domenica 26 febbraio 2012

Offida Pecorino doc Pistillo '09, Poderi S. Lazzaro

Giallo paglierino tendente al dorato.
Note olfattive non particolarmente intense, come al solito per i Pecorino vinificati in purezza, tuttavia interessanti e discretamente complesse, a riprova di scelte di vendemmia e vinificazione centrate, tenuto conto dell'andamento stagionale a mio parere non favorevole per la tipologia, in tutta l'area della Doc.
Profumi erbacei e fruttati caratterizzano questa fase: gherigli di noce, erbette aromatiche, sensazioni fresche di pera e in minor evidenza di banana.
In bocca l'attacco è deciso.
Le note fruttate rilevabili all'olfazione diventano impercettibili, lasciando il posto a sensazioni più mature, fortemente segnate da note di salvia, sfumature ammandorlate e mineralità.
Finale agrumato e sferzante, a sottolineare tipicità e caratteri varietali.
Sostanzialmente equilibrato e armonico, con baricentro leggermente sbilanciato sulle parti dure.
Dal punto di vista dello stato evolutivo appare maturo.
Fermentato in acciaio e successivamente sottoposto a breve affinamento in legno per favorire, con la microssigenazione, l'ampiezza espressiva senza snaturare i caratteri varietali.

Abbinato su: cuccioloni dell'Adriatico in porchetta, prelessati per circa 20 minuti, conditi con aneto selvatico (finocchio bastardo), alloro, maggiorana, peperoncino, rosmarino, sedano, carote e pomodoro.
cuccioloni in porchetta
Offida Pecorino doc Pistillo '09 - alcool 14% - circa € 12.
Poderi S.Lazzaro - Offida (AP)
http://www.poderisanlazzaro.it/
Post correlato.
Tasting d'archivio.
Pistillo '12 a Vinea Festival 2014

domenica 19 febbraio 2012

Ribolla Gialla extreme '06, Renato Keber

Il termine “extreme” in etichetta, trova conferma all’analisi visiva: un colore giallo ramato pieno, non limpido per la presenza di particelle in sospensione.
Ottenuto da uve Ribolla Gialla stramature, fatte macerare per un mese con le bucce in vasche di cemento con lieviti indigeni e senza controllo di temperatura, successivamente affinato sur lies in botte grande di rovere, denota caratteri intensi e complessi molto accentuati, in tutte le fasi del tasting: un'interpretazione del vitigno che mira ad individuare il limite espressivo.
Peraltro direi che la ricerca del limite, sia il denominatore di quest'azienda friulana, rintracciabile anche nei suoi Collio Sauvignon e Collio Pinot Grigio.
La Ribolla Gialla extreme propone una bella mineralità al naso, con note di frutta candita e castagna di bosco a corredo.
Le stesse sensazioni ritroviamo al palato, in bella continuità.
Qui possiamo meglio tracciare i contorni delle due anime di questo vino:
da un lato sensazioni lievi di frutto esotico, intercalate da acidità, buccia d’agrume, note più pastose di frutto maturo e mela cotta,
dall’altro la parte più evoluta che si evidenzia in sensazioni di frutta secca, mandorla tostata e nocciola.
Mediamente persistente.

Può accompagnare a mio avviso, un piatto tipico marchigiano di particolare sostanza come lo Stoccafisso all’Anconetana.
Per l’occasione abbinato su: mazzancolle sgusciate al lardo d’Arnad, con alloro, peperoncino, aglio, rosmarino e sfumate al brandy.
Collio doc Ribolla Gialla extreme ’06 - alcool 12% - circa € 18.
Az. Agr. Renato Keber – Cormons (GO).
http://www.renatokeber.com/

lunedì 13 febbraio 2012

Nuova disciplina UE sul vino biologico.

I vini biologici riporteranno in etichetta la dicitura “vino biologico”, il logo biologico dell’UE e il numero di codice dell’organismo di certificazione.
Sono le novità in arrivo dall’Europa: il Comitato permanente per la produzione biologica (SCOF) ha approvato nuove norme che saranno pubblicate nelle prossime settimane sulla Gazzetta Ufficiale.

Il nuovo regolamento, applicabile a partire dalla vendemmia del 2012, prevede la possibilità per i viticoltori biologici di utilizzare il termine “vino biologico” sulle etichette, con il logo biologico dell’UE. Questo garantisce una maggiore trasparenza e permette ai consumatori di scegliere meglio il prodotto da comprare.

Attualmente non esistono norme europee o definizioni applicabili al “vino biologico”. La certificazione biologica è prevista soltanto per le uve e l’unica dicitura consentita è “vino ottenuto da uve biologiche”. Le nuove norme introducono, invece, una definizione tecnica di vino biologico che è coerente con gli obiettivi e i principi dell’agricoltura biologica enunciati nel regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio relativo alla produzione biologica.

