosso rubino, note floreali e vinose, frutti di bosco e fragoline, in bocca è ben equilibrato, di medio corpo, con note di cacao nel finale.
7) Rosso Piceno Doc 2022 Giàmimanchi, Terrapremiata
14,5% vol.
Montepulciano 85% e Sangiovese 15%, matura 12 mesi in barrique, più ulteriore affinamento in bottiglia.
Rosso rubino brillante con riflesso amaranto, complesso, fine e corposo, esalta il tratto varietale del Montepulciano, il sorso è scorrevole su note di marasca sotto spirito, vaniglia, confettura di mirtilli, speziatura di pepe e noce moscata.
I vini hanno evidenziato sfumature diverse, ovviamente in relazione alle diverse varietà, ma anche il comune denominatore della bella fattura, della distintività, della finezza, dell'equilibrio organolettico raggiunto.
Vini pronti, certamente non sovraestratti, in piena sintonia quindi con la tendenza attuale delle produzioni italiane volte più a togliere che ad aggiungere, al fine di favorire la fruibilità al consumo; l'unica eccezione a questo trend, mi pare di poter dire essere stata il vino numero 5, dove traspare l'intento opposto, ovvero quello di aggiungere e di caricare il quadro, forse per cercare nuovi orizzonti guardando al passato e alla tradizione contadina più arcaica.

lunedì 14 ottobre 2024

Vini rosati made in Marche, Fermano area

Nell'ambito dell'edizione 2024 di "Di Uva in Vino" svoltasi domenica 13 ottobre in Piazza del Popolo a Fermo, manifestazione che da una decina d'anni celebra la vendemmia nell'areale Fermano, degustazione guidata a cura dei sommeliers di Ais Marche di vini rosati locali.
Cinque declinazioni di rosato, diverse per tipologia di vino, per varietà di uva, per cromatismi.
A proposito di quest'ultimo aspetto, occorre precisare che la nuova scheda analitico descrittiva Ais in vigore da qualche mese, prevede tra l'altro ben cinque categorie di rosati (fiori di pesco, ramato, salmone, corallo, peonia) in tonalità di rosa crescente, dalla più tenue alla più carica; tale nuova classificazione ha sostituito quella tradizionale (rosa tenue, rosa cerasuolo, rosa chiaretto).
Colle Monteverde Rosè Brut 2022 Uvè
Terrapremiata
Ottenuto da uve Pinot Nero 80% e Chardonnay 20%.
Metodo Charmat Martinotti lungo, 8-9 mesi in autoclave prima dell'imbottigliamento, appare rosa tenue (fiori di pesco nella nuova classificazione).
Fine perlage, piuttosto persistente.
Vino spumante delicato, su accenni di lieviti e croissant, toni floreali e fruttati, glicine e lampone, piccoli frutti rossi, fragoline.
Scorrevole al palato, setoso, elegante.
Vino d'entrèe.
Marche Igt Rosato 2022 Trecentoventisei
Castrum Morisci
Trecentoventisei identifica la parcella di vigneto da cui provengono le uve.
Ottenuto da uve Sangiovese, vinificato in acciaio, appare di colore quasi ramato.
La freschezza non particolarmente marcata al palato, rivela una tendenza all'evoluto; appaiono note cremose, pasticceria, frutto rosso e nero, note vegetali d'erbette aromatiche.
Marche Igt Rosato 2023 Prima Rosa
Cantina Di Ruscio
Ottenuto da uve Sangiovese 80% e Montepulciano 20%, rientra nella categoria rosa corallo, in subordine rosa quarzo brillante, oppure rosa cerasuolo così come previsto dalla classificazione tradizionale.
Giusto equilibrio tra freschezze e dolcezze; frutti di bosco appena colti ed erbette aromatiche, more e fragole, ritorni floreali di rosa e violetta, rosmarino.
Un rosato che non sorprende, che non innova, viceversa pare proiettato su percorsi a ritroso, alla ricerca di radici perdute: non tradisce le aspettative, iconografico.
Marche Igt Rosato 2022 Primavera
Vigneti Santa Liberata
Ottenuto da uve prevalentemente Montepulciano, con saldo Ciliegiolo, vinificato in cemento con sosta di una notte sulle bucce, appare di colore ambrato piuttosto carico, tendente all'orange, quindi difficilmente inglobabile nella classificazione di colore recentemente dismessa.
Un rosato che può sorprendere, inaspettato, non solo per colore, ma anche per caratteristiche organolettiche, certamente con doti limitate d'allungo, così come è di prassi per la tipologia, ma con buon corpo, carattere, discreta complessità; troviamo dolcezze fruttate, giuggiole e fico rosso, alternate a tonalità acidule e vegetali, anice e pompelmo.
Da osare non solo come vino d'entrèe, ma anche su primi piatti, tagliatelle al ragù di carne o al pomodoro.
Marche Igt Rosato 2023 Petalus
Villa Manù
Ottenuto da uve Merlot, vinificato in acciaio con sosta sulle bucce di 10-12 ore, appare rosa cerasuolo carico seguendo la classificazione dismessa, corallo cerasuolo o di color ciliegia in quella vigente.
Fragrante di frutto e acidico, frutti di bosco, more e ciliegie, sfumato d'agrume e di spezie.
Abbastanza aggressivo al palato, come fosse ancora alla ricerca di un bilanciamento ideale, di un proprio centro di gravità; ciononostante sollecita salivazione e invita al nuovo sorso.
In abbinamento su piatti con componente grassa, salumi e formaggi.
Annata 2022 pluripremiata, in tasting d'archivio:

