Visualizzazione post con etichetta Etichettatura Agroalimentare. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Etichettatura Agroalimentare. Mostra tutti i post

giovedì 23 novembre 2023

Cordisco reintrodotto nel Registro Nazionale della Vite come sinonimo di Montepulciano

Con decreto Masaf 597594 del 26 ottobre 2023 è stato reintrodotto nel Registro Nazionale della Vite, accanto al termine "montepulciano", il sinonimo "cordisco".
Questo termine, scomparso nella fase di trapasso dal registro cartaceo a quello informatizzato alla fine degli anni ’80, ritorna quindi a poter essere utilizzato nella designazione di vini a base montepulciano, come già accadde per il vitigno "calabrese" e il suo sinonimo "nero d’avola".
Tale reintroduzione sembra supportare la rivendicazione del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo di potere usare il termine montepulciano esclusivamente sui vini prodotti all’interno della regione, lasciando alle altre regioni l'utilizzo del solo sinonimo.
Tuttavia i Consorzi di Tutela Vini di Puglia e Marche non intendono adeguarsi alla disposizione Masaf e rivendicano l'uso del termine "montepulciano"; a parere dei responsabili dei Consorzi di Tutela Marchigiani, l'inserimento nel Registro Nazionale della Vite del sinonimo "cordisco", non significa che i produttori fuori dall'Abruzzo dovranno usarlo al posto del nome "montepulciano".
La questione era nata nel settembre di quest'anno, a causa del cosiddetto DM Etichettatura, Decreto Ministeriale volto ad uniformare la normativa italiana a quella europea in tema di definizione, descrizione, presentazione, etichettatura dei prodotti vitivinicoli, per la corretta informazione al consumatore; tale provvedimento fu ben accolto da tutti i produttori vitivinicoli, ma osteggiato da quelli abruzzesi, i quali vedevano messa a rischio l'esclusiva del nome "montepulciano".
Il Regolamento (UE) 2021/2117 a cui l'Italia intende uniformarsi, per la verità è andato anche oltre, prevede infatti per i vini venduti in UE non solo la possibilità di indicare in retroetichetta i nomi dei vitigni con cui un vino è stato prodotto, ma anche altre indicazioni obbligatorie, la dichiarazione energetica e nutrizionale, l'elenco di ingredienti e allergeni, il termine minimo di conservazione nel caso di prodotti vitivinicoli dealcolizzati aventi titolo alcolometrico inferiore a 10%; tale regolamento in vigore dall'8 dicembre 2023 prevede però una deroga per i vini prodotti prima dell'8 dicembre 2023, quindi i vini della vendemmia 2023 se prodotti prima dell'8 dicembre 2023 saranno esentati dai nuovi obblighi.
La soluzione dell'annosa disputa tra Abruzzo e resto del mondo sull'utilizzo del termine "montepulciano", mi pare di poter dire che non sia all'orizzonte, a meno che non ci si accomodi su compromessi.
In questo caso, un compromesso praticabile potrebbe essere quello di menzionare Cordisco fronte etichetta e Cordisco (Montepulciano) specificando cioè che trattasi di sinonimo, in retro etichetta, al fine di corretta e chiara informazione al consumatore.
Un compromesso risolse la disputa sollevata sempre da Consorzio Tutela Vini d'Abruzzo nei confronti di Consorzio Tutela Vino Nobile di Montepulciano, laddove l'omonimia tra vitigno e città avrebbe, secondo il consorzio abruzzese, provocato confusioni sui mercati italiani ed esteri; al fine di evitare tali confusioni il consorzio toscano decise d'inserire in etichetta la menzione Toscana e già oggi, cioè a partire dal 2023, possiamo trovare etichette di Vino Nobile di Montepulciano Docg aggiornate e corrette.
Credo che anche per la questione "montepulciano" e "cordisco", la strada del compromesso sia la via d'uscita.

lunedì 29 febbraio 2016

Liberalizzazione UE nomi di vitigno, convegno Tipicità 2016

Nell'ambito della 24^ edizione di Tipicità Made in Marche Festival, tavola rotonda sul tema:
"Liberalizzazione UE nomi dei vitigni: denominazione italiane a rischio. Il NO della filiera".
La proposta di modifica del Regolamento 607 del 2009 per rivedere le norme sull’etichettatura delle denominazioni di origine: primo piano sui rischi per la viticoltura nazionale con i principali consorzi italiani del vino e le organizzazioni di categoria.

