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giovedì 14 maggio 2020

Vinitaly Nomisma Wine Monitor, indagine di aprile

Vino, Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor: riapertura Horeca Italiana vale 6,5 mld di euro per consumi vino.
Indagine: solo 23% andrà meno al ristorante, revenge spending sì ma con giudizio, millenials in prima fila.
credit Veronafiere_FotoEnnevi
Verona, 14 maggio 2020 – Con la riapertura, da lunedì 18 maggio, della ristorazione e del ‘fuori casa’ si riattiva anche per il vino italiano un canale naturale che vale al consumo 6,5 miliardi di euro l’anno.
E secondo l’instant survey dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, realizzata ad aprile su un campione rappresentativo di 1.000 consumatori di vino, solo il 23% degli italiani (in particolare donne, del Sud, che hanno avuto problemi sul lavoro) dichiara che andrà meno al ristorante, a fronte di un 58% per cui non cambierà nulla, fatte salve le adeguate misure di sicurezza da prendere (45%).
Non manca, anche se molto misurato, il revenge spending, ovvero la ‘spesa della vendetta’ postlockdown per i beni voluttuari come il vino: il 10% prevede infatti di spenderne più di prima fuori casa, valore che sale al 15% per i millennials (25-40 anni) e per chi non ha avuto problemi sul lavoro (13%).
Per il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani: “La nostra speranza è che gli storici partner dell’horeca – tra i più penalizzati dall’emergenza - possano essere messi al più presto nelle condizioni di poter riprendere il proprio cammino. Vino, accoglienza e ristorazione rappresentano il primo fattore distintivo del nostro Paese nel mondo e trovano in Vinitaly il luogo di incontro per eccellenza, con una media di 18mila buyer italiani dell’horeca, dei quali 2/3 legati alla ristorazione. A ciò si aggiunge il tradizionale evento autunnale wine2wine business forum con l’innovativo wine2wine exhibition, primo vero appuntamento internazionale on e off line di quest’anno dedicato al vino”.
Per il responsabile dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini: “Il ruolo della ristorazione e gli effetti del lockdown sulle vendite di vino – sia in Italia che all’estero – sono anche desumibili dalle giacenze a fine aprile di quest’anno, che evidenziano le penalizzazioni subite da alcune blasonate denominazioni che trovano nell’horeca il principale canale di commercializzazione. Si pensi al +9% di volumi in giacenza del Montefalco Sagrantino e del Nobile di Montepulciano, dell’8% del Chianti Classico o alle maggiori eccedenze di bianchi importanti come Falanghina (+16%) e Soave (+24%). Ma il danno inferto dalla chiusura non è solo prerogativa dei vini di fascia premium: si pensi al +36% in giacenza di Castelli Romani o al +22% di Frascati, vini tipicamente somministrati dalle trattorie della Capitale, non solo rimaste chiuse ma purtroppo anche a corto di avventori stranieri”.
In Italia, rileva l’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor circa un terzo dei consumatori beve prevalentemente fuori casa (42% i millennials), con un valore che incide per il 45% sul totale delle vendite in Italia (14,3 miliardi di euro nel 2018).
Il prezzo medio alla bottiglia è di 15,4 euro, mentre al calice la spesa è di 5,7 euro, secondo l’indagine.