Il regolamento stabilisce le tecniche enologiche e le sostanze autorizzate per il vino biologico. Una di queste norme fissa il tenore massimo di solfito per il vino rosso a 100 mg per litro (150 mg/l per il vino convenzionale) e per il vino bianco/rosé a 150mg/l (200 mg/l per il vino convenzionale), con un differenziale di 30mg/l quando il tenore di zucchero residuo è superiore a 2 g/l.
Vengono stabilite anche alcune pratiche enologiche e di sostanze, quali definite nel regolamento (CE) n. 606/2009 relativo all’organizzazione comune del mercato (OCM) vitivinicolo, da utilizzare per i vini biologici. Ad esempio non sono consentiti l’acido sorbico e la desolforazione e il tenore dei solfiti nel vino biologico deve essere di almeno 30-50 mg per litro inferiore al livello dell’equivalente vino convenzionale (a seconda del tenore di zucchero residuo).
Il “vino biologico” deve ovviamente essere prodotto utilizzando uve biologiche quali definite nel regolamento (CE) n. 834/2007.
Queste novità contribuiranno a facilitare il funzionamento del mercato interno e a rafforzare la posizione che i vini biologici dell’UE detengono a livello internazionale, dato che molti altri paesi produttori di vino (USA, Cile, Australia, Sudafrica) hanno già stabilito norme per i vini biologici.

Dopo il voto nel Comitato permanente, il commissario europeo per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, Dacian Cioloș, ha dichiarato: “Sono lieto che sia stato infine raggiunto un accordo su questo tema. Era infatti importante fissare norme armonizzate al fine di garantire un’offerta chiara ai consumatori, che sono sempre più interessati ai prodotti biologici. Constato con piacere che le norme adottate stabiliscono in modo trasparente la differenza tra vino convenzionale e vino biologico – come è il caso per altri prodotti biologici. In tal modo si dà ai consumatori la certezza che un “vino biologico” sia stato prodotto applicando norme di produzione più rigorose.”
                                                   fonte: HelpConsumatori
(Ad una prima e sommaria analisi, il provvedimento appare fin troppo lassista, essendo la soglia di solfiti ammessa piuttosto elevata; tenuto conto per giunta delle possibili deroghe a tale soglia massima, autorizzabili dalle singole autorità nazionali in presenza di andamento stagionale particolarmente critico per sviluppo eccezionale di batteri e spore fungine. Inoltre i livelli massimi di solfiti indicati nel regolamento, sono superiori a quelli utilizzati dalla gran parte dei produttori italiani di vino biologico; non appare equo perciò, che quest'ultimi non possano indicare in etichetta la quantità usata. 
Un primo passo o tentativo di disciplina della materia, che per il momento sembra non del tutto sufficiente.  n.d.r.)
La dicitura vino biologico e il logo europeo saranno utilizzabili retroattivamente anche per i prodotti ottenuti nelle vendemmie passate, purchè sia dimostrabile e certificabile il rispetto dei disciplinari attuali.

sabato 11 febbraio 2012

Verdicchio dei Castelli di Jesi iL Pojo '09

L'Azienda Vinicola Finocchi nasce sul finire degli anni '70 a Staffolo (An).
Attualmente dispone di circa 8 ettari di vigneto coltivato prevalentemente a Verdicchio, Incrocio Bruni 54, Montepulciano, Sangiovese.
La produzione media annua si aggira intorno alle 20.000 bottiglie.
Abbiamo testato Verdicchio Classico Superiore di un'annata a mio parere inferiore alle successive '10, '11, '12.
Verdicchio d’impronta tradizionale, ottenuto da uve selezionate, provenienti dal vigneto di contrada Salmagina.
Si presenta nell’aspetto più tipico: giallo paglierino tendente al verdolino.
All’olfazione evidenzia caratteri varietali netti, segnati da mineralità, crosta di pane, fieno, frutta fresca, fiori di zagara.
Un bouquet di profumi delicato, interessante, godibile.
Al gusto tali caratteri tornano nella giusta continuità, sostenuti da una spalla acida importante, discreta sapidità e sensazione sulfurea in sottofondo.
Evidenze fruttate di mela verde, anice e note agrumate, contribuiscono allo sviluppo del quadro organolettico.
Mediamente persistente.
Il vino ha una fisionomia piuttosto decisa; è sferzante e teso nello sviluppo gustolfattivo, senza concessione alcuna alle morbidezze.
La nota ammandorlata che caratterizza il finale non fa che incentivare le sensazioni dure e va a completare un quadro organolettico vocato alla tipicità e al legame territoriale.
Abbinato su frittura:
costine d’agnello, olive all’ascolana

Degustata la bottiglia n°654 delle 8000 prodotte nell’annata

Verdicchio dei Castelli di Jesi classico superiore doc '09 il Pojo
alcool 14,5% - circa € 9.
Imbottigliato all’origine da Viticoltori Finocchi s.s.a. di Finocchi Marco e C.
via Donatori del Sangue 6 – Staffolo (AN)
tel.e fax: +39 0731 779573.
email: info@viticoltorifinocchi.it
web: www.viticoltorifinocchi.it

sabato 4 febbraio 2012

Saltapicchio sangiovese '06, Boccadigabbia winery.

Ottenuto da uva Sangiovese, si presenta di un bel colore rosso rubino scuro.
Mediamente consistente.
Bouquet di profumi non intensissimo, ma comunque interessante, di bella finezza, giocato su note terziarie di tabacco, catrame, sensazioni erbacee, appena sfumate quelle di frutti rossi maturi.
Caratteri propri di un vino di un certo calibro, fine, austero.
Nella successiva fase gustativa tuttavia, solo in parte si realizzano tali aspettative.
L’attacco è fruttato di ribes maturi, piuttosto morbido, anche lievemente dolciastro in punta di lingua.
In seconda battuta emerge una fisionomia più austera: sensazioni di frutto maturo, goudron, note vegetali, mineralità.
Indubbiamente un vino di qualità, che però non sembra raggiungere l'ideale equilibrio tra parti dure e morbide, laddove la parte glicerica non arriva a compensare il tannino piuttosto ruvido, lievemente amarognolo, che asciuga il palato in chiusura.
Impressione finale comunque positiva, per un'etichetta affidabile in tutte le annate e oserei dire competitiva per ciò che concerne il rapporto prezzo-qualità.