CONDUCE
GIORGIO DELL’OREFICE – Giornalista Agrisole – Il Sole 24 Ore
INTERVENTI
PAOLO DE CASTRO – Coordinatore S&D Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento Europeo (in collegamento esterno)
ANNA CASINI – Vicepresidente e Assessore all’Agricoltura Regione Marche
RICCARDO RICCI CURBASTRO – Presidente Nazionale Federdoc
DORIANO MARCHETTI – Vicepresidente Istituto Marchigiano di Tutela Vini (IMT)
ALBERTO MAZZONI – Direttore Istituto Marchigiano di Tutela Vini (IMT)

05/03/2016 ore 11:00 Sala Convegni Raffaello

post correlato:
http://pressing-europeo-sui-vini-denominazione.html

TIPICITÀ: Made in Marche Festival-24a edizione.
Fermo Forum, Zona Industriale Girola, 63900 Fermo (Fm)
5-7 marzo 2016

Orario di apertura
- Sabato 5 e Domenica 6: ore 9:30-21:00
- Lunedì 7: ore 10:00-20:00
Info
Segreteria organizzativa, Piazza Dante, 21 - 63900 FERMO
tel. 0734/225237; e-mail: info@tipicita.it
Biglietto d’ingresso: € 8,00.
Tutte le notizie pratiche sono reperibili all’indirizzo web: www.tipicita.it

lunedì 7 dicembre 2015

Pressing europeo sui vini a denominazione d'origine.

E' di questi giorni la proposta della Commissione Europea sulla liberalizzazione dei vini con nome di vitigno.
Ciò ha provocato l'immediata reazione degli organismi italiani di tutela vitivinicola, che vedono messe a rischio storiche Denominazioni con nome di vitigno come ad esempio Lambrusco, Vermentino, Sangiovese, Verdicchio e altro.
L'iniziativa prende spunto dalla riforma OCM Vino, che contempla la protezione delle denominazioni di origine territoriali e non delle varietà vitivinicole.
A mio parere tale proposta, alla luce delle notizie finora diramate dagli organi d'informazione, appare poco chiara, tant'è che se ne potrebbe persino mettere in dubbio il fondamento.
Non si capisce cioè, se la proposta faccia riferimento alla liberalizzazione delle denominazioni territoriali o alla liberalizzazione dell'indicazione in etichetta del nome di vitigno.
Nel primo caso, dal mio punto di vista, la liberalizzazione non si tradurrebbe in un pericolo reale per le nostre Denominazioni, le quali affiancando al nome di vitigno quello di territorio, rientrerebbero a pieno titolo nel regime di tutela.
Inoltre le norme vigenti non consentono omonimie, a meno che queste non siano antecedenti alla riforma OCM Vino (caso di specie Tocai): ciò dovrebbe mettere le nostre Denominazioni al riparo da qualsiasi abuso.
Nel secondo caso invece, io ritengo auspicabile indicare in etichetta il nome del vitigno, non solo in ambito UE ma pure in Italia, seppure in retroetichetta e con caratteri grafici più piccoli rispetto a quelli della denominazione territoriale: ciò risponderebbe ad un'esigenza di trasparenza, oggi molto sentita specie dal consumo interno.
E' bene precisare che in Italia, subito dopo la legge sulle Denominazioni promulgata con DPR 930 del 1963 e successivamente aggiornata con legge 164 del 1992, abbiamo abbondato con le Denominazioni con nome di vitigno, perchè originariamente davano sufficienti garanzie nel mercato circoscritto prevalentemente locale.
Oggi la situazione è cambiata: il mercato globalizzato mette in risalto le falle del sistema e la sua capacità di tutela.
La proposta sulle liberalizzazioni della Commissione Europea, fondata o meno che sia, ha per lo meno avuto il merito d'individuare criticità, sollecitando attenzione sui temi relativi al sistema italiano delle Doc e sulla sua eventuale riforma.