giovedì 30 aprile 2020

Indagine IRI per Vinitaly, trend mercato vinicolo fino a Pasqua 2020

Il mercato del vino nella "Distribuzione Moderna", tra gennaio e Pasqua.
I dati elaborati da IRI Information Resources Srl per Vinitaly nel periodo tra il 1 gennaio e il 19 aprile 2020.
Le vendite crescono del 7,9% a volume e del 6,9% a valore.
L’analisi tiene conto del fatto che i primi due mesi dell’anno non sono stati toccati dall’emergenza Covid19, a differenza di marzo e aprile.
Il confronto con i dati del 2019.
©Veronafiere_FotoEnnevi
Verona, 30 aprile 2020 – L’emergenza Covid19 ha colpito l’intera filiera vitivinicola italiana.
Pesa la chiusura di bar, ristoranti e il calo dell’export.
Gli italiani che in queste settimane hanno acquistato vino lo hanno fatto negli unici canali di vendita aperti: la Distribuzione Moderna, i negozi alimentari e lo shop on line.
Per quanto riguarda la Distribuzione Moderna, l’istituto di ricerca IRI ha elaborato per Vinitaly (riprogrammato dal 18 al 21 aprile 2021) i dati relativi al periodo che va da gennaio al 19 aprile 2020, dunque comprese le settimane di Pasqua.
Nei primi 3 mesi e mezzo dell’anno le vendite di vino nella Distribuzione Moderna (Iper, Super, Libero Servizio Piccolo, Discount) hanno registrato una crescita a volume del 7,9% (+ 6,9% a valore) rispetto allo stesso periodo del 2019.
Nel dettaglio, i vini Doc e Docg sono cresciuti del 6,8% (+ 7,6% a valore), i vini Igp e Igt del 10,5% (+7,7% a valore), i vini comuni del 7,2% (+4,1% a valore), le bollicine dell’1,2% (+1,6% a valore).
L’analisi di questo periodo è complessa perché i primi due mesi non sono stati toccati dall’emergenza Covid19, al contrario di marzo e aprile, con la variante delle settimane pasquali tra il 6 e il 19 aprile, di norma caratterizzate dai consumi da ricorrenza.
A marzo i vini Doc e Docg sono aumentati del 9,9%, mentre i vini Igt del 4,0%.
In calo le bollicine che sono scese del 5,4%, mentre il Prosecco è cresciuto dell’8,3%.
In ripresa il vino in brik, che a marzo è cresciuto dell’8,8%.
Il Bag in Box (il formato da due litri e mezzo con il rubinetto) è cresciuto del 36,8% (Iper, Super, Libero Servizio Piccolo).
Nelle due settimane pasquali le vendite di vino sono aumentate del 10,2%, mentre si è verificata una sensibile flessione delle bollicine: -38%.
Prosegue intanto la crescita del vino biologico che nel primo trimestre 2020 ha venduto 1 milione e 559 mila litri, con un aumento del 19%.
“Nella Distribuzione Moderna si è comprato più vino perché il consumo a casa ha sostituito, in parte, quello fuori casa, ma è diminuita la spensieratezza e quindi la volontà di stappare uno spumante – ha commentato Virgilio Romano, Business Insight Director di IRI – Da inizio anno la crescita maggiore la fanno registrare il vino IGP ed il vino comune (da tavola). La crescita dei vini Doc/Docg, pur sostenuta, è frenata probabilmente dalla minore scelta assortimentale presente nei negozi più piccoli e dal minor tempo dedicato all’acquisto, conseguenza delle indicazioni fornite dai punti vendita di ridurre i tempi della spesa”.
La crescita degli acquisti di vino nella Grande Distribuzione in regime di lockdown è significativa, in particolare a volume, ma non basta a colmare il gap di domanda che si è creato con la chiusura del canale Horeca, specie per la fascia alta delle etichette – ha osservato Giovanni Mantovani, Direttore Generale di Veronafiere – I dati dimostrano, inoltre, una oggettiva propensione al risparmio, specie nel mese di aprile, da parte dei consumatori in questo momento particolare in cui anche Vinitaly è al fianco del settore per favorire il rilancio attraverso il business in tutte le sue declinazioni”.
Per capire la peculiarità dei dati sulle vendite di vino nella Distribuzione Moderna nei primi mesi del 2020, può essere utile confrontarli con quelli dell’anno 2019.
Nell’anno passato sono stati venduti quasi 670 milioni di litri nella Distribuzione Moderna (super, iper, libero servizio e discount) per un valore di poco superiore ai 2 miliardi di euro.
Con un aumento in volume dell’1,2% e in valore dell’1,8%.
Le bottiglie di vini a denominazione d’origine (Doc, Docg e Igt) hanno venduto 303 milioni di litri con una crescita del 2,8% sull’anno precedente.
Il prezzo medio (al litro) è di 4,66 euro, con un aumento dell’1,3%.
Dunque il 2019 può essere archiviato come un anno di crescita moderata, in cui prosegue la ridefinizione verso l’alto del valore del prodotto vino.
Le tipologie più vendute sono il rosso fermo (in calo dello 0,5%), il bianco fermo (che cresce dell’1,8%) e le bollicine (aumentate del 9,5%).
La classifica dei vini più venduti vede nell’ordine: Lambrusco, Montepulciano d’Abruzzo, Chianti Docg, Sangiovese, Barbera.
Va sottolineata la crescita del Chianti Docg: +6,9%.
Analizzando i vini con maggior tasso di crescita invece, la classifica vede ai primi posti: Lugana (con una crescita notevole del 30%), Ribolla, Pinot Grigio, Valpolicella, Aglianico.
Le vendite di vino e spumante biologico raggiungono i 5 milioni di litri (con una crescita del 10,5%) per un valore di 31 milioni di euro.
In collaborazione con:

venerdì 24 aprile 2020

Lockdown e consumi vino, indagine Vinitaly Nomisma Wine Monitor

VINO, INDAGINE VINITALY-NOMISMA WINE MONITOR: LOCKDOWN HA FRENATO CONSUMI DEGLI ITALIANI, MA NEL POST COVID TUTTO TORNERÀ COME PRIMA, PORTAFOGLIO PERMETTENDO.
MANTOVANI (DG VERONAFIERE): CAMBIERANNO LE AZIENDE, DA NOI CONTRIBUTO DI CONOSCENZA E MERCATO.
Verona, 24 aprile 2020 - ‘Nulla sarà come prima’, il refrain post-emergenza, non vale per il popolo del vino: i consumatori italiani (l’85% della popolazione) si dichiarano infatti in buona sostanza fedeli alle proprie abitudini già a partire dalla fase 2, compatibilmente con la loro disponibilità finanziaria.
Nel frattempo, non è come prima la dinamica dei consumi in regime di lockdown: il bicchiere è più mezzo vuoto che mezzo pieno e la crescita degli acquisti in Gdo non compensa l’azzeramento dei consumi fuori casa.
E se il 55% dei consumatori non ha modificato le proprie abitudini, tre su dieci affermano invece di aver bevuto meno vino (ma anche meno birra) in quarantena, a fronte di un 14% che indica un consumo superiore.
Lo afferma l’indagine – la prima a focus emergenza a cui ne seguiranno altre nei prossimi mesi – a cura dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor ‘Gli effetti del lockdown sui consumi di vino in Italia’, realizzata su 1.000 consumatori di vino della popolazione italiana.
La presentazione della survey, moderata dal Ceo di Bertani Domains, Ettore Nicoletto, è in programma questa sera alle 17 nel corso della diretta streaming di ‘Italian wine in evolution’ ( https://winejob.it/webinar-italian-wine-in-evolution-3-appuntamento/ ), a cui parteciperanno il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani e il responsabile di Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini.
Il ‘dopo’ sarà come ‘prima’ per l’80% dei consumatori.
O più di prima, con i millennials che prevedono un significativo aumento del consumo in particolare di vini mixati (il 25% prevede di aumentarne la domanda), a riprova della voglia di tornare a una nuova normalità con i consueti elementi aggreganti, a partire dal prodotto e dai suoi luoghi di consumo fuori casa (ristoranti, locali, wine bar), che valgono una fetta di 1/3 del campione in termini di volume (il 42% tra i millennials).
Il vino – evidenzia l’indagine – non può dunque prescindere dal suo aspetto socializzante, se è vero che la diminuzione riscontrata è da addurre in larga parte (58%) al regime di isolamento imposto dall’emergenza Covid-19 che ha cancellato le uscite nei ristoranti, le bevute in compagnia e gli aperitivi.
Per contro, chi dichiara un aumento ha scelto il prodotto enologico quale elemento di relax (23%, in particolare donne del Sud), da abbinare alla buona cucina di casa (42%), specie tra gli smart worker del Nord.
Per il dg di Veronafiere, Giovanni Mantovani: “Se poco sembra modificarsi nelle abitudini al consumo – e questa è una buona notizia –, le imprese del vino sono invece chiamate a profondi cambiamenti, alle prese con la necessità di reagire alle tensioni finanziarie e allo stesso tempo di difendersi dalle speculazioni. Il mercato e i suoi nuovi canali di riferimento saranno le principali cure per un settore che oggi necessita di un outlook straordinario sulla congiuntura e di un partner in grado di fornire nuovi orizzonti e soluzioni. Come Veronafiere – ha concluso – da qui ai prossimi mesi vogliamo prenderci ancora di più questa responsabilità a supporto del settore”.
In generale la quarantena sembra aver appiattito anche gli stimoli alla conoscenza, con la sperimentazione delle novità di prodotto in calo sul pre-lockdown (dal 73% al 59%), la preferenza verso i piccoli produttori (dal 65% al 58%), i vini sostenibili (dal 65% al 61%) e gli autoctoni (dall’81% al 76%).
Tendenze queste che a detta degli intervistati torneranno identiche a prima, nel post quarantena.
Ciò che è cambiato, ma è da verificare se lo sarà anche in futuro, è la preferenza del canale di acquisto online, balzata dal 20% al 25%.
Per il responsabile di Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini: “Per quanto il lockdown abbia cambiato modalità di acquisto e consumo di vino da parte degli italiani, il desiderio di ritornare ‘ai bei tempi che furono’ sembra prevalere sull’attuale momento di crisi e su comportamenti futuri che giocoforza saranno improntati ad una maggior precauzione e distanza sociale. Si tratta di un asset molto importante in termini di fiducia sulla ripresa e che va preservato soprattutto alla luce della imminente fase 2, anche perché il crollo stimato sul Pil italiano per i mesi a venire rischia di avere impatti sui consumi in considerazione di una domanda rispetto al reddito che nel caso del vino risulta elastica, e come tale, a rischio riduzione in virtù della recessione economica”.