Da abbinare per contrapposizione su piatti succulenti, che richiedano un vino con buona componente tannica e alcolica: tagliata di manzo al rosmarino, costata di chianina.
costata di chianina
Marche igt Sangiovese ’06 Saltapicchio - alcool 15 % - circa € 15.
Azienda Agricola Boccadigabbia
contrada Castelletta 56 - Civitanova Marche (MC) "frazione Fontespina".
web: www.boccadigabbia.com
post correlato:
http://azienda-agricola-boccadigabbia.html

sabato 28 gennaio 2012

Vino della Casa '06, Jermann.

Blend di Pinot Bianco e Chardonnay, ottenuto da uve provenienti dal Collio italiano e dal Collio sloveno.
In etichetta presenta la seguente dedica: ”Al noce davanti casa; piantato dal nonno Michele per la nascita di Angelo”.

Si presenta di un bel colore giallo paglierino dorato.
Intenso e complesso al naso, dove le note di frutta secca, fichi e datteri canditi, sono intercalate da una leggera sensazione fumèe.
Al gusto esprime tutta l’ampiezza e il potenziale materico.
Lo sviluppo dei caratteri, dall'attacco fino in chiusura, procede graduale e uniforme, esaltando in particolare le sensazioni morbide.
Crema pasticcera, note vanigliate e burrose, mai stucchevoli.
Direi che corposità e finezza, trovano l'ideale sintesi.
In centro bocca i caratteri si fanno più articolati e maturi, con note di nocciola, fico secco, datteri canditi, caramella mou.
Scivola senza sussulti verso un finale pieno, caldo e molto persistente.
Vino da formaggi stagionati, da meditazione o da puro piacere.
Solo dopo aver proceduto all'analisi organolettica, si può capire il senso del nome Domace Vino.
Di fatto, questo è il vino d'immagine aziendale.
Ne sintetizza la filosofia produttiva, volta a coniugare il locale e il globale, le tradizioni familiari e i gusti internazionali.
Prodotto in serie estremamente limitata ad uso esclusivo familiare e della cerchia di amici più stretti o comunque legati alle attività aziendali.
Bianco Venezia Giulia igt '06 Vino della Casa (Domace Vino) magnum 1,5 litri.
alcool 14 % - tappo a vite (Stelvin).
Imbottigliato nella cantina di Dolegna del Collio da recipiente n° 117 di 17 hl.
Produzione complessiva per questa tipologia di soli 1113 magnum e 113 bottiglie da 0,375 l
(...curiosa combinazione di numeri...al limite dello scaramantico! n.d.r.)
Azienda Jermann - Villanova di Farra (GO)
http://www.jermann.it/
Abbinato su:
arrostita di pesce povero dell’Adriatico centrale
(alici scottadito, arfaci, sgombri locali, gallinelle di mare)
arfacio o merlano (della famiglia dei merluzzetti)

sabato 21 gennaio 2012

Trebbien '10, Valter Mattoni

Bottiglia dall’originale packaging (grafica tridimensionale e tappo a corona) per questo Trebbiano non facile, fuori dagli schemi, al limite del provocatorio, in linea di continuità con il resto della produzione aziendale, anch’essa schietta, senza cedimenti o ruffianerie di sorta, fatta a immagine e somiglianza del proprietario Valter Mattoni.

Siamo in località Castorano (AP), in un territorio di tradizione agricola consolidata, che sul finire del secolo scorso, ha riscoperto la sua vocazione specifica per il settore vinicolo.
A mio parere il Trebbien di Valter Mattoni si cala perfettamente nel contesto agricolo d’origine, trasmettendone metaforicamente la genuinità, la durezza, gli umori, le sensazioni, l’immagine.
Trattasi di vino di territorio o espressione di terroir, che dir si voglia.

Di color giallo paglierino, appare ridotto al naso.
Le scarse sensazioni olfattive di tipo prevalentemente erbaceo, di fiori bianchi e fruttate di mela, fanno fatica ad emergere.
Per la verità da un Trebbiano, nonostante ottenuto da basse rese e selezione, non c’era d’aspettarsi molto di più.
Al gusto esprime appieno il carattere rusticaneggiante che lo anima.
Una sensazione minerale quasi salina, dà nerbo alla struttura.
La buona freschezza ne sorregge lo scheletro.
Qua e là spunti terrosi di rafano e metallici.
Una nota erbacea veramente country, che oserei definire di fieno di stalla, caratterizza il finale e dà una fisionomia essenziale e senza orpelli: la sua veste più autentica.
Media persistenza.
Abbinato su mazzancolle al peperoncino, sfumate al Blanc de Morgex e de La Salle