Info e reazioni alla proposta CE:
http://www.ansa.it/canale_terraegusto/notizie/vino/2015/11/18/de-castro-in-pericolo-lambrusco-vermentino-sangiovese-html 

giovedì 17 settembre 2015

Etichettatura agroalimentare Made in Italy

ETICHETTATURA PRODOTTI ALIMENTARI MADE IN ITALY: TORNA L'OBBLIGO DI INDICARE LO STABILIMENTO DI PRODUZIONE IN ETICHETTA
Il Governo dà via libera a delega per reintroduzione obbligo indicazione dello stabilimento.
A breve notifica a UE per autorizzazione.
photo: www.gamberorosso.it
Ufficio Stampa Mipaaf, 10 settembre 2015 - Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali rende noto che il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di disegno di legge di delegazione europea che all'art.4 contiene la delega per la reintroduzione nel nostro ordinamento dell'indicazione obbligatoria della sede dello stabilimento di produzione o confezionamento per i prodotti alimentari e per l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento n. 1169/2011 in materia di etichettatura.
L'obbligo di indicazione della sede dello stabilimento riguarderà gli alimenti prodotti in Italia e destinati al mercato italiano.
Allo stesso tempo partirà a breve la notifica della norma alle autorità europee per la preventiva autorizzazione.
L'Italia insisterà sulla legittimità dell'intervento in applicazione di quanto previsto dall'articolo 38 del regolamento n. 1169/2011, motivandola in particolare con ragioni di più efficace tutela della salute dei consumatori.
"Quello di oggi - ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina - è un passo importante che conferma la volontà del Governo di dare indicazioni chiare e trasparenti al consumatore sullo stabilimento di produzione degli alimenti. Diamo una risposta anche alle tantissime aziende che hanno chiesto questa norma e hanno continuato in questi mesi a dichiarare lo stabilimento di produzione nelle loro etichette. Non ci fermiamo qui, porteremo avanti la nostra battaglia anche in Europa, perché l'etichettatura sia sempre più completa, a partire dall'indicazione dell'origine degli alimenti. Per noi si tratta di un punto cruciale, perché la valorizzazione della distintività del modello agroalimentare italiano passa anche da qui. Lo scorso anno per la prima volta il Governo ha chiamato i cittadini a esprimersi ufficialmente su questa materia, attraverso una consultazione pubblica online. Il 90% dei 26 mila italiani che hanno risposto, ha detto che vuole leggere la provenienza chiaramente indicata sui prodotti che consuma".
fonte: https://www.politicheagricole.it/

La scomparsa dell'obbligo di indicare in etichetta lo stabilimento di produzione era stata provocata dall'entrata in vigore il 13 dicembre 2014, delle norme europee sulla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori del Reg. UE 1169/2011.
Tuttavia il regolamento consente interventi normativi nazionali ai singoli Stati Membri, qualora i cittadini esprimano in una consultazione, parere favorevole in materia di etichettatura obbligatoria dell'origine geografica degli alimenti.
L'opportunità è stata oggi colta per ciò che concerne l'indicazione dello stabilimento di trasformazione e confezionamento, ma deve ancora essere sfruttata per l'origine della materia prima, come chiede il 96,5 per cento dei consumatori che hanno partecipato al sondaggio Mipaaf.
info sondaggio Mipaaf: http://consultazione-pubblica-mipaaf.html