giovedì 7 marzo 2024

Pinot Nero delle Marche ad Artevinando 2024

Domenica 3 marzo 2024 presso il Municipio di Sant'Elpidio a Mare (Fm) si è svolto l'evento inaugurale della X edizione di Artevinando, cartellone di eventi che va da fine inverno a fine estate, organizzato dall'Associazione Culturale "Di Arte in Vino".
"Un francese nelle Marche, parliamo di Pinot Nero" è stato il convegno d'apertura, a cui è seguita la degustazione di Pinot Nero prodotti da 8 cantine marchigiane.
Il Pinot Nero è un vitigno nobile, originario della Borgogna, diffusosi nel corso della storia in tutto il mondo; esistono circa 180 cloni di Pinot Nero al mondo.
In Italia il vitigno ha grande tradizione nelle regioni del nord, tanto da essere assimilabile ad autoctono.
L'Oltrepò Pavese è area vocata in fatto di Pinot Nero, è la terza area produttiva d'Europa, dopo Borgogna e Champagne; dai 3000 ettari coltivati ricava il 75% dell'intera produzione italiana.
Il celebre viticoltore altoatesino Franz Haas, uno dei padri nobili della viticoltura italiana, prematuramente scomparso un paio d'anni fa, soleva definire il suo Pinot Nero di base, come "il bianco tra i rossi", a significare come frutto leggiadro e freschezza ne costituissero il perno.
Il vitigno dà effettivamente vini di grande finezza, poco colorati e poco tannici, caratterizzati da note di frutti di bosco e spezie nelle versioni d'annata; tuttavia in quelle più strutturate destinate all'invecchiamento, può sviluppare spessore materico, tonalità surmature o di tipo animale, ciliegia sotto spirito, cuoio, cacao, sottobosco, grande complessità.
Il Pinot Nero è un vitigno poco produttivo, è esigente e fragile, soffre le malattie fungine e i ristagni d'umidità, predilige l'escursione termica, ha bisogno di un terroir ideale per ciò che concerne ad esempio composizione chimico fisica del terreno, esposizione, microclima, necessita di cure assidue in vigna, va monitorato, richiede quindi un impegno maggiore in fatto di ore di lavoro.
Coltivare Pinot Nero è una vera e propria sfida per ogni viticoltore.
Nelle Marche il Pinot Nero fu introdotto dall'Amministrazione Bonaparte agli inizi del diciannovesimo secolo.
Nel corso di un paio di secoli è avvenuta la selezione clonale, che ha consentito al vitigno di meglio adattarsi in alcune zone rispetto ad altre; sono 20-25 i cloni coltivati in regione da una quindicina di cantine.
Il Pesarese possiamo considerarlo oggi come zona d'elezione, comprende infatti oltre la metà delle cantine produttrici; in questo areale l'estratto secco notevole, dà vini forse meno eleganti, più irruenti, ma con un proprio carattere e distintività.
Da qualche anno a questa parte, troviamo Pinot Nero anche al di fuori del Pesarese, ad esempio nel Maceratese o nel Fermano; all'interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini a Cupi di Visso a circa 1000 metri sul livello del mare, troviamo il vigneto più alto delle Marche e tra i più alti d'Italia.
Il vitigno è base ampelografica in Colli Pesaresi Doc Focara e in Colli Pesaresi Doc Roncaglia (Focara e Roncaglia sono due sottozone), è inoltre autorizzato in Marche Igt.
Mi pare di poter dire che il livello medio della degustazione elpidiense sia stato più che confortante, molto buono a mio parere, nonostante le uve provenissero da vigneti, quasi tutti, d'impianto relativamente recente; fedeltà varietale, grande fruibilità ed equilibrio, piccoli frutti rossi e freschezza, i comuni denominatori, da considerare come effetti diretti di scelte mirate, sia in vigna che in cantina, come ad esempio la massimale riduzione delle rese, per un vitigno già poco produttivo di suo, in alcuni casi fino a 35 quintali per ettaro, o come l'utilizzo di legni di terzo passaggio, quindi non particolarmente invasivi, in fase d'affinamento.
- Marche Igt Pinot Nero 2021 San Marone, Fontezoppa winery
- Marche Rosato Igt 2023 a Pois, Fontezoppa winery
- Marche Igt Rosso 2021 Rosso al Mare, Sor Rico winery
- Marche Igt Pinot Nero 2022, Coppacchioli Tattini winery
- Marche Igt Pinot Nero 2022 Silvo, De Leyva winery
- Marche Igt Pinot Nero 2022 Isabel (vinificato in bianco), De Leyva winery
- Colli Pesaresi Doc Focara Pinot Nero 2020, Roberto Lucarelli winery
- Colli Pesaresi Doc Focara Pinot Nero 2021, Fattoria Mancini winery
- Marche Igt Pinot Nero 2021 Lamorosa De Monteverde, Terrapremiata winery
- Marche Igt Pinot Nero 2021 Tempo, Agostino Romani winery