Marche bianco igt Trebbien ’10 - alcool 13,5% - circa € 16.
Azienda agricola Mattoni Valter, via Pescolla 1 - 63030 Castorano (AP).
tel: 0736 87329 - 347 3319401
email: w.mattoni@libero.it

sabato 14 gennaio 2012

Ferghettina Franciacorta Saten '05

Blanc de blancs da uve Chardonnay 100%.
Questo Satèn dal finissmo perlage si presenta cristallino, di un bel colore giallo paglierino con riflessi dorati.
La lunga sosta sui lieviti rende il quadro organolettico sostanzioso e il vino versatile nell’abbinamento a tutto pasto.
Un bouquet di profumi piuttosto intenso, sottolinea fin da subito le prerogative di finezza.
In particolare, nota di crosta di pane e lieviti caratterizzano questa fase, avendo come contrappunto una tenue nota idrocarburica.
Al gusto le sensazioni, si fanno un po’ più articolate.
Frutta secca, gherigli di noce, crema pasticcera, canditi, ma anche note agrumate, vanno a modularsi in uno sviluppo lineare, morbido, senza sussulti.
Convincente.
Abbinato su risotto alla marinara con: raguse, granchi, vongole, mazzancolle
(riso Carnaroli Superfino di Riserva S. Massimo, Gropello Cairoli -Pv- )
Ferghettina Franciacorta docg Saten ’05 (sboccatura ’09)
alcool 12,5 % - circa € 22.
Azienda Agricola Ferghettina di Roberto Gatti
Adro (BS)
www.ferghettina.it

sabato 7 gennaio 2012

Roma Caput Vini

Il libro edito da Mondadori, è allo stesso tempo un compendio delle vicende storiche dell’Impero Romano ed un’analisi delle ragioni che nei secoli immediatamente precedenti e successivi la nascita di Cristo, hanno portato l’Impero ad essere artefice principe della diffusione della viticoltura in Europa.
Sulla base di esami genetici sulle viti, elaborati dai prof. Attilio Scienza dell’università di Milano e Carol Meredith dell’università di Davis in California, in sinergia con altrettanto mirate ricerche storico/archeologiche, si può affermare che i vitigni coltivati oggi in Europa, non sono altro che i pronipoti dell’unico vitigno impiantato circa duemila anni fa per decisione dell’imperatore Probo, nei territori conquistati dalle legioni: il cosidetto “Heunisch”, così chiamato perché proveniente dal territorio abitato dagli Unni.
E’ questa la tesi che dà impulso al volume.
L’analisi dell’autore sulle ragioni che hanno determinato la diffusione della vite nell’intero Impero Romano (dalla Pannonia, alla Britannia, all’Hispania), si risolve sostanzialmente nella sottolineatura delle motivazioni eminentemente politiche alla base del processo.
Di fatto la vite, portata e impiantata dai centurioni nei territori annessi all’Impero, rappresentò l’emblema della “pax romana” che, nel segno del “hic manebimus optime”, vide i romani costruire nei territori conquistati, infrastrutture di servizio, di svago e nelle campagne impiantare colture come la vite, proprio a testimonianza di essere potenza dominante, duratura e stabile in quei luoghi.
Dunque la viticoltura risultò essere uno degli strumenti di espansione imperialista della romanità nei territori.

Su questa base inoltre, l’autore pone in rilievo come l’insieme degli aspetti complessi e variegati che costituivano il nucleo della strategia imperialista dei romani, sia stato preso a modello dagli Stati Uniti d’America molti secoli dopo, nell’intento di realizzare un’operazione di espansione economica e politica oltre i suoi confini (emblematico a tal proposito il parallelismo tra Probo e Ronald Reagan).
In questo modo il libro trova gradualmente la sua vera fisionomia.
Di fatto ogni paragrafo tende a focalizzare le sintonie e i punti di contatto, solo raramente le differenze, tra due Imperi così distanti nel tempo, ma così vicini nel modus operandi espansionista.

Al di là della supposta polemica tra Francia e Italia, sulla primogenitura della coltivazione della vite, da cui il libro teoricamente prende lo spunto a detta dell’autore stesso, a me pare invece che sia proprio questo della concatenazione tra due entità imperialiste, l’aspetto più interessante dell’opera: ovverossia la lettura di vicende recenti o contemporanee, messe in rapporto e spiegate con la storia dell’Impero Romano.

Oltre questo aspetto basilare che connota soprattutto la prima parte dell’opera, ma che in realtà è a mio avviso il suo filo conduttore principe, il volume allarga gli orizzonti e spazia su tematiche vinicole anche oltre l’Europa, destina uno spazio ad una ricerca etimologica sui nomi di vini e vitigni ed è fonte documentale storica di usi, costumi e miserie dell’era romana.

Roma Caput Vini - pag. 216 - € 18
Autori:
Giovanni Negri (giornalista, scrittore, produttore vinicolo nelle Langhe piemontesi, ex segretario del partito radicale ed ex parlamentare)
Elisabetta Petrini (laureata in scienze internazionali e diplomatiche all’università di Bologna e in economia, istituzioni e finanza all’università di Roma).
Edizioni Mondadori

martedì 3 gennaio 2012

Lacrima di Morro d'Alba superiore Paucca '06

Ottenuto da uva Lacrima, il cui nome è dovuto al fatto che i grappoli, giunti a completa maturazione, spaccano la buccia e lasciano “lacrimare” il succo.
L’indicazione “Superiore” in etichetta sta ad indicare le differenze rispetto alla versione normale: disciplina più restrittiva delle rese, titolo alcolometrico maggiore, tempistica diversa per l’immissione al consumo.

Questa Paucca ’06, piuttosto datata per la tipologia, si presenta di color rosso rubino scuro concentrato, ma non limpidissimo, tendente piuttosto all’opacità.
Dopo circa 1 ora e mezza abbondante di ossigenazione, si cominciano a percepire le prime note olfattive tipiche, floreali di rosa e violetta: il tempo trascorso ne ha fiaccato inesorabilmente l’intensità e solo una lunga ossigenazione le riporta in qualche modo alla luce.