giovedì 13 agosto 2015

Osservatorio Vinitaly, vendita vino mercato interno e social media.

DEGUSTARE E ACQUISTARE IN CANTINA: UN TREND CHE RIVITALIZZA LE VENDITE DI VINO SUL MERCATO INTERNO
Il rapporto diretto con il produttore, capirne il lavoro e la passione che stanno dietro ad ogni bottiglia di vino, sta diventando sempre più importante nelle scelte di acquisto dei wine lovers. Nell'indagine di wine2wine l'Osservatorio di Vinitaly, 6 cantine su 10 si dichiarano soddisfatte di questo canale di vendita. Come usare i social media per promuovere il proprio vino direttamente al consumatore e mantenere i contatti con chi anche durante questa calda estate, dall'Italia o dall'estero, ha visitato la nostra cantina. I numeri di Vinitaly sui social.
Servizio Stampa Veronafiere
Verona, 11 agosto 2015 – Dopo un periodo di decremento e di stallo dei consumi nazionali di vino, nei primi quattro mesi del 2015 la situazione sembra essere virata verso il positivo.
Il dato emerge dalle risposte delle oltre 400 aziende intervistate tra maggio e giugno da wine2wine, l'Osservatorio di Vinitaly, con più di un terzo di loro (36,5%) che ha dichiarato un aumento del fatturato sul mercato interno, anche di oltre il 16% (per il 10,4% del totale).
Le aziende intervistate, distribuite in modo uniforme su tutto il territorio nazionale (17,5% Nord-Ovest, 35,4% Nord-Est, 31,7% Centro, 15,4% Sud e Isole) e tutte già espositrici di Vinitaly o partecipanti alla prima edizione di wine2wine nel dicembre 2015, vedono la vendita diretta in cantina come un'attività importante per farsi conoscere e per fidelizzare vecchi e nuovi clienti.
La soddisfazione è particolarmente diffusa tra le cantine con produzioni comprese tra 100.000 e 1 milione di bottiglie (67,6%) e fatturati superiori ai 2 milioni di euro, ma in generale questo canale di vendita dà risultati positivi anche per le aziende con produzioni e fatturati più limitati.
Se il primo quadrimestre di quest'anno è già stato buono, è prevedibile che l'estate porti ancora maggiori soddisfazioni alle cantine italiane, grazie al turismo del vino, sempre più praticato da eno-appassionati provenienti da tutto il mondo.
Si tratta di 3-5 milioni di persone l'anno e di un giro d'affari di 4-5 miliardi di euro.

