lunedì 15 ottobre 2012

Marche rosso Ozio '00, Cameli Irene

Ottenuto in gran parte da uva Montepulciano, questo vino offre lo spunto per una sorta di verifica sulle capacità di tenuta del vitigno.
Si presenta rosso granato uniforme, compatto, non luminoso.
Intrigante è l’impatto olfattivo.
Ampio, complesso e variegato da un lato, diretto e verticale dall’altro.
In evidenza note terziarie e speziate (pepe nero, chiodi di garofano), cuoio, humus e sottobosco, frutto nero stramaturo e amarena in confettura: il tutto avvolto da una parte alcolica ancora molto presente.

Al gusto la situazione è più complicata.
In un primo momento il ricco bouquet di profumi, pare solo parzialmente confermarsi.
In seconda battuta, dopo prolungata ossigenazione, le dinamiche si attivano, trova la giusta espressione e l’intero quadro ne beneficia.
I toni speziati, predominanti all’olfazione, sembrano ora meno incisivi.
Più evidenti le sensazioni di frutto macerato, confettura, liquirizia, cacao amaro.
La nota erbacea di sottofondo, presupporrebbe piccole percentuali di uve internazionali o comunque altro vitigno integrativo.
Questo complesso di sensazioni, unito ad una certa freschezza ed all'astringenza tannica, sbilanciano di poco gli equilibri sulle parti dure.
Mediamente persistente.
L'impressione finale è quella di un vino equilibrato, fine, probabilmente al top della maturità e del potenziale evolutivo.

la bottiglia faceva parte della collezione personale del proprietario

Marche rosso igt ’00 Ozio - alcool 14% - circa € 13.
Azienda agricola Cameli Irene - Contrada Gaico, 19 Castorano (AP)
http://www.vinorossomarche.it/

2 commenti:

  1. complimenti a Fox per la resistenza del suo ozio, l'ho bevuto un paio di volte annata 2007 e 2008 e non mi ha entusiasmato.
    Della sua gamma ho trovato notevole il chiaroro vino bianco grasso e opulento di quelli che piacciono a me.

    Benux

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    1. Dico la verità, ma a me piace un po' tutta la gamma aziendale (ultimamente degustato Rosso Piceno doc Sangiovese "Dolce Vite" '08 che volentieri segnalo).
      Secondo me in azienda hanno trovato il punto di equilibrio tra livello qualitativo e politica dei prezzi: per una azienda piccolissima di circa 3 ettari di proprietà e poco più di 15.000 bottiglie l'anno, mi sembra questo un dato assai significativo.
      Degustato l'Ozio in varie annate, ma le due tue mi mancano all'appello.
      Personalmente e devo dire anche a giudizio dei miei compari gastrofanatici, non ha mai deluso. Se lo troviamo in carta ristorante ci sentiamo garantiti; quando il resto delle etichette non conosciamo bene o non ci sconfinfera molto.
      Confermo sul Chiaroro grasso e opulento. L'edizione '10 degustata di recente, pur rimanendo su questa falsariga, mi sembra più immediata, meno carica di altre edizioni. C'ha ancora bisogno di tempo per trovare la giusta armonia tra parti dure e morbide; ma questo è fisiologico per un vino di questa portata.
      Qui sul blog c'ho la scheda del Chiaroro '06. Chi vuole, la trova seguendo i "tag di ricerca" sulla colonna di destra o quelli sotto il post.

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