La specificità varietale di questo vitigno autoctono marchigiano, la cui area a Doc è circoscritta al comune di Morro d’Alba (An) e paesi limitrofi, si esprime su vini dai toni più intensi che complessi, sia nei profumi che nei sapori.
Vini inconfondibili, proprio perchè dotati di caratteri particolarmente vividi: sensazioni floreali di rosa e violetta, spezie dolci, piccoli frutti rossi, visciole, note vinose.
Anche il colore rubino, tende di solito al porpora.
Vini da bere relativamente giovani.
Tuttavia da qualche anno, per iniziativa di singoli produttori e per l’impulso di enologi qualificati, si è cercato di portare avanti un discorso diverso: verificare la capacità di tenuta, trovare declinazioni più impegnative, articolate e complesse.
La Paucca dei F.lli Badiali è appunto un tentativo, a mio parere abbastanza riuscito, di declinare il vitigno in modo più completo.
Partendo da una base vino solida, per selezione in vigna, vinificazione accurata e parziale affinamento in legno, a cinque anni abbondanti dalla vendemmia mantiene ancora una certa integrità.

Al gusto prevalgono le sensazioni austere.
Lievi e sfumate le note floreali, quelle fruttate del tutto impercettibili, sovrastate da toni terziari, noce moscata, cuoio, tabacco.
Freschezza e tannino ormai logori, non danno contributi di sorta.
Si percepisce un fisiologico andamento verso la maturità.
Ciò in parte pregiudica la riconoscibilità e la lettura agevole dei caratteri varietali, ma arrotonda il quadro gustativo.

Lacrima di Morro d’Alba superiore doc '06 Paucca
alcool 14,5 % - circa € 12.
Imbottigliato all’origine dall’Azienda Agricola F.lli Badiali
contrada Maiolino 4, Morro d’Alba (AN)
tel: 073163510
Abbinato su: zuppa di lenticchie, zampone e costine di maiale

martedì 27 dicembre 2011

Sauvignon Praesulis '08 Gumphof e carpaccio di polipo

Ottenuto da uva Sauvignon, si presenta alla vista di color giallo paglierino limpido, con riflessi dorati.

Tipico e riconoscibile al naso, anche se non particolarmente intenso. Sensazioni erbacee di foglia di pomodoro, floreali di rosa e appena accennata, la caratteristica e varietale nota di pipì di gatto (com’è noto tale nota è un aroma proprio dell’uva Sauvignon, derivante dall’azione di particolari sostanze azotate, presenti anche in altri vegetali come ad esempio l’asparago).

Al palato rivela bella continuità, mineralità, coerenza gustolfattiva, ma anche una maggiore intensità rispetto alla precedente fase.
Le note erbacee tipiche del vitigno, sono avvolte e in qualche modo stemperate da quelle di frutta fresca a polpa bianca, da sfumature floreali e dai toni agrumati di buccia di limone.
Teso e convincente fino in chiusura, fa della freschezza la sua dote primaria.

Sudtiroler Alto Adige doc Sauvignon Praesulis ’08
alcool 13,5% - circa € 13.
Azienda Gumphof di Markus Prackwieser 
Novale di Presule 8, fraz. di Fiè allo Sciliar (BZ).
http://www.gumphof.it/
abbinamento su pesce bollito o pesce crudo
carpaccio di polpo rucola e datterini
Carpaccio di polpo
procedimento
Sbollentare il polpo per una mezz'oretta.
Farlo freddare e spezzettarlo grossolanamente.
Pressare i pezzi di polpo in una terrina; fare in modo che rimangano compressi per tutto il tempo, aiutandosi con un peso adeguato.
Mettere in frigo per un giorno intero.
Al momento dell’utilizzo, rovesciare la terrina e il suo contenuto: tagliare finemente a coltello.
Condire secondo gusti.
Nel caso di specie: olio extra vergine d'oliva, rucola, pomodori datterini.

giovedì 22 dicembre 2011

Il Giuggiolone, azienda agricola SIGI

Il Giuggiolone
vino dolce aromatizzato
bottiglia da 37,5 cl - alcool 11 %
Bevanda dolce aromatizzata a base di vino e giuggiole, ottenuto da una base uva Trebbiano addizionata di:
- zucchero per dare dolcezza e aumentare la consistenza,
- estratto di giuggiola per caratterizzarne profumo e sapore.
Quest’ultima fase estrattiva avviene mediante prolungata macerazione della giuggiola con vino Trebbiano.
Vinificazione e affinamento per una durata complessiva di poco inferiore ai tre anni.
Concentrazione zuccherina piuttosto elevata, superiore a 100 g/l.
Di colore marrone con riflessi dorati.
Gusto pieno, dolcissimo e mielato, con profumo e sapore caratteristici della giuggiola matura.
Ingredienti: vino da uve trebbiano, giuggiole, zucchero, solfiti.
Va degustato fresco a circa 12° centigradi a fine pasto, con dessert a base cioccolato, dolci secchi, ciambellone tipico marchigiano, crostate di frutta in confettura.
Abbinato su:
crostata ai frutti di bosco e ricotta
Prodotto e confezionato dall’Azienda Agricola SI.GI. sas, che si occupa prevalentemente di confetture, gelatine, sott'olio, salse di frutta, condimenti: tutti fatti a mano nel rispetto della tradizione marchigiana.
Il Giuggiolone fa parte della linea aziendale “BaccoNonLoSa”, che comprende anche Vino e Visciole, Viccotto.
Azienda Agricola SI.GI. sas
via Acquevive 25, 62100 Macerata
0733 283164
328 826 2583
info@agricolasigi.it
https://www.agricolasigi.it/

sabato 17 dicembre 2011

Marche bianco Igt '04 Litora e carbonara di pesce.

