sabato 20 ottobre 2012

Barrique and chips

Potrei sottotitolare:  La legalizzazione dell’etichetta ingannevole”.
Perché di questo si tratta: una beffa per il consumatore enoico, che in etichetta trova l’indicazione relativa all’affinamento in legno, ma non quella dell’infusione di chips.
Il regolamento UE 1507/2006 disciplina l’utilizzo dei chips (trucioli enologici) nei vini, nel senso che li consente ad eccezione che nei vini di qualità (in Italia: Docg e Doc).
Però l’azienda vinicola che ne faccia uso, non è obbligata ad indicarlo in etichetta, nonostante a suo tempo numerose furono le opposizioni a tale disposizione (in pratica esse vertevano sull’obbligo di specificare in etichetta la dicitura: “vino aromatizzato con trucioli enologici).
Il rigetto di tali istanze fu giustificato dal fatto che i chips non potevano essere considerati come ingredienti aromatici.
Decisione perlomeno discutibile, poiché i trucioli in realtà cedono aromi, come ad esempio acido vanilico e acido siringico, trasmettendo costituenti del legno di quercia.
Non solo, attualmente sono disponibili sul mercato, kit di diverse specie botaniche in grado di conferire svariate aromatizzazioni, non solo di quercia.
Conseguenza diretta di questa voluta opacità delle modalità di commercializzazione: la drastica diminuzione d’importazioni di barrique in Italia, nonostante i chips siano consentiti solo ai vini di fascia bassa o medio bassa, che di solito non sono rifiniti in barrique.
Tutt’altra cosa è il tradizionale affinamento in legno, che non è aggiunta di aromi, ma è scambio complesso di reazioni ossidative dovute alla microssigenazione.

Al fine di superare gli ostacoli interpretativi e recuperare trasparenza, da più parti si avanzano proposte per inserire tali vini o pseudovini truciolizzati, nell’ambito dei “vini aromatizzati” o “bevande aromatizzate a base di vino”.
Ipotesi questa sostenuta in particolare dal dott. Claudio Modesti, sommelier Ais, che la argomenta nel n° 27 della rivista quadrimestrale “Sommeliers Marche Magazine” edita da Ais Marche.
In sostanza si può oggi affermare che sono in circolazione vini o pseudovini truciolizzati, all’insaputa del fruitore finale, che non è messo nelle condizioni di scegliere.
Qual è la ratio di tutto ciò?
Alla luce di altri indizi significativi (ad esempio la nuova disciplina UE in materia di vino biologico che tra l’altro non consente l’indicazione in etichetta delle percentuali di solfiti:
http://vinidiconfine.blogspot.it/2012/02/nuova-disciplina-ue-in-materia-di-vino.html ),
credo si possa concludere che sia in atto oggi a livello comunitario, un tentativo di omologazione delle produzioni verso il basso, invece di perseguire l’obiettivo di un riallineamento con quelle più avanzate e di tradizione consolidata.
L’esistenza stessa di siffatte norme può dar luogo a pericolosi contraccolpi per l’intero settore, poiché esse legittimano nel viticoltore l’idea dell’opportunità e convenienza di tali scorciatoie.
L’impressione cioè, è che finora in Europa si stia procedendo al contrario, abbassando il livello di qualità di tutto il comparto agroalimentare, non per sostenere il mercato ma per deprimerlo.
Ciò a mio parere finirebbe per penalizzare le distintività, salvaguardando invece gl'interessi particolari di chi propina spazzatura alimentare ed enoica.

approfondimento:
http://ilfattaccio.org/2012/09/15/addio-sovraita-alimentare-monti-dichiara-illegale-lagricoltura-a-kilometro-zero/

3 commenti:

  1. Post interessante; ve lo ritwitto! Ciao!

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  2. I am in complete agreement with the author. This practice is also used in the US and I find it misleading.

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