La sfida è fidelizzare chi è entrato nella nostra cantina, mantenere il contatto facendolo diventare a sua volta un motore di promozione del nostro vino.
Il grande alleato in questa sfida è Internet, che se utilizzato con i giusti strumenti diventa spazio senza confini.
La scelta è ampia: Facebook, Twitter, Google Plus se si vuole un contatto più interattivo, fatto di commenti da stimolare e a cui rispondere, mentre un Blog permette di creare contenuti per intercettare le ricerche in rete degli eno-appassionati.
Le foto possono fare la differenza, perché sui social media catturano l'attenzione, oltre ad essere il fulcro della strategia che sta alla base di strumenti come Pinterest e Instagram.
Con wine2wine, Vinitaly ha ampliato la sua gamma di servizi alle aziende, offrendo indagini di mercato ma anche approfondimenti sulle strategie più adatte per aiutare le aziende a vendere di più e meglio.
Tra i consigli per utilizzare efficacemente questi strumenti, innanzitutto quello di riflettere sulle proprie reali possibilità, scegliendo solo il canale o i canali su cui possiamo impegnare soldi ma anche tempo per gestire le interazioni che si creano attorno a ciò che viene pubblicato.
Si tratta di ottimizzare l'investimento, mentre il passo successivo è quello d'individuare l'obiettivo concreto che si vuole raggiungere.
Importante poi lavorare sulla qualità dei contenuti e in particolare delle immagini, per “catturare” letteralmente l'occhio del navigatore di Internet: il principio è quello di raccontare per immagini, cioè mostrare quello che si fa in cantina o durante una qualsiasi delle proprie attività di produttore.

Far parlare di sé in rete è una strategia che paga, per questo anche Vinitaly è social.
Un'analisi commissionata a Socialmeter ha rilevato che nel periodo di manifestazione (tra metà marzo e prima settimana di aprile 2015) circa 13.000 user hanno utilizzato i social di Vinitaly o menzionato/parlato di Vinitaly sui loro (Fb, Twitter, Instagram), di questi 10.000 in Italia, 2.000 negli Usa, seguiti da Spagna, Russia e Francia.
Gli ashtag Vinitaly e Vinitaly2015 sono stati menzionati oltre 16.000 volte, quasi 34.000 i tweet e più di 14.000 link con all'interno riferimenti o rimandi a Vinitaly, oltre a 3.700 immagini su Fb e Twitter con tag Vinitaly.
Per ottenere questo risultato, grande è il lavoro di creazione dei contenuti e d'interazione con gli utenti degli staff di comunicazione di Vinitaly, Vinitaly International e ufficio stampa di Veronafiere, menzionati rispettivamente 1.668, 557 e 399 volte.

Per maggiori informazioni sull'indagine di wine2wine e per essere sempre aggiornato, vai al sito www.wine2wine.net e iscriviti al blog.