Blend di Verdicchio e Chardonnay (rispettivamente 70% e 30%) da uve surmature.

Si presenta alla vista limpido, di color giallo dorato.

Un ventaglio di profumi che spazia dalle note vanigliate, alla buccia d’agrume candita, al mandarino, a vaghe sfumature fumèe.
Bouquet intrigante, che però trova conferma solo parziale al palato.
Qui il vino denota limiti in fatto di armonia.
Frutto maturo a pasta gialla e frutto esotico da un lato, componente sapida e agrumata dall'altro, sembrano procedere ognuno per conto proprio, senza mai trovare la sintesi, pregiudicando profondità e persistenza.

Finale lievemente asciugante.

Marche bianco igt Litora ’04 (Verdicchio, Chardonnay) 
- alcool 13,5 % - circa € 12.
Azienda Carminucci Vinicola del Tesino
via S.Leonardo 39, Grottammare (AP)
http://www.carminucci.com/

Abbinamento riuscito su:
"carbonara di pesce" con trancio di pesce spada affumicato
carbonara di pesce
La ricetta della "carbonara di pesce" consta di due fasi distinte:
1) soffritto in olio extra vergine d'oliva: cipolla, peperoncino, pepe, trancio di pesce spada affumicato sminuzzato a coltello.
2) salsa d’uovo: costituita solo dai tuorli (un tuorlo ogni due persone)

Altri ingredienti: sale, pepe, formaggio pecorino.

Procedimento
Fare bollire la pasta in abbondante acqua.
Scolare la pasta al dente e terminare la cottura nella padella con il soffritto.
Aggiungere la salsa d’uovo, spolverare di formaggio pecorino e servire.

sabato 10 dicembre 2011

Friulano Toc Bas '09, Ronco del Gelso

I presupposti di un vino di caratura, appaiono già all'impatto visivo.
Ottenuto da uva Friulano (ex Tocai) si apre luminoso, di un bel colore giallo dorato.
La criomacerazione con le bucce estrae colore e materia.
La sosta sui lieviti arricchisce il quadro organolettico.
Naso contraddistinto da toni surmaturi, con nota di nocciola in evidenza, sensazioni balsamiche e vegetali, tabacco biondo, mineralità: un bouquet di profumi intrigante e complesso.
Al gusto è ampio, in piena continuità con le sensazioni olfattive.
In questa seconda fase si apprezza la consistenza glicerica e più marcate sono le note di frutto maturo a polpa gialla, frutto esotico, buccia d’agrume.
Chiude con finale lievemente amaricante.
Senz’altro equilibrato dall’attacco fino in chiusura e caratterizzato dalla lunghezza delle sensazioni gustative.


Isonzo del Friuli doc Friulano Rive Alte '09 Toc Bas
alcool 13,5% - circa € 15.
Azienda Ronco del Gelso, Cormons (GO).
http://www.roncodelgelso.com/

Abbinato sulla “panocchiata”, nonostante sia in grado di reggere tranquillamente piatti molto più strutturati, come ad esempio: rombo al forno, zuppe di pesce, sughi alla marinara, risotto al nero di seppia, carni bianche.
Panocchiata
Il periodo ideale di pesca delle canocchie o cicale di mare ("panocchie" nel gergo locale), va da ottobre a gennaio/febbraio, ma in questi due ultimi mesi inizia la riproduzione e non è affatto raro trovarci le uova (..peraltro non a tutti sgradite) all’interno.
Le panocchie vanno lessate al vapore, o meglio con una quantità minima di acqua in pentola, per 20/25 minuti.
Servite in vassoio avendo cura di togliere la parte superiore del carapace, per garantire l’adeguato assorbimento della salsa di condimento che prevede: olio extra vergine d'oliva di prima qualità, sale, pepe, aglio tritato, limone e prezzemolo.

sabato 3 dicembre 2011

Parla come mangi e come bevi.

Parla come mangi e come bevi: ovvero della relazione tra mutamento socio economico, abitudini alimentari e ruolo del vino all'interno di queste.

Alimentarsi è per così dire, un atto agricolo, nel senso di atto naturale, fondamentale per la sopravvivenza.
Quando però si voglia mettere tale atto semplice e naturale in correlazione con le tradizioni, la sfera identitaria territoriale e il concetto di qualità della vita, ecco che assume un risvolto intellettuale, nel senso che in tale correlazione si riflettono anche la cultura, il grado di civiltà e l'evoluzione dei modelli sociali di riferimento, così come le problematiche socio economiche e politiche che li determinano.
L'atto alimentare quindi, chiude un ciclo naturale che lega il corpo e la mente ai fini sia della sopravvivenza che della qualità della vita.

Anche il mondo del vino, che pure è parte integrante del settore alimentare, è caratterizzato da questa duplice componente: agricola e intellettuale. Laddove però la seconda è a mio avviso, più rilevante, proprio per la maggior incidenza degli aspetti valoriali o di qualità della vita, rispetto a quelli della stretta sussistenza.

Da sempre il vino ha fatto parte della nostra tradizione alimentare, legandosi però in modo diverso ai modelli socio economici che man mano si sono succeduti nel tempo. Diciamo che il suo ruolo all’interno della dieta quotidiana, è andato via via evolvendosi e mutando, al mutare del modello sociale di riferimento.
E' del tutto evidente ad esempio, come nel tempo si sia passati dal concetto di vino "alimento" della società prevalentemente agricola del secolo scorso (qui il vino era parte integrante e costitutiva delle abitudini alimentari, più ricche di legumi, cereali, grassi e farinacei che di carboidrati e proteine, e di conseguenza adeguato e commisurato ad esse nei caratteri organolettici semplici), a un concetto di vino che io chiamerei "corredo", della società odierna industriale e post industriale. Di fatto ora il vino valorizza, non semplicemente accompagna le nostre abitudini alimentari (rivedute e corrette anch'esse rispetto a quelle passate) e le nobilita con ricchezza di caratteri ed espressività tali da sollecitare le sensibilità sensoriali individuali e consentire persino di soffermarsi in fase di degustazione, su analisi organolettiche più o meno approfondite e puntuali.
Tuttavia proprio per questo motivo, ovvero per il legame esistente tra vino, abitudini alimentari e mutamenti socio economici, anche quello attuale di vino “corredo” non può considerarsi come concetto assoluto e definitivo, ma al contrario destinato ad evolvere e modificarsi.
Volendo cioè andare oltre l'oggi e guardare in prospettiva, mi sembra che ci siano già ora segnali indirizzati a una diversificazione della funzione del vino all'interno del regime alimentare, proprio in relazione alle diverse esigenze generate da una società sempre più complessa e in via di trasformazione.
A mio parere saranno cioè possibili da qui in avanti, molteplici declinazioni del ruolo del vino: sia in versione fast che in versione slow.
Comunque e sempre in stretto legame con la società che cambia e che modifica abitudini e stili di vita.

domenica 27 novembre 2011

Pelago '06, Umani Ronchi

C’ha la stoffa del campione questo Pelago ’06 da uve Cabernet Sauvignon, Montepulciano e Merlot. Nulla di nuovo sotto il sole, dato che quest’etichetta ormai da una quindicina d’anni può considerarsi come una delle griffes della viticoltura nazionale.
Il vino si presenta nella sua veste più austera: rosso granato scuro, quasi un nero d’inchiostro, impenetrabile.
Consistente e materico, si muove al ralenty, aggrappato al calice.
Si apre gradualmente all’analisi olfattiva: solo dopo adeguata ossigenazione il bouquet di profumi diventa intenso, trovando ampiezza e complessità.
I toni speziati di pepe nero e noce moscata procedono di pari passo con quelli fruttati di marasca e con quelli erbacei tipici del Cabernet.
Note di humus, caffè e fiori in appassimento, percepite qua e là in sottofondo.
L'impressione di equilibrio sostanziale, avvertita all'olfazione, trova piena conferma al palato.
In questa fase, al di là dei descrittori, è lo spessore di materia quasi masticabile, l’elemento più evidente.
E’ caldo, vellutato e morbido.
Non manca una nota sapida che alimenta di sostanza il corpo del vino.
La carica di freschezza portata dalla percentuale di Merlot, giova agli equilibri complessivi e alla bevibilità.
Finale ancora vivido e fruttato di marasca e ciliegia in confettura, che lascia presagire positivi margini evolutivi futuri, anche a lunga scadenza.
Abbinato su: spalletta d’agnello di razza sopravissana, all’arancia, in salmì
Non ha sfigurato su tagliatella ai funghi porcini.
Consigliabile anche in slow tasting a fine pasto, come puro piacere.
Marche rosso igt '06 Pelago - alcool 14 % - circa € 32.
Azienda Vinicola Umani Ronchi
via Adriatica 12, Osimo (AN).
http://www.umanironchi.com/it/
Vertical tasting Pelago

domenica 20 novembre 2011

Trattoria Marmetta, Porto San Giorgio (Fm)

Situato a poche centinaia di metri dall’entrata del porto turistico e peschereccio di Porto San Giorgio (Fm) nella regione Marche, questo ristorante di sola carne sembra messo apposta lì per sfidare la marineria locale e gli appassionati di cucina di mare.
prosciutto di maiale
al forno con patate
In realtà le sue prerogative sono tradizionalmente legate ai prodotti dell’agricoltura e dell’allevamento, e non ad altro.
Quindi più che una sfida, la scelta di proporre cucina di terra proprio nel nucleo urbano più marinaro della città, è solo un modo onesto di porsi, a garanzia del cliente e dell’affidabilità di questo tipo d'offerta.
Più o meno una sessantina di coperti negli spazi a disposizione non amplissimi, che tuttavia danno all’ambiente una fisionomia di tipo familiare.
Allo stesso modo l’offerta di cucina asseconda, a mio parere pienamente, le aspettative della clientela più legata alle tradizioni che alle innovazioni.
Buona la carta dei vini: etichette non solo locali e ricarichi nella norma.
Possibilità di vino al calice e mezze bordolesi.
tortelloni di brasato,
burro e salvia
Il menù della visita
Antipasti:
affettati locali – tortino di patate e spinaci al forno – frittura di arancini di riso e verdure miste
Primo piatto:
tortelloni di brasato, burro e salvia
Secondo piatto:
prosciutto di maiale al forno con patate; cicoria e olive all’ascolana di contorno
Vini:
Offida Pecorino doc Irata ’10 dell’azienda Clara Marcelli di Castorano (AP) - alcool 14%.
Marche rosso igt K’un ’09 (Montepulciano) dell'azienda Clara Marcelli di Castorano (AP) – alcool 14%.
Vini da agricoltura biologica, provenienti da un terroir particolarmente vocato.
Trattoria Marmetta
lungomare Gramsci 487 – 63822 Porto S. Giorgio (Fm)
tel. 0734.671178