Prossimi appuntamenti
- Vinitaly International: Shanghai Wine & Dine Festival 18 – 20 settembre; Hong Kong International Wine and Spirits Fair 5 – 7 novembre; Vinitaly Russia - 16 novembre www.vinitalyinternational.com
- Wine2wine: Centro congressi Veronafiere - 2 e 3 dicembre 2015 www.wine2wine.net
- Vinitaly: Verona - 10 - 13 aprile 2016 www.vinitaly.com

mercoledì 9 aprile 2014

Indagine settore vinicolo 2014, Ufficio Studi Mediobanca

Il vino italiano cresce trainato dall’estero.
In occasione del Vinitaly l’Ufficio Studi Mediobanca fa il punto sullo stato di salute del vino italiano pubblicando l’edizione 2014 dello studio sul settore.
by mediobanca.it
comunicato stampa Media Relations
Milano 3 aprile 2014,
L’Ufficio Studi di Mediobanca presenta l’aggiornamento annuale dell’indagine sul settore vinicolo italiano.
Il faro è puntato su 111 società produttrici, tra cui tutte quelle con un fatturato superiore ai 25 milioni.
Oltre al mercato italiano lo sguardo degli analisti abbraccia anche il panorama internazionale attraverso l’analisi aggregata di 14 tra i maggiori produttori mondiali (con vendite superiori a 150 milioni) e quella della dinamica di Borsa delle 46 aziende quotate nel mondo.
Tra i punti di rilievo: la robusta crescita del fatturato italiano nel 2013 (+4,8%) in controtendenza con il settore alimentare (+0,3%) e manifatturiero (-0,3%); il ruolo sempre più rilevante dell’export (+7,7%); la performance dell’indice di Borsa mondiale del settore vinicolo che da gennaio 2001 è cresciuto del 225,7%; le attese positive per il 2014 dei produttori italiani (il 92% confida di non ridurre le vendite), anche se cala la quota degli ottimisti (solo l’8% prevede una crescita boom superiore al 10%).
L’indagine completa è disponibile per il download sul sito www.mbres.it
by mbres.it
Agli stranieri piace lo spumante italiano.
E’ un 2013 da incorniciare per gli spumanti italiani che vedono aumentare le vendite all’estero del 10,3%.
Ma il trend non è limitato ai soli spumanti: il fatturato estero dei maggiori produttori italiani cresce del 7,7% (in Italia la crescita è dell’1,8%) e traina il fatturato complessivo 2013 a un lusinghiero +4,8%.
Una corsa, quella del vino italiano, che risulta ancora di più significativa se paragonata alla contestuale contrazione della manifattura (-0,3%) e alla debolezza delle industrie alimentari (+0,3%).
Anche allargando lo sguardo a un orizzonte temporale più ampio, il vino italiano conferma un trend di crescita costante.
Nel 2013 le vendite complessive si portano del 24,1% sopra il livello del 2008, grazie soprattutto a una crescita dell’export del 40,4%, mentre le vendite nazionali si “fermano” a una crescita del 10,7%.
Il fatturato manifatturiero è del 6,2% sotto il 2008.
Europa e Nord America fanno la parte del leone.
Nel 2013 il 51% delle bottiglie che hanno varcato i confini nazionali sono state assorbite dall’UE con un incremento delle vendite del 9,2% rispetto al 2012.
Il Nord America si conferma la seconda piazza estera per il vino italiano assorbendo il 32,7% dell’export e registrando una crescita del 3,9% rispetto allo scorso anno.
Marginale il contributo dell’America Latina (1,4%) mentre il resto del mondo (Africa, Medio Oriente e Paesi Europei non UE) si attesta al 10,6% (in crescita del 14,9%).
Chi vince tra i top seller?
Al vertice della graduatoria 2013 per fatturato troviamo le Cantine Riunite-GIV con 534 milioni di fatturato e un miglioramento del 4,2% sul 2012.
La piazza d’onore spetta a Caviro con 327 milioni e un incremento del +15,2% rispetto allo scorso anno.