Fascia prezzo:
€ 35 - 55

lunedì 14 novembre 2011

Trattoria Trentasette, Porto Sant'Elpidio (Fm)

La trattoria si trova sul lungomare centro di Porto S. Elpidio (Fm).
Fa parte di una serie di chalet di costruzione relativamente recente, che hanno riqualificato la spiaggia dal punto di vista turistico e dato un'impronta diversa ad una città, posta nel cuore del distretto calzaturiero fermano, finora vocata a tutt’altre attività, come appunto il manifatturiero, l'artigianato e l'indotto della calzatura.
La trattoria offre un ambiente di tipo familiare, semplice e curato.
Circa un centinaio di coperti all’interno dell’ampia vetrata che fa da perimetro e guarda la spiaggia prospiciente.
Cucina di mare nel solco della tradizione: utilizzo prevalente di molluschi bivalvi e pesce povero di provenienza locale a garanzia di freschezza.
Il menù
Antipasti caldi
cozze e vongole in guazzetto;
polentina al sugo di granchio;
baccalà fritto e sorbetto al limone.
Primo piatto
paccheri Cav. Cocco allo sgombro.
Secondo piatto
arrosto misto: rana pescatrice, testolina, mazzancolle, seppioline e sardoni scottadito.
Vini
Falerio doc Telusiano ’10 dell’azienda Tenute Rio Maggio di Montegranaro (FM),
Marche bianco igt Fior d’Acasia ’10 dell’azienda Silvano Strologo di Camerano (AN).

Tasting di quest'ultimo vino:
http://vinidiconfine.blogspot.it/2011/11/incrocio-bruni-fior-dacasia-10.html

Totale conto finale per tre persone € 120.
Chalet Trattoria Trentasette
via Faleria 37 - Porto Sant'Elpidio (FM)
tel. 335 6638609

post correlato:
http://vinidiconfine.blogspot.it/2014/09/tartufo-vista-mare-trattoria-trentasette.html

lunedì 7 novembre 2011

Incrocio Bruni Fior d'Acasia '10, Silvano Strologo

Trattasi di vitigno autoctono marchigiano, denominato Incrocio Bruni 54 (innesto di Verdicchio e Sauvignon), creato dal prof. Bruno Bruni negli anni ’30 e poi praticamente abbandonato dai viticoltori del tempo (la resa non supera i 50-60 quintali per ettaro), allora più interessati alla quantità che alla qualità del prodotto finale.
Color giallo paglierino limpido, tendente al verdolino.
Interessante bouquet di profumi, giocato su note fruttate di mela e banana, sensazioni erbacee e leggerissimi rimandi vanigliati.
Nonostante la natura di vitigno precoce, vendemmiabile già ad agosto, tuttavia le impressioni olfattive, sembrano invece rivelare note di leggera surmaturazione, che a mio parere portano giovamento al quadro organolettico.
Al gusto procede lineare, piuttosto fine e armonico; più giocato su note floreali ed erbacee che su toni fruttati.
La sensazione pseudocalorica dovuta al tenore alcolico, la sapidità avvolgente e la parte estrattiva, conferiscono la giusta ampiezza e anche discreta struttura.
Spiccata acidità tipica del vitigno soprattutto in finale degustazione.
Media persistenza.

Marche bianco igt Fior d’Acasia ’10
alcool 13,5 % - € 12 in carta ristorante.
Azienda Silvano Strologo
Camerano (AN).
http://www.vinorossoconero.com/

post correlato:
http://vitigni-autoctoni-marchigiani-IncrocioBruni54-Ribona.html

domenica 30 ottobre 2011

Offida Pecorino doc IosonoGaia '07, Le Caniette

Ottenuto da uva Pecorino, si presenta alla vista di color giallo dorato carico, tendente all’ambrato, rivelando già in questo primo approccio, doti di consistenza non comuni.
L’esame olfattivo propone sensazioni austere, che ricordano quelle di distillati d’oltralpe: nocciola, ananas, frutta esotica e note idrocarburiche in evidenza.
Intenso e complesso al naso, come raramente in un Pecorino.
Al gusto è ampio e appagante, in linea di continuità con la precedente fase.
Netto, minerale e lungo il finale, corroborato da freschezza e note vegetali.
Altrettanto intenso è l’attacco, contraddistinto da sensazioni più morbide: frutta secca, uva sultanina, buccia d’agrume candita, nota di nocciola.
Un'annata di particolare spessore, più materica delle successive, per le quali ovviamente valgono considerazioni diverse.

I caratteri forti di questo vino richiedono abbinamenti mirati.
A mio parere è più adatto su formaggi stagionati, semistagionati, carni bianche e sformati, che sul pesce, ad eccezione di crostacei, scampi, aragoste.
Granchi dell'Adriatico
Offida Pecorino doc '07 IoSonoGaia
alcool 15 % - circa € 15.
Azienda Agricola Le Caniette – Ripatransone (AP)
www.lecaniette.it