Terzo gradino del podio per la divisione vini della Campari (228 milioni, +15,8%); segue la Antinori a 166 milioni (+5,5% sul 2012) che si colloca in quarta posizione (sesta nel 2012) scalzando la cooperativa Mezzacorona quinta a 163 milioni (+1,7%); la F.lli Martini scende dalla quinta alla sesta posizione con vendite a 159 milioni (+0,5%) mentre guadagna la settima posizione la Casa Vinicola Zonin a 154 milioni (+9,9%) superando la cooperativa Cavit ottava a 153 milioni (-0,1% sul 2012); chiudono la top ten la Casa Vinicola Botter, nona (guadagna tre posti) grazie a una sorprendente crescita delle vendite (+30%), e la Enoitalia che, pur cresciuta del 13,2%, cede una posizione ed è decima.
Il record di crescita spetta tuttavia alla veneta Contri Spumanti che nel 2013 ha fatto registrare un incremento del 31,3% rispetto al 2012.
Se invece si guarda alla capacità di competere all’estero la palma d’oro va alla Casa Vinicola Botter Carlo & C. che realizza il 94,8% del proprio fatturato al di fuori dei confini italiani, seguita a stretto contatto dalla Ruffino (93,2%), dalla Masi Agricola (91,2%) e dalla Fratelli Martini Secondo Luigi (90%).
La nostra più grande azienda, Cantine Riunite-GIV, è settima a livello mondiale (preceduta dalla cinese Yantai).
Veneto e Toscana davanti a tutti.
La classifica dei produttori in base alla forza dei loro bilanci vede in testa la veneta Masi Agricola, seguita dalla Casa Vinicola Botter, anch’essa veneta, e dalla toscana Antinori.
Il Gruppo Cevico è la migliore cooperativa (quarta), davanti alle attività del Gruppo Santa Margherita.
Le due regioni con le performance migliori sono Veneto e Toscana che riescono a piazzare nella Top10 rispettivamente cinque e tre società.
…e il 2014, sarà una buona annata?
Il 92% degli intervistati vede rosa e prevede di non subire un calo delle vendite per l’anno a venire.
Se il settore mostra fiducia circa la solidità e sostenibilità delle proprie performance di vendita si restringe tuttavia il gruppo dei produttori “ottimisti”.
Il numero di coloro i quali prevedono per il 2014 una crescita delle vendite superiore al 10% cade infatti dal 26,8% del 2013 (39,7% nel 2012) all’8,1%.
Nell’insieme quindi permane un’intonazione positiva, ma senza gli exploit del 2011 e 2012 quando gli ottimisti sfioravano il 40%.
Nessun produttore di spumante teme di perdere vendite nel 2014.
Anche alla Borsa piace il vino.
Investire nel vino sembra essere stato un ottimo affare per chi ha saputo scegliere i produttori e i paesi giusti.
Almeno questo è il dato che emerge dell’analisi della performance dell’indice di Borsa mondiale del settore vinicolo elaborato da Mediobanca che da gennaio 2001 a marzo 2014 è cresciuto del 225,7%, un dato ben al di sopra delle Borse mondiali che hanno segnato un più modesto progresso del 61,8%.
Le migliori performance dei titoli vinicoli in termini relativi (ossia al netto delle dinamiche delle Borse nazionali) sono segnate dal Nord America (+349,9%) e dalla Francia (+103,4%).
Attenzione però, non tutte le piazze hanno registrato un dato positivo: Australia -33,6%, Cile -38,2% e Cina -68,6%.
Va segnalato infine che nel mondo sono 46 le società produttrici di vino quotate in Borsa, ma nessuna ha passaporto italiano.
Tuttavia se la crescita dei produttori italiani continuerà a seguire i trend positivi fin qui descritti c’è da scommettere che presto anche questo dato andrà aggiornato.





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